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2 febbraio 2010

«Professore esca dall’aula», vent’anni fa la Pantera.



«Professore esca dall’aula», vent’anni fa la Pantera. I giorni del movimento nei ricordi di un protagonista
di Fabrizio Santamaita
*


Esattamente venti anni fa, il 23 gennaio del 1990, esplodeva anche nelle facoltà universitarie pescaresi la protesta della Pantera, l’ultimo grande movimento studentesco degli anni Ottanta, che, dopo le agitazioni degli studenti superiori nell’86, scompaginò per sempre le vecchie categorie politiche codificate dal ’68. In questo articolo ricorda quei giorni un protagonista del movimento.


«Professore, adesso l’università è occupata, lei deve uscire». Sono le 19,15 del 23 gennaio 1990 quando un drappello di studenti blocca sulle scale della facoltà di Lingue il compianto Giuseppe Paolo Samonà, docente e poeta. La risposta è quasi compiaciuta: «Ma allora fate sul serio!».
Inizia così la fase pescarese della Pantera, il movimento studentesco che vent’anni fa provò ad ostacolare la riforma che introduceva l’autonomia degli atenei. Si chiamava legge Ruberti, dal ministro dell’istruzione dell’epoca, e non passò. Ma per l’autonomia fu solo questione di tempo.
Gli studenti tennero in mano le facoltà di viale Pindaro – che allora erano tre: Economia, Lingue e Architettura – per 54 giorni; il 17 marzo il movimento si sciolse con una grande manifestazione a Napoli.

La ribellione era partita ai primi di dicembre dalla facoltà di Lettere di Palermo e si era estesa lentamente al resto d’Italia, ma in Abruzzo stentava ad arrivare. A metà gennaio un gruppo di studenti di Architettura chiede ed ottiene la prima assemblea sulla questione: dai dieci iniziali passeranno a 500 in una settimana. A capitanarli c’è il giovane segretario della Fgci, Maurizio Acerbo, cui si affiancano un barbuto foggiano**, Oscar Buonamano, ed un docente vestito sempre di pelle nera, Giampiero Di Plinio, oggi ancora protagonisti, a diverso titolo, della scena cittadina.

L’assemblea decisiva si tiene il 23 gennaio nell’aula 34: nonostante le roventi proteste di Comunione e Liberazione, il popolo della D’Annunzio vota compatto per entrare nel movimento.

I primi giorni sono anche i più difficili: Cielle tenta di far disoccupare le facoltà con ripetute votazioni ad Economia, da sempre feudo del centrodestra. Scende in campo anche l’ex rettore Uberto Crescenti, e non usa mezzi termini:
«Andatevene, o vi faccio sgomberare dalla polizia». Ma i panterini resistono. La leggenda vuole che la Digos avesse già pronta un’azione di forza ma il piano saltò all’ultimo momento perché “zio Remo” Gaspari ebbe timore delle conseguenze di un intervento violento a poche settimane dalle elezioni amministrative del 7 aprile.
La vita degli occupanti trascorreva in un clima quasi festoso: commissioni di lavoro al mattino, assemblea generale il pomeriggio ed eventi culturali la sera. Le facoltà erano aperte 24 ore su 24 grazie al servizio d’ordine interno: chi aveva il libretto universitario entrava, gli esterni dovevano trovarsi un “garante” e lasciare un documento. Era stata creata anche una piccola mensa che forniva pasti a prezzo politico. Alcuni nomi famosi resero visita agli studenti: da Edoardo Bennato – che dopo un concerto al Massimo fu portato all’università per un “unplugged” di rara bellezza – al regista Carlo Delle Piane passando per Marco Pannella, protagonista di un dibattito durante il quale fu contestato da una parte degli studenti per le sue posizioni non allineate.

La manifestazione di Napoli arrivò nel momento in cui la Pantera cominciava a perdere gli artigli: le assemblee erano sempre meno frequentate e la spinta iniziale si stava smarrendo. A maggio la Digos sgomberò le ultime due aule rimaste in mano ai contestatori e partì anche qualche denuncia. Ma ormai il felino aveva lasciato la sua impronta.


p.s.: nella foto, io e Carlo Delle Piane in un dibattito all’università “G.D’Annunzio” di Pescara, durante i giorni dell’occupazione.


*Studente all’epoca della Pantera e testimone di quei giorni

** Fabrizio nell’articolo ha scritto un barbuto barese, vorrei precisare che barbuto lo ero, ma nacqui a Foggia e non a Bari.


Pubblicato su Il Messagero, edizione Abruzzo, il 29 gennaio 2010




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