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26 aprile 2012

La Resistenza, un mito fondativo


La Resistenza è uno dei due miti fondativi delle origini della nostra storia. Il secondo, o il primo se ragioniamo in termini cronologici, è la vittoria nella Prima Guerra mondiale, l’unica che abbiamo vinto senza cambiare schieramento. Grazie alla Resistenza abbiamo avuto la Carta Costituzionale, il compromesso politico più alto e condiviso che ci sia mai stato in Italia, la nostra carta d’identità. E di fronte agli attacchi scriteriati, infondati e revisionisti che ancora oggi trovano spazio e visibilità sui media è necessario perciò festeggiare il 25 Aprile in modo non retorico ma piuttosto come una testimonianza politica attiva. Scriveva Pier Paolo Pasolini: «La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline».
Bene dunque hanno fatto l’ANPI Pescara (Comitato provinciale partigiani italiani) e il Consiglio regionale d’Abruzzo ad organizzare per la ricorrenza del 25 aprile una vera manifestazione culturale e popolare che vedrà come protagonista assoluta la “Brigata Majella” una delle eccellenze d’Abruzzo. Oggi alle 18.00, all’auditorium De Cecco in Pescara, la “Compagnia dei Guasconi” metterà in scena una rappresentazione teatrale dedicata alla “Brigata Maiella”, dal titolo “Banditen. I partigiani che salvarono l’Italia”. 
Così la compagnia teatrale pescarese, nata undici anni fa, introduce la “pièce” teatrale: «Raccontiamo una storia vera, accaduta a cavallo della seconda guerra mondiale: è l’incredibile storia della Brigata Maiella, formazione partigiana abruzzese che nacque il 5 dicembre del 1943 e si sciolse solo alla fine delle ostilità dopo aver collaborato alla liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista. La Brigata Maiella fu l’unica formazione partigiana a ricevere la medaglia d’oro al valore militare e l’unica a continuare a combattere anche dopo la liberazione del proprio territorio di appartenenza. Un gruppo di uomini che decide di abbandonare ogni incertezza e di lottare per ridare al popolo italiano tutto quello che aveva perso. Quegli uomini erano i nostri nonni. È una storia così alta che è come una boccata d’aria pulita in tempi bui come quelli che stiamo vivendo». 
Comandante della “Brigata Majella” fu Ettore Troilo «uno degli uomini migliori dell’Italia contemporanea. Socialista, già collaboratore di Matteotti e futuro prefetto di Milano dopo la Liberazione. Gli abruzzesi della Majella hanno davvero rappresentato, simbolicamente, una nuova Unità d’Italia, dal Mezzogiorno al nord del paese» sono le belle parole che Enzo Fimiani, presidente dell’ANPI Pescara e coorganizzatore dell’evento, utilizza per descrivere la figura del comandante e pronunciandole si commuove. Lo storico prende nuovamente il soppravvento quando invece gli chiedo di ricordare la “Brigata Majella”: «È stata, forse, la formazione partigiana più straordinaria dell’intera Resistenza italiana. Gli uomini della “Brigata Majella” sono stati plurali, esattamente come è una democrazia e come sarebbe stata la carta costituzionale del 1948, vale a dire hanno avuto al loro interno più anime. Socialcomuniste, cattoliche, laiche, liberali, perfino conservatrici, specchio fedele del pluralismo della Resistenza nel suo complesso e della futura Italia repubblicana».
Tutti in piazza a festeggiare il 25 aprile, è la festa della democrazia italiana, la festa più importante, la festa di tutti gli italiani.



28 gennaio 2012

Il futuro nella memoria


«Se capire è impossibile, conoscere è necessario», sono parole di Primo Levi che più di qualunque altra spiegazione  restituiscono il senso più profondo della data che si celebra oggi: il Giorno della Memoria. Scrittore e partigiano, quest’anno ricorre il venticinquennale della sua morte, Levi venne deportato nel 1943 nel campo di concentramento di Auschwitz dove rimase recluso fino al 27 gennaio del 1945 giorno in cui l’Armata rossa entrò in quell’inferno dei viventi che è stato il lager. Uno dei soggetti che più si prodiga nella promozione della conoscenza e della memoria è l’Anpi, Associazione nazionale dei partigiani d’Italia. Enzo Fimiani, il presidente del Comitato provinciale di Pescara, intitolato a “Ettore Troilo”, così spiega l’impegno dell’Anpi nel custodire e promuovere la memoria collettiva: «Sembra che in Italia il dibattito sulla nostra storia sia scomparso, se non per riapparire in occasione delle polemiche politiche e non per farne occasione di riflessione seria, per comprendere meglio anche il presente. Una delle missioni dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia è proprio quella di aprire gli occhi sul passato, dato che la democrazia italiana affonda le sue radici in un passato tragico». E per far aprire meglio gli occhi su questo passato tragico, l’associazione “mette insieme” due ricorrenze e organizza un calendario d’incontri il cui debutto avviene proprio oggi a Montesilvano alle ore 17.00 presso l’Aula magna dell’Istituto “Emilio Alessandrini”. Un’incontro pubblico con letture, testimonianze e filmati dedicati proprio alla “Giornata della Memoria”. La seconda ricorrenza è “Il giorno del Ricordo” che si celebra il 10 febbraio in ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Fimiani spiega il perché di questa compresenza: «È importante inoltre riflettere insieme su due giorni simbolici: la “Giornata della Memoria”, che ricorda non solo la Shoah, ma tutte le discriminazioni che hanno interessato l’Europa e il mondo nel ’900, e il “Giorno del ricordo”, con la tragedia delle “foibe” che va inserita in un contesto ben più ampio». Su questo argomento, lunedì 30 gennaio alle ore 17.30 presso la sala della Fondazione Pescarabruzzo, ci sarà un incontro con lo storico Jože Pirjevec dell’Università di Trieste, autore del volume “Foibe: una storia d’Italia”. Il programma prosegue con un incontro l’11 febbraio a Pescara, scuola primaria “11 febbraio 1944”, per celebrare proprio sul luogo dell’eccidio, il 68° anniversario della fucilazione di nove partigiani. Si chiude il 17 febbraio a Pescara, fondazione Pescarabruzzo, con la presentazione del volume “Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici italiani 1943-1945” alla presenza degli autori, gli storici Mario Avagliano e Marco Palmieri.


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