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23 aprile 2010

La luce della modernità


La mostra proposta presso le Scuderie del Quirinale, una delle tre organizzate per celebrare i primi dieci anni di attività del prestigioso polo museale romano è un vero evento culturale da segnare a penna rossa sull’agenda e da non perdere. Lo è per diverse ragioni.
Il percorso espositivo si snoda attraverso ventiquattro dei 50 dipinti attribuiti con certezza a Michelangelo Merisi da Milano detto il Caravaggio, di cui ricorre il quarto centenario della morte, suddivisi in tre periodi contrassegnati da altrettanti colori. Verde il colore della giovinezza, periodo che va dal 1592 al 1599, rosso per il successo dal 1600 al 1606 e grigio per la fuga dal 1606 al 1610. Tutte opere molto famose e celebrate, che difficilmente potranno essere riunite nuovamente come in questa occasione; Canestra di frutta (Milano, da Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Pinacoteca), Cena in Emmaus (Londra National Gallery), Riposo durante la fuga in Egitto (Roma, Galleria Doria Pamphilij), Bacco (Firenze, Galleria degli Uffizi). Sono solo un assaggio di ciò che vi aspetta. E poi ci sono le altre, sempre a Roma che si trovano nella chiesa di San Luigi dei Francesi, Santa Maria del Popolo, Sant’Agostino, Musei Capitolini, Galleria Borghese, Musei Vaticani. Si possono ammirare utilizzando la “Caravaggio card” creata per l’occasione.
È questa una mostra austera, quasi “francescana”, che pone al centro i quadri del grande genio lombardo senza distrazioni che possano turbare la vista: qui ci sono solo Caravaggio e la sua arte. L’allestimento asseconda questa intenzione ed emerge per sottrazione. Ventiquattro “stazioni” attraversano la sua vita, una vita breve e inquieta «che lo portò da Milano a Roma, a Napoli, a Malta e poi di ritorno, attraverso la Sicilia (Siracusa, Messina e Palermo), di nuovo a Napoli, fino al tragico epilogo di Porto Ercole». Una scelta rigorosa che propone l’artista in tutta la sua autenticità. Nei suoi quadri ci sono pochi ed essenziali elementi. Le storie che racconta sono immediatamente comprensibili perché la narrazione punta direttamente al cuore della vicenda. La luce, quella luce che «il padre della modernità», come scrive Maurizio Calvesi, inventa, è l’elemento determinante che circoscrive e definisce l’opera. Caravaggio traghetta il mondo antico nella modernità trasferendo nella sua pittura due elementi che solo molto più tardi diventeranno patrimonio comune e condiviso: la dimensione autobiografica e quella edonistica.  E forse anche per questo è diventato un’artista molto amato. Molto amato perché ri-conosciuto. Riconosciuto perché ha utilizzato una grammatica oggi di uso comune.
Scrive Claudio Strinati, l’ideatore della mostra: «Il Caravaggio è oggetto, più di ogni altro maestro antico, di desiderio». Egli incarna alla perfezione la figura del comunicatore, oggi si direbbe, multimediale. È autenticamente moderno quando smitizza e avvicina il sacro al profano ponendo al centro dell’attenzione l’uomo comune, della strada. E quando le vicende umane sostituiscono o si mescolano a quelle divine, costruisce la sua grandezza che «risiede innanzitutto nella trasposizione del piano esistenziale nell’opera figurativa».
Molto esplicativo a tal proposito è Davide con la testa di Golia. Si vede un Davide colto in atteggiamento pietoso e quasi commosso dopo aver ucciso Golia, mentre con una mano tiene la spada e con la l’altra la testa del dell’avversario per i capelli. Di fronte alla sua vittima, che ha le sembianze dello stesso Caravaggio, Davide esprime il suo disappunto per ciò che ha commesso «quasi un monito eterno contro l’assurdità della pena di morte» che «se inflitta al nemico o al colpevole, vanifica il senso di colpa e della vita stessa».
Intensità e contrasto analoghi tra pensiero e azione si evincono ad esempio in Giuditta che taglia la testa a Oloferne. Qui la freddezza della bella Giuditta, impegnata a mozzare la testa al generale del re Nabucodonosor, è tradita soltanto da una ruga che le solca la fronte e dalla rigida eccitazione dei capezzoli che traspare dalla camicetta bianca. Nel contrasto evidente tra il corpo virile del maschio pur nell’approssimarsi della morte e la sinuosità della femmina, risiede tutta la forza della narrazione. «È senza dubbio nella drammatica rappresentazione di questo scontro apparentemente impari che Caravaggio è riuscito a rendere perfettamente non solo il racconto veterotestamentario ma anche, e forse soprattutto l’ideologia controriformista che domina ai suoi tempi…».
È un viaggio e un’immersione in un tempo e in uno spazio altri, e quando si arriva alla fine del percorso si ha una consapevolezza maggiore dell’opera di questo genio. Se ti lasci rapire dalle sue atmosfere ed entri in uno dei suoi quadri, accettando di attraversare la sua voglia d’esibizione e di autocompiacimento, che certo provoca turbamenti, sei per sempre suo.
E poi muoversi a fatica tra una folla di persone affamate di bellezza, come può succedere visitando questa mostra, è entusiasmante e difficile. In ogni caso la “marea” di persone che inonda le sale delle Scuderie del Quirinale, al pari delle “maree” che puntualmente inondano i festival di filosofia piuttosto che i reading letterari, testimoniano che la cultura in Italia non è stata sconfitta. Che spesso è umiliata, ma non sconfitta appunto. E che la sottocultura della società dell’effimero e del nulla alla quale la televisione fa spesso da grancassa, passerà, mentre la “bellezza” che si manifesta di volta in volta sotto diverse spoglie, nei colori di un quadro, tra le pagine di un libro, nella forma compiuta di un’architettura, vincerà sempre e per sempre.
Ha scritto André Berne-Joffroy in Le Dossier Caravage che «Ciò che inizia con l’opera di Caravaggio è molto semplicemente la pittura moderna». Per un’artista le cui opere sono state «ignorate e talvolta perfino misconosciute dalla storiografia del Settecento e dell’Ottocento», oltre che essere una bella rivincita, è la certezza che la sua luce sopravviverà a noi e alla modernità.




Caravaggio
20 febbraio 2010 – 13 giugno 2010
Scuderie del Quirinale – Roma, via XXIV Maggio, 16
www.scuderiequirinale.it

ideata da Claudio Strinati
a cura Rossella Vodret e Francesco Buranelli
progetto di allestimento e grafica Michele De Lucchi

Orari
da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00
venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

P.s.: Un punto di vista altro sulla mostra è quello di Cristina che ne ha scritto sul suo blog
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permalink | inviato da oscarb il 23/4/2010 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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