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Diario
 


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30 marzo 2009

City Room_una tranquilla domenica di marzo [6]



Oggi sarà una giornata piena eppure di totale relax. Mi spiego meglio.
Quando si è in vacanza, indipendentemente dai giorni che si hanno a disposizione, la variante tempo è il centro di tutte le programmazioni. Si visita sempre qualcosa quando si è in vacanza. Un museo piuttosto che un’architettura, un quartiere, un paesaggio. Non si ha quasi mai il tempo per oziare e farsi attraversare dalla lentezza. Come stare seduti su una panchina a leggere un libro piuttosto che girare a piedi e senza meta in un quartiere qualunque della città. Oggi non faremo esattamente questo ma abbiamo programmato una giornata che si avvicina molto. Perciò quando usciamo dalla metropolitana e ci accoglie il Village, Greenwich Village per i turisti, capisco che sarà una bella giornata, diversa dalle precedenti. Una tranquilla domenica di marzo.
Anche se siamo a Manhattan, le strade non sono dritte e facili da trovare come nell’uptown e pare sia così non solo per la mancanza di una griglia ortogonale di riferimento ma, insisto nello scrivere pare, perché la fauna che abita il Village abbia determinato la sua conformazione. Ci troviamo nel quartiere alternativo per eccellenza. Quello più eccentrico. Qui non ci sono grattacieli con pareti a specchio che rimandano la tua immagine o quella di altri grattacieli ma tutto è più “europeo”. Le case non sono alte ed è pieno di piccoli negozi dove si può trovare di tutto. Non serve alzare molto lo sguardo al cielo per imbattersi nelle famose scale esterne di sicurezza degli edifici di New York, quelle di Pretty Woman per intenderci. Quelle scale qui le vedi ovunque e con un po’ di fantasia non fai fatica a immaginare Julia Roberts che scende quelle scale quasi volando per raggiungere Richard Gere in strada.



L’aria è fredda e ci stiamo dirigendo di gran lena, al 401 di Bleecker Street e precisamente a Magnolia Bakery, una pasticceria che è diventato un luogo cult qui a NYC. Tutto ciò è accaduto perché le protagoniste di una famosa serie televisiva americana, Sex and the city, hanno mangiato le ormai famose cupcake sedute su una panchina al di fuori del negozio. Da quando è andato in onda quell’episodio, Magnolia Bakery si è trasformata da semplice pasticceria del Village in luogo di “pellegrinaggio”.
Vi consiglio la visita per due buoni motivi: il primo perché le cupcake sono buone davvero, solo un po’ troppo dolci, e in secondo luogo perché proprio di fronte alla pasticceria c’è una piccola piazzetta con diverse panchine. Andateci con la vostra donna, il vostro uomo o anche con un amico, comprate le cupcake e mangiatele lì. Se siete fortunati ed è anche una bella giornata non ve ne pentirete.

Adesso siamo pronti per attraversare, a piedi naturalmente, il Ponte di Brooklyn. Prenderemo la metropolitana. Ho già detto della metropolitana di New York che è un viaggio nel viaggio, ma alcune volte può essere uno spettacolo nello spettacolo, come stamattina ad esempio. Scendiamo le scale che ci portano al binario per Brooklyn in mezzo a un fiume di gente. Dal fondo della galleria si odono note di un pianoforte. Man mano che ci avviciniamo alla banchina del nostro treno l’intensità delle note aumenta fino a quando le sentiamo forti e chiare nella testa. Di fronte a noi sulla banchina che porta nella direzione opposta alla nostra c’è un uomo che suona con un’intensità tale da sembrare il solista di una grande orchestra. C’è silenzio e tutti guardano nella stessa direzione. È un attimo, un solo attimo, ma è poesia.



Quando usciamo all’aria aperta la musica è ancora dentro di noi ma il traffico caotico della città ha ben presto la meglio. Attraversiamo un piccolo parco e dopo una rampa di scale la scritta Welcome to Brooklyn ci dice che siamo arrivati.



Adesso la temperatura si è abbassata notevolmente e cade qualche goccia di pioggia. Ma se per la prima volta ti trovi sul Ponte di Brooklyn puoi permetterti di avere freddo e di sentire la pioggia? No, ovviamente. Sotto di noi le macchine, di fronte uno skyline mozzafiato e sul nostro stesso livello tanta gente che attraversa come noi il ponte. C’è una corsia per  i pedoni e una per tutti quelli che si  muovono su qualche mezzo veloce. È una bella passeggiata anche se lo scarico delle macchine che arriva dal livello inferiore si sente e si sente ancor di più nella gola quando sei dall’altra parte. Anche qui, sulla sommità del ponte, ci siamo presi una pausa. Seduti su una panchina abbiamo sfogliato il catalogo e il programma di The Armory Show dove andremo subito dopo l’attraversamento del ponte.



“Pier 92, 12th Avenue, The Armory Show”, dico al tassista. Impieghiamo poco meno di mezz’ora e quando arriviamo Maryann è lì che ci aspetta. I numeri di Armory sono numeri importanti per il mondo dell’arte. Con circa 250 espositori e più di 50.000 visitatori questa fiera è diventata nel giro di pochi anni la più importante del settore. E quest’anno, con la crisi che si legge negli occhi delle persone, si sono registrate vendite importanti e non solo nel giorno di apertura come spesso accade. Un piccolo esempio per capire la dimensione di cui stiamo parlando, la Galleria di Lisson, Londra, segnala che hanno venduto due sculture di Anish Kapoor per $1milione e $700.000 ciascuno, e il The Art Newspaper, nell’edizione di ieri scriveva che su 35 galleristi intervistati, 25 hanno detto che avevano coperto i loro costi entro la fine della prima giornata. È stata perciò una bella e grande edizione sia per il pubblico ma soprattutto per le gallerie che hanno venduto bene la loro mercanzia.



La visita di oggi ad Armory è stata illuminata dalla presenza di Maryann. È una bella persona e girare tra le opere d’arte più interessanti del momento con lei è stato bello. Si è divertita e siamo stati bene in questi giorni. Che stesse bene con Roberto era abbastanza scontato, si conoscono da tanto tempo e hanno vissuto nella stessa casa a Barcellona per più di un anno, che stessimo bene anche noi, io e Lucia intendo, non era affatto scontato. Ci rivedremo in giugno quando verrà in Europa con i suoi tre figli per una vacanza. Prima in Spagna e poi da noi a Pescara.



Quando usciamo dall’Armory molti galleristi stanno già smontato gli stand e vedere la fiera che chiude ci ricorda che il nostro viaggio è quasi giunto al termine. Usciamo e una navetta della fiera ci porta nei pressi di Time Square. Attraversare in autobus una città è sempre piacevole. Noti particolari che altrimenti non noteresti. Non è il caso dei famosi tombini fumanti di New York resi celebri e immortalati in tantissimi film, ma tombini che fumano come vere e proprie ciminiere non li avevo mai visti, neanche al cinema. Ce ne sono molti. Almeno due o tre ogni quattro cinquecento metri. Segnalati da transenne e con una sorta di canna fumaria lunga tre metri sputano fumo direttamente al di sopra delle macchine e delle nostre teste.



Arriviamo in Time Square che le insegne non sono tutte accese ma è come se lo fossero. E sembra un’altra città. Una città nella città. Una sorta di luna park per adulti. Ogni cmq è occupato dalla pubblicità che sale su fino in cima ai grattacieli che cingono e delimitano la piazza. Dovessi dire di ricordarmi una di quelle pubblicità direi una bugia. E anche per questo mi chiedo se poi tutto quell’ostentazione abbia un senso, se in ultima analisi troppa pubblicità non uccida la pubblicità. Comunque è un bel vedere. Un vedere al quale non siamo, non sono abituato. Un vedere che ti stordisce e quando viene sera e le insegne luminose si accendono tutte ti senti come avvolto dalle luci e quasi non sei più tu a dirigere i tuoi passi ma sono loro, le pubblicità. Che ti chiamano, ti corteggiano, t’invitano a spendere.



Le insegne pubblicitarie di Time Square e i taxi che sfrecciano per la città sono due immagini che restano nella tua mente. Che forse hai negli occhi già prima di mettere piede a New York e che quando ci sei ti rincorrono.
La tranquilla giornata di marzo sta per volgere al termine ma prima che ciò accada c’è ancora da divertirsi. Una delle tante feste collegate ad Armory. Questa sera l’indirizzo è 14th  street vicino a Union Square e il locale si chiama Plum.
Quando arriviamo è già tutto pieno. All’entrata la fila è lunga ma l’americano forbito di Roberto e gli accrediti di Armory fanno il resto. C’è gente ovunque e musica dal vivo. Si alternano diverse band sul palco. Quella che mi prende di più è un gruppo formato da più di dieci persone che suonano un rock hardcore che in certi passaggi ricordano i B52. Balliamo sulle poltrone o sui tavolini, bassi, che sono un po’ ovunque. E quando prendo le scale e mi dirigo al piano inferiore per andare in bagno scopro, che a quel livello c’è un’altra sala e un altro gruppo che suona con un pubblico diverso da quello del piano superiore. È la festa più bella fino ad oggi. Nonostante il volume alto della musica e la gran calca si sta bene. C’è bella gente e forse anche per questo assecondiamo il ritmo della musica e il gusto della birra. E forse, sempre per lo stesso motivo, di nuovo ci arrendiamo, senza indugiare oltre, alla musica e alla birra e a tutta questa bella gente.


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