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22 gennaio 2009

ZOSIA, di Enzo Verrengia [3]



Riassunto. La rimpatriata di fine settimana fra Sergio, Andrea, Bruna, Lorenzo, Roberta, Federico e Zosia, finisce con l’assassinio di quest’ultima. Per risalire al movente, non resta che analizzare i rapporti all’interno del gruppo. E lo fa Sergio, il narratore.

Zosia da sola nella pineta poteva avere attratto un balordo o un branco.
Eppure la sua morte aleggiava dal giorno prima. Negli sguardi e nelle parole che le si appuntavano addosso.
Roberta rimproverò a Zosia la sua linea inattaccata dai cedimenti che le donne di marca occidentale sviluppano da giovanissime: - Dev’essere la vostra alimentazione. - Alimentazione con due zeta, per calcare il concetto e la cadenza locale.
Bruna rimestava nel “bigos” e nella discussione: - Non credo. Le calorie dello stufato sono tantissime. A mangiarlo almeno due volte alla settimana, come dice Zosia, si vedrebbe l’effetto. È proprio il fisico che cambia.
- Sì - rimarcò Lorenzo. - Mio nonno raccontava delle profughe polacche…
- A quei tempi erano magre anche le profughe italiane - lo interruppe Federico con il gusto dichiarato della contraddizione, non per difendere Zosia.
- La bellezza varia da un posto all’altro - insistette Bruna, con gli occhi su tutti e il resto di se stessa impegnato nello sforzo di evitarmi.
- Però, a cucinare, cucina bene - si complimentò Andrea, aggiungendo una scorta proteine animali al suo principio di obesità, con una forchettata di “bigos”.
Lorenzo si accese una sigaretta di metà pasto, dispersa dalle folate di brezza che salivano dal mare.
Oltre la ringhiera della balconata, i tetti e i giardini della altre ville digradavano in basso fino alla litoranea. Il mare tagliava l’orizzonte con una striscia netta di azzurro più cupo di quello del cielo. Faceva caldo, ma non c’era foschia.
- Tu, come va? - mi chiese Federico.
- Normale.
- Che ci sei andato a fare lì?- indicò la busta con la bandiera nazionale, abbandonata in un angolo della balconata ai refoli di brezza marina.
- Un convegno.
Roberta e Bruna seguitavano ad accanirsi nel martirio di Zosia.
- Perché spendo una cifra in palestra, se poi mi vengono i nervi a infilare un costume che non nasconde le smagliature?-  recriminò Roberta.
Era perfino attraente, con il pareo firmato che costava cento volte il prezzo di quelli venduti dagli ambulanti. Le smagliature le aveva nell’equilibrio personale. Si rifiutava di cedere il passo a una nuova concorrente, sulla piazza dell’immaginario maschile.
- Io ci ho rinunciato, alla palestra - ammise Bruna, accendendosi anche lei una sigaretta.
Era meno procace di Roberta. La riscattavano gli occhi e il naso, svirgolato all’insù. Tre dettagli che mi avevano regalato innumerevoli notti di insonnia.
Federico si alzò, scostando all’indietro la sedia, che stridette sul pavimento della balconata.
- Voi, scusate la mano pesante, non capite. Non capite proprio. - Si rivolgeva a Roberta e Bruna, associando nell’accusa tutte le donne di marca occidentale. Prima fra tutte, la sua ex moglie. - Zosia viene da una situazione differente. Le smagliature, le palestre, le diete, lì sono tutte parolacce.
- Vero - lo sostenni.
- Tu sei l’autorità in materia - mi lanciò addosso Andrea, risentito.
- Quale materia? - si informò Lorenzo.
- Tutte - asserì Bruna, rafforzando la tesi del marito.
- Però, voi sta qui a festeggiare  mormorò Zosia, con il capo chino sul suo piatto di “bigos”.  - Invece litiga. Per colpa mia.
Succede sempre che quando in molti si discute a voce alta, un’uscita sommessa ottiene il silenzio.
-Non litighiamo - la corresse Federico.  -Tanto meno per colpa tua. Sei un oggetto d’interesse.
- Oggetto? - rilanciai.
Federico sbuffò: - Ho bisogno di un giaciglio per la controra. Lo sapete, no? Per me fa notte due volte al giorno.
Era lo stesso anche per noi.
L’ennesimo inconveniente delle ville al mare sta nella sottigliezza delle pareti. Perciò, nel pomeriggio, dovetti sorbirmi in audio l’esecuzione di Federico a letto con Zosia. Un assolo, e lei unica spettatrice, indifferente.
All’imbrunire, mi sorpresi da solo, poggiato sulla ringhiera della balconata. Di spalle al panorama, nella stessa maniera di Zosia prima degli aperitivi. Ciò che intendevo rimirare sedeva sul divano in similpelle della sala, con una rivista dell’anno prima arricciata dall’umidità invernale.
- Sono usciti tutti? - chiesi a Bruna.
- Stavi qui. Non li hai visti?
- Stavo qui, ma non c’ero.
Bruna gettò la rivista arricciata nel caminetto: - Dovresti smetterla di rispondere alla telefonate di Andrea, quando ti
invita qui. Sarebbe meno penoso per tutti.
- Oppure più comodo.
- Senti, Sergio. Le trattative fra noi due si sono chiuse il giorno che sono andata a firmare in comune la promessa con Andrea.
- Con Andrea e uno stipendio da direttore dell’ASL.
- No, con Andrea e la sua solidità di uomo, a prescindere dal reddito. Tu eri un ragazzo che si rifiutava di crescere. E lo rimarrai. Sempre. Anche la tua difesa di Zosia, a tavola.
- Ho pronunciato solamente due parole.
- Bastavano. Hai spalleggiato Federico nei confronti di quella irresponsabile che è venuta qui a sfasciare una famiglia.
- La famiglia in questione era già sfasciata. E il viaggio all’est l’ha fatto Federico. Per rimediare una schiava. Mentre Zosia potrebbe dare lezioni di maturità a Carla, che ci ha messo il doppio dei suoi anni per capire che il corpo non basta.
- Non parlare di Carla, che probabilmente tirava anche te, quando non scrivevi poesie per me. Lo sai che grazie a Federico non è andata all’università, e adesso deve fare la bidella per rimediare i soldi dell’affitto, senza nemmeno dei figli come sostegno.
- Cioè non può pretendere più alimenti.
Bruna si alzò, afferrando l’icona della Madonna Nera: —Io non sono quella che adoravi. Non lo sono mai stata. Nemmeno Carla, a suo tempo.
- Non credo che Federico provasse per lei sentimenti così elevati.
- Tu e lui siete molto più uguali di quello che appare.
- Non fisicamente, spero.
Bruna lacerò l’aria greve della sera con una risata improvvisa, che si prolungava all’interminabile. A tratti scemava, per riprendere, convulsa.
- Fammi ridere con te - la sollecitai.
Bruna smise: - Ti importa del fisico, no? Come tutti. - Mise la Madonna Nera accanto alla rivista accartocciata: - Chi ha avuto l’idea di questo fine settimana?
Smisi di provocarla. Per lasciarla sbollire. Adesso, se mi rigiro quella sua domanda nei pensieri, so la risposta. Chi aveva avuto l’idea di quel fine settimana mirava a una cosa sola: uccidere.
(3. Continua.)


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permalink | inviato da oscarb il 22/1/2009 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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