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15 agosto 2012

Volevo essere Paolo Valenti


«Cosa farai da grande?». Quando da bambino ti pongono questa domanda, la domanda a cui tutti i bambini devono rispondere almeno una volta nella vita, ti senti, oserei scrivere sei, anche se solo per un attimo, realmente al centro dell’attenzione e del mondo. Normalmente la risposta è sempre al di sopra delle righe, anche perché chi la pone si aspetta una risposta al di sopra delle righe. Astronauta, calciatore famoso, modella, attore sono le risposte più gettonate, quasi mai invece ci sono figure che appartengono alla quotidianità che abitiamo come il fornaio, l’operaio, l’impiegato piuttosto che la donna delle pulizie o la badante. Se si realizzassero davvero i sogni dei bambini vivremmo in un mondo di persone perfette, belle, brave e soprattutto con un lavoro molto remunerativo. Sappiamo invece che non è così e che sono pochi quelli che riescono a realizzare i propri sogni. Daniele Barone, quarantasettenne pescarese, è un ex bambino fortunato che invece ha realizzato il suo sogno nel cassetto. Ci ha sempre creduto, fin da giovanissimo. Dopo interminabili ed estenuanti partite “a pallone” sulla spiaggia di Pescara, quando rientrava a casa si chiudeva a doppia mandata nella sua stanza e immaginava di essere Paolo Valenti. Bastava capovolgere una sedia e “trasformare” altri mobili in oggetti da studio televisivo e la camera si trasformava, all’improvviso e come d’incanto, nel regno di “90° minuto”, la trasmissione culto per ogni appassionato di calcio che si conviene, e solo allora poteva avere inizio il suo gioco preferito: fare il giornalista sportivo. Una passione custodita e coltivata negli anni che lo ha portato prima a lavorare in una radio privata, “Daba dj” il suo nome d’arte, e poi «nel 1984 la radio per la quale lavoravo, Radio Flash, venne comprata dal gruppo TVQ e in quell’estate, abbastanza casualmente, dopo aver raccontato a qualcuno che avevo la passione per il giornalismo, mi spedirono in Trentino Alto Adige per seguire il ritiro estivo precampionato della Pescara calcio. Feci le mie prime interviste all’allenatore, Enrico Catuzzi, ai calciatori, ma soprattutto la mia prima telecronaca: l’amichevole Pescara-Campobasso. Le squadre si scambiarono il centravanti, De Martino al Pescara e Rebonato al Campobasso. La partita finì 1-1 e le reti furono segnate proprio dai due attaccanti». Dopo questa prima esperienza televisiva, l’ex bambino che sognava di diventare come Paolo Valenti, inizia una serie di collaborazioni con la carta stampata, qualche lavoro di ufficio stampa ma soprattutto emigra a Telemare, altra emittente televisiva locale. «Mi occupavo di tutti gli sport. La domenica succedeva spesso, dopo aver seguito un incontro di serie C di calcio ed avere realizzato i relativi servizi, di dover correre al Palaelettra di Pescara per gli ultimi minuti di una gara di pallacanestro e senza sapere nulla sull’andamento della gara, recuperando informazioni da qualche collega, improvvisare interviste post-gara, facendo finta di aver seguito ogni canestro. In quegli anni è nata anche la grande passione per la pallanuoto, seguendo con lo squadrone di Manuel Estiarte, Amedeo Pomilio e Marco D’Altrui, che ho avuto la fortuna di seguire in tutta Italia». Il 1987 è invece l’anno della chiamata alle armi, marinaio alla Capitaneria di porto di Ortona, vicino a casa ma lontano dallo stadio Adriatico al punto da non poter seguire da vicino, come gli sarebbe piaciuto, la prima promozione in serie A del Pescara di Galeone. Si rifà con gli interessi l’anno successivo che lo vede protagonista in televisione, questa volta su Rete 8 r come responsabile della redazione sportiva. In studio con lui il capitano di quel Pescara, Gian Piero Gasperini, oggi uno dei migliori allenatori italiani, e tanti personaggi famosi del mondo del calcio. «Mi ricordo con affetto di Enrico Ameri, già abbastanza anziano, che veniva a trovarci da Roma affrontando il viaggio con la sua vecchia Fiat Uno. Ogni volta c’era da fare una preghiera e sperare che potesse rientrare a Roma sano e salvo». Un anno di formazione molto importante per Daniele Barone soprattutto perché conosce e frequenta personaggi che solo qualche anno più tardi diventeranno personaggi di primo piano a livello nazionale. «La prima intervista a Massimiliano Allegri la feci sotto una palma dell’allora Motel Agip a Marina di Città S.Angelo. Un paio di giorni prima di partire per il ritiro estivo, lui parlava e due metri più in indietro la sua fidanzata, la ragazza di Livorno passata “alla storia” per essere stata abbandonata sull’altare. Mai avrei immaginato che quel ragazzo impacciato sarebbe diventato l’allenatore campione d’Italia. Oggi, siamo molto amici, mi manda sms per farmi distrarre durante le telecronache, per farmi ridere e indurmi a sbagliare». Ormai il sogno di diventare come Paolo Valenti si sta lentamente trasformando in realtà, una realtà che diventa di nuovo come un sogno il diciassette dicembre del 2000 quando realizza la sua prima telecronaca per una partita di calcio di serie A. La partita è Inter-Brescia, si gioca alla scala del calcio italiano, e il commento tecnico è affidato alla voce di Beppe, “lo zio”, Bergomi. La partita finisce 0-0 ma l’emozione di quel giorno è ancora tutta negli occhi e nel cuore di Daniele. Ormai il grande salto c’è stato e Daniele fa parte in pianta stabile della grande squadra di Sky sport. Nel 1994 Sky acquista i diritti della Serie B ed affida proprio a lui la responsabilità di gestire il nuovo palinsesto per la serie cadetta. «La grande novità fu “B Side”, il primo magazine dedicato alla serie B: un’ora di collegamenti e servizi. Una trasmissione molto fortunata. Con me in studio si alternavano Vincenzo Guerini, Stefano Nava e Maurizio Iorio». Poi sono arrivate anche la serie A e la Champions League anche se il suo, rimane il volto Sky della serie B. Tra pochi giorni invece taglierà un nuovo e prestigioso traguardo: inviato alle Olimpiadi di Londra. «Sarà la mia prima Olimpiade, un grande onore e una grande emozione poter andare a Londra. Seguirò i tornei, maschile e femminile, di pallanuoto. Mio compagno di telecronaca sarà Pino Porzio, ex allenatore della Pro Recco, medaglia d’oro con il settebello che vinse le olimpiadi di Barcellona 92». 
«Se puoi sognarlo, puoi farlo» diceva Walt Disney il papà di Topolino, un insegnamento utile e una strada da seguire. Daniele Barone quella strada l’ha seguita è oggi quel sogno di bambino è il suo lavoro.


11 marzo 2010

Carino, la prima icona di 90° minuto



Quando dovevi aspettare le 18.10 per vedere i gol della domenica calcistica la televisione era in bianco e nero. Si aspettava impazienti la sigla tarattattattatarattatarattattatatà…e quando appariva 90° sullo schermo, la faccia tranquilla e sorridente di Paolo Valenti, che officiava quel rito, era il lasciapassare per vedere finalmente i gol di Giggiriva, scritto e pronunciato senza soluzione di continuità, noto anche come Rombo di tuono, di Gianni Rivera, l’abatino come lo aveva soprannominato Gianni Brera, di Pietro Anastasi e Sandro Mazzola. Luigi Necco da Napoli, Giorgio Bubba da Genova, Piero Pasini da Bologna, Gianni Vasino da Milano, Beppe Barletti da Torino, Marcello Giannini da Firenze solo alcuni dei giornalisti che fanno parte dell’immaginario collettivo di ogni appassionato di calcio. Valenti leggeva i risultati della giornata e in rapida sequenza la classifica. Senza altri commenti si collegava con i primi campi di gioco. Si partiva dalle partite meno importanti per arrivare alle squadre più seguite in chiusura. Ma l’attesa per vedere finalmente le azioni in movimento non era finita. Quando iniziava il collegamento l’inquadratura era fissa sulla faccia del cronista che, senza immagini alle spalle, spiegava l’andamento della partita. Solo dopo, e non prima delle 18.25/18.30 arrivava la prima azione sugli schermi. A quel punto, la tensione si scioglieva e cominciavano i primi commenti. Uno spettacolo costruito esclusivamente sulle partite di calcio e il professionismo dei giornalisti. Non c’erano scenografie spaziali, tantomeno abiti di due taglie più piccole a fasciare, come mummie, i corpi di improbabili giornaliste da mostrare a un pubblico svogliato e volgare al pari degli autori dei tanti, inutili, programmi che oggi popolano i palinsesti televisivi.
Parlavano le immagini, e quando la partita non offriva spunti particolarmente interessanti, mi ricordo degli 0 a 0 talmente noiosi che al confronto trasmissioni come Tribuna politica di Ugo Zatterin diventavano cabaret, ci pensavano i giornalisti ad animare il collegamento in video con disquisizioni dialettiche che sono entrate nella storia del costume di quegli anni.
In questo senso quella trasmissione, 90° minuto, deve molto a un giornalista che è morto ieri, Tonino Carino da Ascoli, che per un breve periodo è stato anche caporedattore della sede Rai dell’Abruzzo. Insieme ai famosi calzini rossi di Costantino Rozzi, che ci ha lasciato qualche anno fa, indimenticato e indimenticabile presidente dell’Ascoli che si affacciava in quegli anni per la prima volta in serie A, Tonino Carino è e resterà un’icona di quella televisione e di quel calcio. Una televisione pensata e gestita da dirigenti seri (non si chiamavano ancora manager) e un calcio non drogato da alchimie finanziarie ma popolato da gente per bene. Di quel mondo faceva parte anche Tonino Carino. Un calcio lontano anni luce da quello di oggi. Quando era tutto in bianco e nero ma il mondo ci sembrava a colori, e si potevano mangiare anche le fragole.


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