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13 novembre 2008

niente di personale



Si può essere giovani in tanti modi
Due notizie di cronaca portano sotto la lente d’ingrandimento dell’informazione due storie di giovani. Non due giovani qualunque, ma due giovani affermati.
Il primo è Antonio Cassano da Bari nato il 12 luglio 1982 e il secondo è Roberto Saviano da Napoli nato nel 1979. Cassano gioca a calcio nella Sampdoria, ha studiato poco e a letto ancora di meno, il secondo è laureato in Filosofia e ha scritto un libro che ha venduto alcuni milioni di copie in tutto il mondo, Gomorra.
Nei prossimo giorni uscirà un’autobiografia di Cassano, “Dico tutto”, libro nel quale il talento di Bari vecchia si racconta e dove ammette candidamente che se non avesse fatto il calciatore sarebbe diventato un delinquente. Nel libro ci sono tante altre cose, come annunciano i giornali che hanno letto in anteprima il libro, che faranno molto discutere. Oltre a giudizi sferzanti su alcuni allenatori, Cassano racconta anche delle 600 o 700 donne con le quali ha avuto rapporti. E poi retroscena sui dissapori con Francesco Totti. Insomma la sua giovane vita, che piaccia o no, è diventata un libro e c’è da giuraci che venderà anche molte copie.
Il secondo, Roberto Saviano, annuncia invece che non potrà essere presente a Los Angeles alla presentazione del film “Gomorra”, candidato al premio Oscar quale miglior film straniero, perché non c’è stato il giusto coordinamento tra la polizia italiana e quella americana e perciò il suo viaggio potrebbe essere pericoloso. Vive come un recluso perché la camorra ha deciso di ucciderlo. Numerose e in forme diverse sono le manifestazioni di solidarietà che gli sono giunte da ogni parte d’Italia e anche da oltre confine.
Questa mattina ho letto queste notizie su tutti i quotidiani e mentre pensavo a come possono essere diverse le persone tra di loro e alla forte contraddizione che la rappresentazione di questi due mondi pone, mi è ritornata in mente una frase del Cardinal Martini che ho letto nel suo ultimo libro, “Conversazioni notturne a Gerusalemme”.
“Ai giovani non possiamo insegnare nulla, possiamo solo aiutarli ad ascoltare il loro maestro interiore…possiamo solo creare le condizioni per consentire a un giovane di capire. La comprensione, il giudizio, deve essere dato dalla sua interiorità.”
E ho pensato che è difficile dare dei consigli, tantomeno insegnare qualcosa. Quello che è possibile fare però è incentivare la lettura e spronare i giovani a studiare, perché più cose si sanno, più cose si conoscono, più si è liberi.


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