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18 maggio 2011

Libertà, Jonathan Franzen



Libertà è un libro spudoratamente di parte. Jonathan Franzen parla «del mondo in cui viviamo, invece di rifugiarsi nell’adolescenza o in questioni marginali», lo fa utilizzando la famiglia Berglund, Walter e Patty i protagonisti principali attorno a cui è costruita la narrazione, e conferma, dopo il successo di Le correzioni, di essere uno dei più grandi scrittori viventi.

Ancora una volta dunque è la famiglia l’archè di tutte le cose, una famiglia americana diversa da quella europea e ancor più diversa da quella italiana. Una storia contemporaneamente locale e globale, che regala un finale struggente e a sorpresa, lungo ventitre pagine, esso stesso racconto nel racconto.

Lo scrittore americano di Western Springs, Illinois, non inventa nulla, non ha bisogno d’inventare nulla. Come un archeologo scava e riporta alla luce gli elementi narratologici che caratterizzano il romanzo proponendo una rappresentazione della realtà, la cui contestualizzazione diviene essa stessa materia della narrazione, che aiuta a riflettere sui valori fondamentali della vita. Rispetto a Le correzioni la prosa è più scorrevole e meno difficile, fluida, a testimoniare una maggior consapevolezza dei propri mezzi e una definitiva raggiunta maturità artistica.

La descrizione minuziosa di ogni azione o di ogni singolo particolare, anche di quello apparentemente più insignificante, conferisce nuovo senso alle parole trasformando la cronaca in letteratura. Una letteratura che si avvicina alla vita. La capacità di descrivere il generale parlando del particolare conduce direttamente al cuore della narrazione per far comprendere che quelle descrizioni, a volte anche troppo minuziose, sono state utili e necessarie. Sono servite a farti diventare un “pezzo” di quel quartiere, di quella comunità. Sei diventato un vicino di casa dei Berglund, e anche se hai letto appena trenta pagine, fai parte della loro vita. «[…] i Berglund appartenevano a quella specie di progressisti con gravi problemi di coscienza, che dovevano perdonare tutti per farsi perdonare la propria fortuna; che non avevano il coraggio dei propri privilegi». E quando nel bel mezzo di una chiacchierata prematrimoniale irrompe il tema dell’uso razionale delle risorse del pianeta, sei già preparato. Coscienza civile e consapevolezza politica. Franzen è credibile quando parla del “Club di Roma”, di cercare «[…] un modo razionale e umano di porre un freno allo sviluppo…». Il suo è un atto di accusa alla classe politica che non si occupa di questi temi e insieme la volontà di condividere una grande problema della nostra società che riguarda tutti. Che riguarda non più solo il futuro prossimo ma, drammaticamente, l’oggi.

Da questo punto in avanti i piani della narrazione si sovrappongono continuamente. Nello stesso periodare coesistono tempi diversi  che raccontano una realtà nella quale ti puoi ri-conoscere. Un tempo che include passato, presente e aspirazioni future.

Così come in ogni buon film che si rispetti c’è sempre una scena in cui irrompe prepotente il ballo, analogamente nei romanzi c’è spesso la musica perché la musica come il ballo sono parte essenziale della vita di ognuno di noi. «Si era appassionata a Patty Smith, che sembrava comprendere ciò che aveva provato in bagno il mattino dopo lo stupro […]». E la playlist di Libertà è tutta da ascoltare, ce n’è per tutti gusti. Patty Smith ovviamente, Aereosmith, Bachman-Turner Overdrive, Alanis Morissette, U2, The Romantics, Walnut Surprise, Sonic Youth, Eagles, White Stripes, The Velvet Underground, Devo, Blondie, Bright Eyes, Sick Chelseas, Traumatics, Buzzcoks, Backstreet Boys, Bob Dylan, Iggy Pop.

Non solo la musica ma anche la letteratura ha un ruolo importante nella storia che Franzen ci racconta. Accanto alle letture di formazione come Thomas Bernhard o di apprendimento come Walden di Henry David Thoreau, c’è Guerra e Pace che s’inserisce prepotente nella narrazione e l’influenza. Patty Berglund si lascia andare al richiamo sessuale di Richard, il miglior amico di suo marito Walter Berglund, proprio quando sta leggendo di Natascia Rostòva che s’innamora del principe Andréj.

Walter e Patty Berglund vivono, singolarmente e come coppia, nella professione come nella vita privata, confrontandosi continuamente con accezioni diverse del concetto di libertà fino al punto di mettere in discussione tutte le loro scelte comuni. Si può essere liberi in tanti modi e Walter Berglund, antesignano ambientalista, pur nelle contraddizioni della propria vita, mostra di avere le idee chiare in proposito.

«Il motivo per cui non si può abbattere il sistema, in questo paese, - disse Walter, - è proprio la libertà. Il motivo per cui in Europa il libero mercato è temperato dal socialismo è che laggiù non sono così attaccati alle libertà personali […] nel complesso gli europei sono più razionali. E in questo paese il dibattito sui diritti non è razionale. Si svolge sul piano dell’emotività, dei risentimenti di classe, ed è per questo che la destra ha buon gioco a sfruttarlo».

Una riflessione ampia che affronta senza reticenze questioni alla base di ogni convivenza civile e di stringente attualità nella nostra società. Dalla sfera pubblica a quella privata.

«Tu non dovresti guadagnare ottomila dollari al mese, - aveva detto suo padre. – Lo so che ti credi molto intelligente, ma c’è qualcosa di sbagliato in un mondo dove un diciannovenne non qualificato guadagna così tanto. La tua situazione puzza di corruzione. Emani un fetore terribile».

Walter sta esercitando i suoi doveri di padre, di educatore e di cittadino nei confronti del figlio Joey. È un’affermazione che non ammette repliche. La rappresentazione plastica di come un valore, in questo caso il guadagnarsi da vivere in maniera onesta e rispettosa degli altri, non può essere considerato un optional, e che per cambiare in meglio il modo di stare insieme, c’è bisogno di un cambio di paradigma in America come in Europa, in Asia come nelle nuove e giovani democrazie del mondo.  

«Le nuove idee attecchiscono sempre a partire dalle frange estreme. Non devi scoraggiarti solo perché non fila sempre tutto liscio. – Ho salvato duecentocinquanta chilometri quadrati in West Virginia, - disse Walter. – E ancora più in Colombia. È stato un buon lavoro, con risultati concreti. Perché non ho continuato? – Perché sapevi che non basta. L’unica cosa che ci salverà davvero è cambiare il modo di pensare della gente».

Un romanzo necessario, ricco d’intriganti osservazioni sulla nostra società che irrompe in un tempo avaro di scelte coraggiose e lungimiranti, che invita ad aprire, anzi a spalancare, le nostre menti alla conoscenza e alla libertà.

 

Titolo Libertà

Autore Jonathan Franzen

Editore Einaudi

Anno 2011


La recensione è stata pubblicata anche su:

la Nuova Venezia

il Tirreno

la Tribuna di Treviso

Alto Adige

Trentino

la Nuova Ferrara

la Sentinella del Canavese


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