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Diario
 


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14 novembre 2011

Dove eravate tutti, Paolo Di Paolo


«[…] tutte le altre notizie terribili che arrivano, continuano ad arrivare e però non ci frenano, ci lasciano correre. Finché non riguardano noi». Parlano della velocità e della distrazione del nostro tempo le prime pagine del libro di Paolo Di Paolo. Pagine che precedono la prima parte, una sorta di avviso ai naviganti per dire: io vi ho messo in guardia. Poi inizia la narrazione che non è ancora la storia che l’autore ci vuol raccontare ma l’involucro necessario, la cornice entro la quale inscrivere la vicenda degli ultimi dieci anni di vita italiana o dei primi dieci anni del nuovo millennio come sostiene Italo Tramontana il protagonista del romanzo. 
Di Paolo ci accompagna al cuore della narrazione per gradi. Prima introduce la famiglia di Italo, laureando in Storia contemporanea, e la vicenda che interviene a modificare la calma apparente che regna in casa Tramontana. Poi risveglia sentimenti, passioni e pensieri comuni a tutti. «Io non so più cosa significa essere innamorati da bambini. Se è una cosa vera, se è una cosa possibile. Però poteva accadere che una strana elettricità abitasse i nostri piccoli corpi: qualcosa come un’euforia interna. Fuori, si alzava una nebbiolina che copriva le cose e ci impediva di vederle per quelle che erano». La bambina dell’elettricità è Scirocco che è anche la persona a cui l’autore dedica il libro. A questo punto, ma non prima di aver introdotto un’altra figura importante per lo sviluppo degli accadimenti il nonno di Italo, irrompe e occupa il centro della scena il coprotagonista della storia: Silvio Berlusconi. «Ho undici anni […] Al governo c’è Berlusconi. […] Sono maggiorenne […] Al governo c’è Berlusconi […] La prima volta? L’esame di maturità? La visita di leva? (un anno prima che fosse abolita)? La laurea cosiddetta triennale? Governi Berlusconi II, III, IV. Mi sento di concludere che niente di decisivo nella mia vita fin qui è accaduto senza che ci fosse, da qualche parte Silvio Berlusconi. Questa non è una cosa bella, né una cosa brutta. È una cosa vera». Ha le idee chiare Italo Tramontana. Ciò che gl’interessa non è capire se Berlusconi sia (stato) una cosa bella o una cosa brutta, piuttosto pone domande. «Mi perdoni se entro nel campo personalissimo delle mie visioni, se non addirittura delle mie allucinazioni [...] L’Italia, per vent’anni, è stata una nave da crociera. Non le pare? Con i campi da golf, le balere, le discoteche, le piscine, il cinema, il piano-bar. La vacanza dev’essere cominciata con una cosa che, per età, non riesco a ricordare per memoria diretta. Ne hanno mandati in onda alcuni passaggi l’altra sera. Si chiamava “Colpo grosso”, lo trasmettevano su Italia7, gestione Fininvest». Con poche ma essenziali parole il giovane laureando, che con questa lettera chiede la tesi di laurea all’Assistente (proprio con l’A maiuscola come scrive Di Paolo nel libro) del suo professore, inchioda ognuno alle proprie responsabilità. Dove eravate quando tutto ciò accadeva sotto i vostri occhi? 

Il suo libro ha anticipato di alcuni mesi ciò che sta succedendo in queste ore sotto i nostri occhi. Racconta la genesi del berlusconismo e insieme di come la “nave” sarebbe stata subito abbandonata. «La storia del Capo era già un capitolo sui manuali di storia. Al Governo sarebbero andati i difensori della democrazia, quelli della responsabilità nazionale».
È vero, e fa un po’ effetto constatarlo. Non che fosse una previsione difficile, ma assecondando la smania che ha il protagonista di storicizzare tutto, mi sono trovato a immaginare la fine di questa stagione politica. Eccola, forse, davanti ai nostri occhi. Ci precipita in una grande incertezza. Molti degli antichi sostenitori di Berlusconi – come avevo presagito – già corrono a riposizionarsi e a far professione di purezza. Fanno molta pena: non tanto per aver sostenuto Berlusconi, ma per come lo hanno abbandonato. 

Insegue la memoria di ciò che siamo stati negli ultimi anni, cerca di mettere ordine nella confusione e molteplicità degli eventi accaduti e, forse, riesce a dare un nome a questi anni senza nome.
È un azzardo: fare la storia del presente. O meglio, trattare come fonti d’archivio le notizie di ogni giorno. Ho inseguito lo spirito di questi anni – quello che solennemente chiamiamo lo spirito del tempo – come fosse uno spiritello. Infatti mi sfuggiva, si nascondeva. Se sono riuscito ad acciuffarne qualcosa non so. Certo la volontà di fare ordine, di capire è stata ostinata. 

Come nella migliore tradizione letteraria nel suo libro sono possibili più livelli di lettura. Dalla delicata storia del nonno di Italo, che corre parallela e quasi si giustappone alla narrazione, alla vicenda che vede coinvolto emotivamente il protagonista con Scirocco.
Al di là della trama o delle trame, mi piace l’idea che leggendo un romanzo si attraversino diverse temperature emotive. Così, raccontare la morte di un nonno o un amore strano e imprevedibile serviva non solo a fare da contrappunto alle vicende storico-politiche, ma proprio a riscaldare le pagine e il lettore. E forse anche me stesso.

Il disegno del furgoncino azzurro, un suo disegno, che accompagna il racconto della vicenda del nonno, ha un significato particolare?
È il mezzo con cui il nonno accompagnava Italo a scuola. Torna nelle pagine come l’unico mezzo di trasporto possibile per essere ricondotti nel cuore dell’infanzia. E segnala quei brevi capitoli dedicati a una misteriosa indagine che il padre di Italo sta conducendo intorno alle proprie radici e al proprio padre, che è appunto il proprietario del furgoncino.

Lei ha origini abruzzesi e anche il suo battesimo letterario è avvenuto in Abruzzo.  Il prossimo venerdì sarà ospite del Festival delle Letterature che si svolge a Pescara.
Mio nonno era di Civitella Alfedena, nel Parco Nazionale. Nel 2001 con Dacia Maraini ho scritto un testo per il teatro sui grandi scrittori che hanno raccontato l’Abruzzo, da Flaiano a Silone. Fu rappresentato per la prima volta al Festival di Gioia Vecchio, con la grande Franca Valeri. Poi ha continuato e continua a girare in Abruzzo e perfino all’estero con altri bravissimi attori.

Antonio Tabucchi nel recensire il suo libro per “la Repubblica” ha scritto: «É curioso notare come nonostante lo stantio ambiente culturale italiano, o forse proprio in reazione ad esso, la giovane letteratura italiana (intendo della generazione dei trentenni e dei quarantenni) sia una delle più nuove e vivaci d'Europa; una letteratura che se l'avessero i francesi e gli inglesi riuscirebbero a imporla nel mondo con la forza di un’esportabilità linguistica che noi non abbiamo». Un’esortazione a guardare meglio ciò che si pubblica nel nostro Paese e insieme il più bel complimento che poteva farle. 
Sì, sono parole che mi hanno emozionato. E al di là della lusinga personale, credo anch’io che ci sia molta vitalità nella letteratura italiana di oggi. Basta saper cercare: non è detto che sia tra i best-seller.


23 aprile 2011

A Pescara la Feltrinelli fa 500


La tecnologia sta modificando in maniera (quasi) irreversibile le nostre vite. Viviamo immersi nell’era digitale. La musica è digitale. Le immagini sono digitali. Le parole sono digitali. Smartphone, iPad, ebook hanno sostituito nell’immaginario collettivo oggetti e parole come giradischi, proiettore, enciclopedia. I ragazzi che nascono oggi, all’alba del nuovo millennio, sono identificati come “nativi digitali” e “Benvenuti nel regno dei nativi digitali” sarà il cartello che leggeremo da qui a qualche anno all’ingresso delle nostre città. Tutto cambia e anche le nostre abitudini si modificano. Tutto è diventato interattivo e viviamo per questo la quotidianità in modo diverso. Ordiniamo la cena su Internet e quando dobbiamo scegliere la meta delle vacanze è Google Maps che ci fa vedere in anteprima la casa che andremo ad abitare o la spiaggia che allieterà il nostro riposo. Il web 2.0, l’interazione tra il web e l’utente, è la realtà di oggi, il web semantico la nuova frontiera. Forse vi state per chiedere: D’accordo, ma siamo fuori tema, non dovevamo parlare dell’apertura di una nuova libreria a Pescara? State tranquilli, c’entra, c’entra. C’entra perché il libro è stato, è, e presumibilmente continuerà ad essere, il più interattivo e contemporaneo degli strumenti pensati dall’uomo per leggere, imparare e studiare. Il libro puoi sfogliarlo, sottolinearlo. Comparare visivamente e immediatamente una sua parte con un’altra. Puoi toccarlo, sentirne il profumo. Portarlo con te ovunque e utilizzarlo senza avere bisogno di ricaricare le batterie o di avere a disposizione una presa della corrente elettrica. Più ci si spinge nella ricerca tecnologica, più si realizzano nuovi strumenti, sempre più il libro ri-acquista una sua centralità. Rappresenta un punto fermo nella nostra vita. Per questo motivo l’apertura di una nuova casa per i libri è sempre una bella notizia. Una notizia da festeggiare.
Pescara dunque ha una nuova casa per i libri. È la Feltrinelli.
Presente fin dal 1993 nel salotto buono della città, da pochi giorni ha aperto una nuova e più grande libreria a pochi passi dalla sede storica in Corso Umberto, il cuore pulsante di Pescara. Lo spazio espositivo è raddoppiato e passa dai duecentocinquanta metri quadrati ai cinquecento della nuova sede. I libri a disposizione del pubblico sono circa trentacinquemila. Tremila invece gli home video e millecinquecento i titoli di musica tra cui scegliere. Quattordici le persone che ci lavoreranno coordinate dal direttore Renato Malavolta. La nuova dimensione consente inoltre di arricchire l’offerta complessiva non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi, per i più piccoli, infatti, c’è uno spazio nuovo e inedito per la città di Pescara: Kidz la Feltrinelli dei ragazzi. Per grandi e piccoli invece il punto bar che unitamente alla sala eventi, inserita in spazi comodi e confortevoli, con poltrone e divani, trasforma un luogo esclusivamente di vendita in un vero e proprio luogo d’intrattenimento culturale, assecondando una vocazione già maturata nel corso di questi primi diciotto anni di vita nel capoluogo adriatico. Anni in cui alcuni tra i più importanti intellettuali italiani e stranieri, con la loro presenza in libreria, hanno arricchito l’offerta culturale della stessa città contribuendo così alla definizione di una nuova immagine di Pescara.
I dati che riguardano la lettura, l’acquisto e il possesso di libri, in Italia, sono molto negativi. Su una base attiva di poco più di ventisei milioni di persone in grado di leggere, il 46% dichiara di aver letto almeno un libro nel corso dell’ultimo anno. Il 10% per cento delle famiglie, quasi due milioni e mezzo di nuclei famigliari, dichiara di non possedere libri in casa. Le donne leggono più degli uomini e si legge molto di più nel Centro Nord che nel Centro Sud. Dati spiegabili in parte con l’assenza di politiche che favoriscano o incentivino la popolazione alla lettura.
A maggior ragione quindi l’apertura di una nuova casa dei libri va salutata con entusiasmo e con gioia perché rappresenta un invito e un incentivo alla lettura. Siamo ciò che sappiamo e ciò che sappiamo spesso è nei libri.
Claudio Magris, uno dei più grandi intellettuali mitteleuropei, italiano di Trieste, in uno dei suoi ultimi libri, Alfabeti, un viaggio tra i libri e la letteratura, scrive: «Una volta in Cina, una studentessa dell’università di Xi’an mi ha chiesto cosa si perde scrivendo. Ardua domanda kafkiana. E leggendo? Una volta Borges ha detto che lasciava ad altri di gloriarsi dei libri che avevano scritto e che la sua gloria erano invece i libri che aveva letto».
Auguri alla nuova Feltrinelli di Pescara e buona lettura a tutti.



2 marzo 2010

Le trappole dell'identità


2 gennaio 2007

Montedidio e Sanacore



Ho letto in questi giorni un bellissimo libro di Erri De Luca, Montedidio, pubblicato nel 2001 e giunto alla sua ottava edizione nel luglio del 2006. Mentre leggevo questa straordinaria ed emozionante storia di Erri de Luca ambientata a Montedidio un quartiere di Napoli che si trova sopra Piazza Plebiscito, su in alto, mi è venuto alla mente un disco che ha gli stessi colori, la stessa musicalità di Montedidio che è Sanacore, un disco degli Almamegretta del 1995.
Montedidio è una storia di lavoro, di fame, di amore. Una bella storia. Una storia popolata da persone vere, in carne ed ossa che sudano e lottano per vivere. Una storia di sentimenti, di famiglia, di rispetto, di educazione. Una storia colorata, chiassosa. Una storia di un’Italia che non c’è più. Una storia di Napoli. Una storia di Montedidio di Napoli. Una storia di Montedidio.
«Dal buio dei lavatoi spunta Maria. I tredici anni suoi sono più cresciuti dei miei, lei già sta in un corpo arrivato. Tre dita sotto il ciuffo dei capelli neri, corti, c’è la sua bocca veloce con le parole, la vedo uscire fuori dallo scivolo delle sue labbra grosse. Il sorriso le taglia la faccia da un orecchio all’altro. Maria sa le mosse delle donne. Sto davanti a lei e mi sento le viscere vuote, una fame di pane, di dare un morso alla stessa fetta di pane e burro. Me l’offre, dico no. Ha scoperto che mi alleno col bumeràn, è curiosa. Mi sente salire, passare davanti alla sua porta. Si avvicina, la sera è calda e porta i suoi odori, cioccolato, origano, cannella, lo tiro col naso, è profumo francese, dice, tirando la erre dalla gola.»
Sanacore, il disco degli Alamamegretta, un capolavoro assoluto della musica italiana, è per me la giusta colonna sonora per leggere questo libro. Perché è bello perdersi Pe’ Dint’ ‘E Viche Addo’ Nun Trase ‘O Mare con Sanacore, la voce di Raiz, la musicalità delle parole di Erri De Luca e scoprire la struggente bellezza della lingua napoletana e del suo popolo.
«Difficile parlare di quest'opera, di questo multiforme affresco armonico, del ventre caldo e vulcanico di Napoli, cuore pulsante di tutti i Mediterranei del mondo. Difficile perché Sanacore è un’esplosione di emozioni trasformato in note.Carne viva che urla, più spesso geme d'amore, mormora lasciva e potente.»

Titolo Montedidio
Autore Erri De Luca
Editore Feltrinelli
Anno 2006

Titolo Sanacore
Autore Almamegretta
Editore bmg-anagrumba
Anno 1995


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