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14 febbraio 2012

La neve al tempo di facebook


C’è stata una fila lunghissima alla SIAE per registrare il titolo “La nevicata del ’12”. Il secondo ha registrato “La nevicata del 2012”. Il terzo, pensando di spiazzare tutti, ha tutelato “Una nevicata da fine del mondo”. Dal quarto in poi erano tutti in paranoia e hanno atteso il loro turno solo perché avevano aspettato sotto una fitta nevicata e aiutato a spalare gli accumuli di neve davanti al portone.
Tutti erano costantemente collegati a internet. Connessi contemporaneamente al proprio profilo di facebook e di twitter per trarre ispirazione e novità da foto, filmati o aggiornamenti di stato. A un certo punto della giornata, l’ufficio era ancora chiuso, la neve cadeva copiosa e lenta, il cielo era diventato tutto bianco, le parabole erano inservibili e sky non dava più segnali di vita, cessa anche la connessione ad internet. Scene di panico hanno attraversato la lunga fila che ormai si snodava fino all’ingresso del Liceo Classico. «Hai rete?», «Ti funziona internet?», «Facebook è morto pure a te?». Queste le domande più gettonate che ognuno ha fatto al proprio vicino. Quando i quesiti sono arrivati all’ultimo della fila, che nel frattempo era diventato penultimo, le domande erano diventate affermazioni categoriche ed erano così modificate: 1. La rete non tornerà prima di domani; 2. Hanno oscurato internet per non far diffondere le foto dei disagi; 3. Per riattivare facebook bisogna iscriversi di nuovo e lasciare anche il numero della carta di credito.
La piccola comunità di aspiranti autori che si era spontaneamente formata davanti all’ufficio della SIAE, era presa da un momento oggettivo di sconforto. L’impossibilità di connettersi a internet, per “colpa” della neve, stavano sgretolando le loro ultime certezze. Talmente profonda la crisi in atto che molti di loro non sapevano più neanche perché erano lì. Avevano dimenticato il motivo per cui facevano un’interminabile fila allo sportello della SIAE, al freddo e sotto una copiosa nevicata come non si vedeva dal ’56, il 1956.
«Nel 1956 non esisteva la protezione civile e i comuni italiani non erano sull’orlo di una crisi finanziaria come oggi. La “nevicata del secolo”, come fu definita dalla stampa, interessò tutta la penisola e le temperature furono rigidissime. Meno ventidue a Torino, meno sedici a Milano, meno undici a Firenze, meno sei addirittura a Roma. Renato Rascel prima e Franco Califano successivamente, dedicarono una canzone alla storica nevicata. Mia Martini vinse il premio della critica a San Remo interpretando proprio “ La nevicata del ’56”». Chi parla è un ragazzo sulla trentina che sfoggia tutta la sua cultura wiki con una ragazza di qualche anno più giovane di lui che lo precede nella fila. Lei è stupita e ammaliata dalla cultura sfoggiata dal suo vicino e mentre lo ascolta, cerca, invano, di collegarsi a wikipedia per verificare la veridicità delle sue affermazioni. Ma niente, non c’è nessun collegamento. Internet non funziona. 
Nel frattempo il serpentone è diventato molto più lungo, adesso arriva all’incrocio con via Nicola Fabrizi, e sta già superando il Bar Brasile puntando decisamente verso il mare. L’arrivo di nuovi aspiranti autori oltre ad allungare la fila cambia anche il contenuto della conversazione che si snoda lungo tutto il percorso. Le notizie del momento sono le seguenti: «I colli sono isolati dal resto della città, pagano lo scotto perché hanno sempre votato a sinistra». «Alla pineta sono caduti tutti i pini. La colpa è della mancata manutenzione». «A Fontanelle non c’è acqua e la gente non può uscire di casa». Quando la notizia arriva ai primi, quelli a ridosso del portone della SIAE, è accompagnata da boati di giubilo, c’è di nuovo la rete. 
I più smanettoni sono già sui profili facebook dei loro amici, in particolare di quelli che abitano ai colli, per cercare conferma alle notizie che giungono da via Nicola Fabrizi. Una quindicenne, sarà la decima o undicesima della fila, urla: «Ecco ho le foto della Pineta». Per un attimo è anarchia. Tutti vogliono sapere il nome della ragazza per chiederle l’amicizia e farsi taggare sulle foto. In poco meno di cinque minuti, Samantha, questo il nome della ragazza, Samantha con l’acca, riceve circa duecento richieste di amicizia. In molti non ci riescono perché quando il suo nome giunge all’altezza del Bar Brasile è diventato Giovannha con l’acca. I fortunati che hanno ricevuto l’amicizia e sono stati taggati sulle foto hanno assunto l’aspetto del capitano Achab, anche qui c’è l’acca, quando vede lo sbuffo di Moby Dick all’orizzonte che precede di poco il Pequod. Parte la festa del “mi piace”, cliccato su ognuna delle oltre cinquanta foto che Samantha, in poco meno di dieci minuti, è riuscita a taggare. Nelle foto un gruppo di pini, saranno sei, forse sette, caduti e ritratti da posizioni diverse in modo tale da dare l’illusione di essere molti di più. Quando la fila lambisce ormai il marciapiede del lungomare la strage dei pini è ormai compiuta. Non c’è più un albero in piedi alla pineta. Sulle foto che ha taggato Samantha è evidente che è avvenuta una strage.
Nel frattempo è arrivato l’omino che finalmente apre gli uffici della SIAE. La fila ha uno scossone, come un nuovo sussulto, un gemito di piacere. I primi della fila sono i più eccitati. Il primo in particolare, che poi è una prima, ha gli occhi che brillano di felicità.
«Calma, non vi accalcate. Sistemeremo tutti, non vi preoccupate», sono le prime parole che proferisce l’omino SIAE.
La fila intanto non diminuisce, adesso è giunta sulla spiaggia che non si distingue più dal resto del contesto urbano. L’ultimo arrivato, che poi non è l’ultimo arrivato ma semplicemente un anziano signore che si sta godendo il mare d’inverno con la neve, per un attimo è distolto dal suo guardare e chiede al ragazzo che è davvero l’ultimo della fila: «Scusi giovanotto, è successo qualcosa di grave?». 
Il ragazzo gli fa cenno con la mano di aspettare. È riuscito finalmente ad ottenere l’amicizia da Samantha e sta cliccando su “mi piace”. Dopo aver omaggiato anche l’ultima foto, scrive il commento all’intero album: «N’gulo, una strage». Poi finalmente alza lo sguardo ma non c’è più nessuno che gli pone domande.
Contemporaneamente, più avanti, in lontananza, quasi all’altezza della madonnina, l’anziano signore sta smanettando sul suo iPhone. Ha cliccato su <Stato>e gli si è aperta una finestra <A cosa stai pensando? >.
«Sono la neve. Perché non alzate, almeno per un attimo, lo sguardo dai vostri arnesi e guardate in alto, nel cielo? Sentireste anche il mio sapore. Non mi meritate». <Pubblica>.


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permalink | inviato da oscarb il 14/2/2012 alle 20:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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