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22 dicembre 2009

La vita del mio nemico mi è sacra



Vi propongo un passaggio dell’intervento di Nichi Vendola all’assemblea costituente di Sinistra, Ecologia,  Libertà ,a Roma. Un passaggio che mi è piaciuto molto e che lo distacca dal chiacchiericcio cialtrone di questo tempo miserabile.

Il viso di Berlusconi ferito è come la rivelazione di un Paese a rischio. Io naturalmente considero insopportabile il dibattito sui mandanti e la trovo una strumentalizzazione volgare. Nonostante quella strumentalizzazione dobbiamo sentire veramente il sentimento profondo di umiliazione e di sconfitta quando c’è il viso insanguinato del Presidente del Consiglio. È come un oscuro presagio, è come il segno di qualcosa che si è profondamente ammorbato attorno a noi e non possiamo sottovalutarlo. Quella faccia colpita davvero rimanda a immagini archetipiche della nostra cultura e ci dovrebbe spingere a riprendere un filone di ragionamento che non vorrei consegnare alle omelie domenicali. Vorrei che entrasse nell’agenda della politica il tema della non violenza. La provocazione della non violenza, la sfida della non violenza.

Sento la forza di immagini e parole che appartengono al repertorio religioso e le vivo con la provocazione di chi dice dobbiamo impegnarci per tradurle dentro coordinate di cultura laica. Quel porgere l’altra guancia, che è stato spesso oggetto di sfottò, immaginato come rappresentazione idilliaca della relazione tra persone, può essere invece una incredibile, sottrazione di terreno a chi ti propone il conflitto come militarizzazione e gerarchizzazione. Se tu mi dai uno schiaffo e io te ne rendo due e ti faccio male, certo forse ti ho sconfitto sul piano militare, ma hai vinto tu sul piano culturale e io ho perso davvero. Ho perso mille volte. Io voglio vincere invece.

E ho il dovere di dirlo. Perché troppe fosse comuni riempiono i terreni di tutto il mondo, nel nome di un sogno che è diventato un incubo. Se non ci diciamo questa verità, su ciò che fu non l’errore, ma l’orrore del novecento. Del comunismo che diventò totalitarismo e gulag. Se non ci diciamo questo non possiamo aprire le porte del futuro. Dobbiamo avere coraggio. Tutta la verità. (Nichi Vendola)


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