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25 gennaio 2009

ZOSIA, di Enzo Verrengia [6]



E siamo arrivati all'ultima puntata di Zosia. Volevo ringraziare ancora Enzo Verrengia per questo bel regalo che ci ha fatto. E adesso scopriamo chi è l'assassino.

Riassunto.
Interrogando Sergio, il capitano Montichiari, che indaga sull’uccisione di Zosia, scopre che due delle persone coinvolte, Bruna e Roberta, hanno rapporti con i Paesi dell’Est. Cui appartiene anche la Polonia, da dove proveniva la vittima.

Il coupé di Federico si avventò fuori dalla curva alle spalle del mio SUV nel tratto più impervio della strada a tornanti che collegava la costa al paese dell’entroterra in cui si trovava la stazione dei carabinieri.
La sgommata di Federico sul piazzale davanti alla villa, la mattina dell’arrivo, era stata una esibizione. Adesso dimenava i piedi tra acceleratore e freno per spingermi fuori strada. Il SUV ha il vantaggio della stabilità. A patto di mantenere velocità e assetto ragionevoli. Sui tornanti no. Il coupé di Federico inchiodava, il mio cassettone sbandava e perdeva la presa sull’asfalto.
Mirava a sorpassarmi e farmi deviare oltre il bordo della strada, dal lato della pendenza. Il SUV sarebbe precipitato fra i pini, con nessuna alternativa per l’autista, io.
Sorpresi Federico in contropiede. Uno smacco per l’ex calciatore di promozione. Infilai il SUV in un sentiero da picnic e affondai nella pineta fino a una piazzola. Lui, alle mie spalle, pigiava troppo per seguirmi all’impronta. Lo slancio del coupé l’aveva sospinto più in là. Per riprendermi dovette frenare a farsi una centinaio di metri in retromarcia. Io avevo avuto l’agio di scendere dal SUV e scarpinare fra gli alberi. Non correre, come una lepre o un coniglio.
Federico arrestò il coupé dietro il mio SUV e scese già di corsa, pigiando sugli aghi secchi con quei suoi piedi temprati alla sola maestria del calcio.
Gli balzai addosso dal ramo sul quale mi ero predisposto all’agguato.
Lo immobilizzai con un braccio a grosso rischio di frattura, se forzavo la presa.
- Secondo te, i carabinieri avrebbero creduto a un mio incidente con il SUV? - gli rimproverai.
- Confessavo io stesso - sibilò Federico. - Movente passionale, il mio. Vendetta. Tanto Zosia l’hai uccisa tu.
Ansimavo un po’ convulso, raschiando per l’umidità resinosa che si sprigionava dai pini.
- Sì - riconobbi alla fine. - Zosia l’ho uccisa io. Ma tu non volevi vendicarla. Hai altro da coprire. Per cui vale la pena finire dentro con una accusa diversa e patteggiare la riduzione della pena.
Sfoderai il telefonino e chiamai Montichiari.
Un attimo prima, la villa di Andrea e Bruna dominava il piazzale in cima alla salita di asfalto, non dissimile dagli altri templi innalzati dalla borghesia al culto della villeggiatura. L’irruzione delle auto di ordinanza con i lampeggiatori accesi e le sirene spente fu molto meno plateale dello stridore sul pietrisco del coupé di Federico, all’inizio della rimpatriata.
Io arrivai con il SUV dalla stessa direzione del giorno in cui, a tavola, dietro una bordata di parole maturava la morte di Zosia. Federico aveva deciso di risparmiarsi un’ingessatura al braccio e collaborava tacendo e astenendosi da gesti avventati. Specie dopo essersi reso conto di quello che sapevo sentendomi anticiparlo per telefono al capitano Montichiari.
Quest’ultimo venne dalla mia parte, mentre gli uomini dell’arma occupavano ogni via di accesso al piazzale.
La porta d’ingresso era aperta e non vi fu la necessità di bussare o sfondarla. Andrea, Bruna, Lorenzo e Roberta stavano sulla balconata, senza aperitivi.
Nessuno di loro ritenne di dover ulteriormente simulare. La loro occasione l’avevano perduta quella mattina, quando Zosia non era riuscita a uccidermi e io avevo spinto all’estremo la legittima difesa.
- Capitano - esordii, - purtroppo per lei, quelli che ascolterà sono soltanto gli avanzi di un’indagine molto più impegnativa.
Il bresciano solenne e brizzolato non ne fu scosso.
- L’idea della rimpatriata fu del Dottor Andrea Cansiano, dirigente dell’ASL. Perché ormai era sicuro che la mia ripresa delle frequentazioni puntava a tenerli nel mirino. Le mie consulenze al ministero non lo fuorviavano. Mi davano in quota a quei servizi di cui lo Stato ammette l’esistenza solo a malincuore. Anche la professoressa Bruna De Carlo, pediatra benefattrice, che aveva avuto l’idea di avviare il traffico di organi dall’est durante le sue esperienze nei balcani. Lì e più oltre, all’est, i bambini muoiono di violenza in quantità industriale. Bastava attivare il canale giusto e trovare i finanziamenti. La maestra Morrese inventa gli scambi pedagogici e il marito, l’alacre e salutista ragionier Losito, dirotta nell’impresa i soldi che affidano alla sua finanziaria. Federico Gentile si occupa dei trasporti di organi con la copertura di informatore scientifico che viaggia per distribuire medicinali. Comincia tutto cinque anni fa, quando in Polonia conosce Zosia, addestrata da servizi deviati di Varsavia, disposti a entrare nella combinata, fornendo una vigilante, lei. Ma in Polonia ci sono capitato anch’io, sulle tracce del traffico di organi. L’ultima volta, di recente. - Accennai alla busta con la bandiera polacca che conteneva la Madonna Nera regalata a Bruna. - Compito di Zosia era anche di provvedere agli intrusi della mia specie. Per questo hanno organizzato il fine settimana nella villa, invitandomi. Io sapevo che loro sapevano. Gioco di specchi. O scene. Di una recita che ha incluso le contumelie e i graffi di Roberta alla polacca. Il mattino dopo, Zosia mi ha seguito nella pineta, mentre passeggiavo. Era brava nell’omicidio a mani nude. Poco intonato per Zosia, che significa “saggezza”. D’altro canto, non c’è stato nulla di saggio in tutto questo.
Guardai Bruna, e in un istante mi ripresi tutto l’amore regalatole da adolescente.
Più tardi, Montichiari mi accompagnò sulla spiaggia: - Insomma, l’ha uccisa per legittima difesa.
Non era più una domanda. Montichiari spostò gli occhi da me a Federico. Malgrado volesse rimediare all’errore della polacca, lo avevo risparmiato. Gli imputati dovrebbero sempre arrivare in aula, senza perdite preventive.
- Ci rivediamo al processo, capitano - promisi. - La morte di Zosia sarà la parte meno rilevante.
Arrivò un elicottero anfibio, del Servizio: la mia preferenza degli apparecchi ad ala rotante come mezzi di trasporto. Mentre mi issavo a bordo, tornai sulla mia convinzione che certi panorami possono uccidere. Deve soltanto farlo qualcuno per loro. Hanno bisogno di un assassino. In questo caso, Zosia. Peccato per lei che anch’io me la cavassi a mani nude.
(6. Fine.)


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permalink | inviato da oscarb il 25/1/2009 alle 11:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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