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5 febbraio 2012

Per ricordare Lucio Magri e la sua idea di mondo


Martedi 7 febbraio alle ore 17.00 presso l’ex Aurum di Pescara, Sinistra Ecologia e Libertà ricorda Lucio Magri e il suo impegno nella storia della sinistra. Saranno Roberto Musacchio e Luciana Castellina a ripercorrere le tappe della vita politica di una delle figure più nobili della sinistra italiana.

Sono trascorsi poco più di due mesi dalla morte di Lucio Magri avvenuta in Svizzera alla fine di novembre del 2011. Suicidio assistito. Una morte programmata e iniziata tre anni prima del 2011 quando morì sua moglie, Mara. Lo scrive lo stesso Magri in una struggente lettera di commiato agli amici e ai compagni letta da Famiano Crucianelli nel cimitero di Recanati il giorno della sua tumulazione.
«La mia morte è cominciata da tempo. Quando Mara è scomparsa ha portato via con sé tutta la mia voglia di vivere, ed ero già pronto a seguirla. Lei lo ha intuito e in extremis mi ha strappato la promessa di portare a termine il lavoro che avevo avviato negli anni della sua sofferenza e che in altro modo era anch’esso in punto di arrivo».
Il lavoro cui fa riferimento Lucio Magri è il libro “Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci”. Un grande lavoro di sintesi e un’originale interpretazione della storia del più grande partito comunista d’Occidente. Dalla sua fondazione, nel 1921, alla Resistenza. Dai fatti d’Ungheria del 1956 ai movimenti del Sessantotto. Dal compromesso storico alla svolta della Bolognina che il 3 febbraio del 1991 decreta la fine del Partito comunista italiano. Una fine inseguita e cercata anche sull’onda emotiva della caduta del Muro di Berlino che quasi impone la ricerca di una strada per “nuovo inizio” difficile da individuare e che ancora oggi stenta ad affermarsi. Un’analisi che ripercorrendo la storia del Pci ripercorrere anche cent’anni di storia d’Italia, che Magri è attento a collocare sempre in un contesto internazionale. Una riflessione puntuale e colta che pone a tutti quelli che sono interessati all’evoluzione del pensiero politico in Italia la domanda delle domande: perché un partito che già dagli anni Sessanta aveva raggiunto una sua maturità non riesce a conseguire il suo obiettivo più ambizioso, la “via italiana al socialismo”?  “Il sarto di Ulm” è tutto questo e anche la storia politica e intellettuale di un “militante eretico”. Eretico e con un pensiero sempre autonomo e distante da ogni “cliché”. Non allineato e autonomo al punto che dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, del 1968, decise di realizzare, con un nutrito gruppo d’intellettuali e militanti politici suoi compagni nel Pci, alla rivista politica mensile, “Il Manifesto”. Diretta dallo stesso Magri e da Rossana Rossanda, aveva, tra gli altri, come compagni di cordata Luigi Pintor, Valentino Parlato e Luciana Castellina. E sarà proprio Luciana Castellina, che con Lucio Magri ha condiviso un percorso politico per oltre quarant’anni, una delle protagoniste della giornata che il partito di Nichi Vendola, SEL, dedica al ricordo di Lucio Magri. 
La scelta di fondare “Il Manifesto” è la causa della radiazione dal PCI per Lucio Magri e suoi compagni di cordata. Luciana Castellina è testimone diretta degli eventi. Ecco come li ricorda nel suo libro “La scoperta del mondo”, in cui restituisce una testimonianza preziosa e ripropone una stagione in cui la militanza politica e l’impegno intellettuale consentiva alle giovani generazioni di condividere «la passione più bella: quella di cercare di cambiare il mondo». «Quella tessera del PCI n° 2158861, anno 1947, la conservo ancora, assieme a tutte le altre della mia carriera comunista: ventiquattro tessere del PCI, fino al 1970, quando proprio all’inizio dell’anno, a gennaio, vengo radiata per via dell’eresia del Manifesto […] Poi. Poi è un’altra storia. Ma resta che la scelta compiuta mi ha dato occhi e orecchie, mi ha fatto conoscere il mio paese. Credo di aver fatto la cosa giusta.  Non mi sono mai pentita; anzi, di quel partito, con tutti i suoi difetti, ho oggi una struggente nostalgia. Si dirà che si tratta della nostalgia di un tempo e non di un partito. Certo, anche. Ma quel tempo, senza quel partito, non sarebbe stato uguale».
La testimonianza della Castellina è, proprio per questo motivo, la testimonianza di chi ha vissuto in prima persona il percorso politico, intellettuale e umano di Lucio Magri. Una testimonianza preziosa che arricchisce la conoscenza di uno dei protagonisti della vicenda politica italiana degli ultimi anni che ci aiuta a comprendere meglio ciò che è stato ma anche ciò che sarà. Che contribuisce a costruire un pezzo di futuro. Futuro presente anche in un passaggio significativo della lettera di commiato di Magri. «Nel lungo e doloroso intermezzo ho avuto modo non solo di riflettere sul passato ma anche di misurare il futuro. E mi sono convinto di non avere ormai né l’età, né l’intelligenza, né il prestigio per dire o per fare qualcosa di veramente utile a sostegno delle idee e delle speranze che avevano dato un senso alla mia vita. Intendiamoci, non escludo affatto che quelle idee e quelle speranze, riformulate, non si ripresentino nella storia a venire: ma in tempi lunghi e senza sapere come e dove. Comunque fuori dalla mia portata».
L’ultimo pensiero Lucio Magri lo dedica a Mara, la sua sposa. È un “post scriptum”. «Ciò che desidero è semplicemente uno sguardo affettuoso, o almeno amichevole, rivolto a una coppia d’innamorati sepolti in un piccolo cimitero, insieme». L’ultima parola scritta da Lucio Magri è “insieme” ed è sottolineato. Chapeau.


14 marzo 2011

La scoperta del mondo, Luciana Castellina



Avrei intitolato questo libro I bicchieri di Lenin e Clara Zetkin perché leggendo l’episodio si coglie la vera natura di Luciana Castellina, «giornalista e scrittrice, ma soprattutto militante politica», autrice de La scoperta del mondo.
Tutto ha inizio il 25 luglio del 1943 a Riccione. Sono le sette di sera e la quattordicenne Luciana gioca a tennis con una sua amica. Improvvisamente un poliziotto in borghese interrompe la partita e porta via con sé la piccola Anna Maria e suo fratello Romano. Hanno arrestato il duce a Roma e Anna Maria, l’amica che gioca a tennis con Luciana, è la figlia di Benito Mussolini e di Rachele. Il giorno successivo, il 26 luglio 1943, la piccola Luciana decide di cominciare a scrivere il suo Diario. Il libro è una lettura ragionata di quel diario, scritto fra il 1943 e 1948. Un viaggio che attraversa la crescita umana e politica di un’adolescente e svela una quotidianità che sappiamo essere diventata storia. Le parole del diario, scritte in corsivo, si giustappongono al testo corrente, in alcuni casi si fondono a ricomporre un puzzle la cui immagine finale assume la forma di un tempo presente nel passato. Vi è una naturale inconsapevolezza della portata degli avvenimenti in quelle parole scritte in corsivo. La piccola Luciana cresce e matura la sua consapevolezza politica in un tempo di grandi cambiamenti. La guerra, la fine della guerra, la ricostruzione. La nascita della Repubblica. E mentre la storia si materializza e cammina al suo fianco, la bellezza irrompe nella sua vita. I primi amori, il cinema, la pittura, i viaggi all’estero e appunto la scoperta del mondo.
«11 febbraio 1945. Più impegnativo è il secondo amore, uno studente di architettura. […] mi innamoro perdutamente di Carlo Aymonino proprio perché è mascherato da ufficiale della guardia, un abito che lo rende meraviglioso».
S’innamora di uno studente di architettura che vuole fare il pittore e che invece, forse suo malgrado, diventerà uno dei più importanti architetti italiani. La «pittura moderna» li unisce perché segna anche simbolicamente l’uscita dalla dittatura fascista e diviene perciò intimamente connessa alla politica.   
«30 aprile 1945. Un film straordinario, un cartone animato americano: Biancaneve e i sette nani» e ancora «7 dicembre 1946. Un film bellissimo al Capranica: Casablanca». Annotazioni scarne, quasi un twitt contemporaneo, un pensiero contenuto in meno di 140 caratteri. Brevi pause, momenti di serenità strappati a quella lunga e nera notte che è la guerra.
«9 agosto 1945, Compio sedici anni ed è appena scoppiata una bomba che sembra potrebbe distruggere il mondo intero, duemila volte più grossa della “Grand Slam” inglese che sembrava già enorme. L’hanno buttata gli americani su una città giapponese, Hiroshima, dove pare siano morti tutti, centinaia di migliaia. Fa caldo, ci sono 42 gradi, deve essere l’effetto della bomba».
La narrazione diviene così globale e il mondo si affaccia tragicamente tra le pagine del diario di Luciana. Gli accadimenti si susseguono a ritmo incalzante, «5 giugno 1946. La Repubblica ha vinto ma i monarchici hanno preso un sacco di voti», e segnano il passaggio definitivo della fanciulla al mondo degli adulti. La guerra è finalmente alle spalle e comincia il ritorno, lento, alla normalità. Pur non avendone i requisiti, frequenta infatti la terza liceo, riesce a partire per Parigi grazie a uno scambio di studenti tra l’università della capitale francese e quella di Roma.
«È così che, alla ricerca di un rifugio più urbano, faccio il mio ingresso a rue de Tournon 26, nel cuore del “quartier”, dove abita la famiglia Simon […] Casa Simon non è una casa qualsiasi: è uno dei centri della vita culturale dell’epoca, una sorta di succursale del Café de Flore, dove passano tutti i protagonisti di quella stagione: da Sartre e Simone de Beauvoir a Queneau, a Prèvert. Alcuni li ho sentiti nominare – Sartre, per esempio – […]».
L’America era ancora dall’altra parte della luna e Parigi in quegli anni era la meta agognata da chiunque aveva la possibilità di spostarsi, “era” il mondo. Ma la storia in quegli anni corre veloce e le si presenta ancora una volta in maniera tragica.
«3 maggio 1947. In Sicilia è successa una cosa terribile: hanno ammazzato un sacco di contadini che si erano radunati nella piana di Portella della Ginestra, vicino Palermo, con donne e bambini, per festeggiare il 1° maggio […]».
Siamo giunti così al 1947, anno importante nella storia personale di Luciana Castellina. È l’anno dell’iscrizione al Pci e del viaggio attraverso l’Europa distrutta dalla guerra. L’anno in cui Luciana Castellina scopre Praga, tappa fondamentale della sua vita politica. Grazie a Praga, che le spalanca gli occhi sul mondo, s’iscrive al Pci e ancora una volta Praga protagonista, nel 1969 dopo l’invasione sovietica, a determinare la radiazione dal suo partito. In quello stesso anno darà vita assieme a un gruppo d’intellettuali, Lucio Magri, Aldo Natoli, Luigi Pintor e Rossana Rossanda, all’esperienza de Il manifesto.
Con La Scoperta del mondo Luciana Castellina restituisce una testimonianza preziosa e ripropone una stagione in cui la militanza politica e l’impegno intellettuale consentiva alle giovani generazioni di condividere «la passione più bella: quella di cercare di cambiare il mondo». Una “primavera” che si fa ancora desiderare e che certo non giungerà semplicemente cambiando canale con il telecomando.



Titolo La scoperta del mondo
Autore Luciana Castellina
Editore nottetempo
Anno 2011


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