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9 febbraio 2011

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Che bella giornata

Oscar. Una narrazione semplice e lineare che regala allo spettatore novanta minuti di divertimento e insieme di riflessione. Non sono necessari effetti speciali, spettacoli in Tre D, tantomeno donnine nude. Al contrario ciò che più colpisce in questo film è proprio il senso della misura e la delicatezza con cui Checco Zalone lavora con le parole e il corpo riuscendo nell’impresa non semplice di trasformare la grevità in leggerezza. Il titolo riporta alla mente Raffaele La Capria in Ferito a morte.

Enzo. In Che bella giornata lo scontro di civiltà viene compresso alla misura di un pisello. E anche se inteso metaforicamente, non sarebbe mai grande quanto la realtà contemporanea, qui beffeggiata senza nessuno strumento conoscitivo adeguato. La tragedia di due religioni che, come altre volte è accaduto nei secoli, finiscono sull’orlo del conflitto, diviene spunto di macchiette a sfondo sessuale. Quest’ultimo ribadito nella canzoncina dei titoli di coda: «L’amore è quando è grande grande grande».


20 gennaio 2011

Belle giornate



Che bella giornata, il nuovo film di Checco Zalone, Pasquale Luca Medici all’anagrafe e una laurea in giurisprudenza nel cassetto, sbanca il botteghino. Nel primo weekend di programmazione il film del poliedrico artista pugliese incassa una cifra che sfiora i diciannove milioni di euro. Mai prima d’ora in Italia, dopo soli quattro giorni di programmazione, un film aveva incassato una cifra così alta. Un successo in qualche misura atteso, certamente non in queste dimensioni e perciò clamoroso.
Checco Zalone, da uomo meridionale e con uno spiccato senso di autoironia, mette in scena i vizi e i difetti del “terrone” tipico e su questi costruisce il suo racconto. Una narrazione semplice e lineare che regala allo spettatore novanta minuti di divertimento e insieme di riflessione. Zalone ha ormai le phisique du roule per imporre insieme al puro divertimento una riflessione sulla società contemporanea. Non sono necessari effetti speciali, spettacoli in Tre D, tantomeno donnine nude. Al contrario ciò che più colpisce in questo ultimo film è proprio il senso della misura e la delicatezza con cui Zalone lavora con le parole e con il corpo riuscendo nell’impresa non semplice di trasformare la grevità in leggerezza.
«Tu cosa fai studi?» chiede Checco alla bella Farah che tenta di circuirlo.
«Si», le risponde.
«E chi te lo fa fare. Non serve a niente» ammonisce con tono serio Checco.
In questo semplice dialogo è racchiuso il dramma e la condizione di molte persone che nel nostro paese pur avendo un’istruzione adeguata non riescono a realizzarsi. È uno scambio velocissimo che nello spazio di due battute svela due facce della stessa medaglia. Altro che meritocrazia. Zalone mette in scena la condizione attuale dell’Italia, dove non conta nulla studiare. Conta invece avere un “Capobianco” in famiglia. Capobianco è lo zio di Checco, capostipite di una famiglia che nel suo paese ha ramificazioni ovunque. Guardia di finanza, forestali, vigili urbani. La famiglia Capobianco può risolvere tutti i tuoi problemi. Chi può dire che non è così nel suo piccolo paese o nella sua cittadina? Zalone “mette a nudo il re” in maniera semplice e diretta e fa anche ridere. È il caso ad esempio del ruolo che interpreta il fantastico Rocco Papaleo, papà di Checco nella finzione cinematografica, militare di carriera che svolge il suo servizio nelle zone di guerra. In un dialogo esilarante, con gli amici di Farah, non ha nessuna difficoltà ad ammettere che è volontario solo per interesse e che i soldi che guadagna in quelle missioni gli servono per pagare il mutuo. Ancora una volta con una semplice battuta spazza via la retorica alla quale siamo sottoposti ogni qualvolta si affronta la questione delle “missioni di pace”.
Infine il titolo del film mi ha fatto ri-pensare a un intellettuale, un altro grande uomo del sud, Raffaele La Capria che nel suo secondo romanzo, Ferito a morte, che gli valse il Premio Strega, introduce la metafora della “bella giornata”.
«La mia bella giornata doveva essere una giornata qualunque, una di quelle lunghe tranquille giornate estive simili al trascorrere di una nuvola sull’azzurro indifferente del cielo […] nella mia descrizione doveva corrispondere a tutte le belle giornate qualunque, e dunque contenerle tutte, catturarne il tempo».


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