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21 gennaio 2012

Se si confonde la goliardia e il cazzeggio con la politica


Sul profilo Facebook di Pierluigi Bersani, il segretario del partito democratico, campeggia l’immagine di uno dei quadri più famosi di Edward Hopper, Nighthawks del 1942, taroccata con l’aggiunta dell’immagine, ormai famosa, dello stesso Bersani seduto al tavolo di un locale con un bicchiere di birra davanti mentre scrive un intervento politico.
Bersani è un uomo di spirito è noto a tutti, e questo sottolinea un aspetto positivo in un mondo, quello della politica, dove tutti si prendono troppo maledettamente sul serio.
Ma perché Bersani ha postato quest’immagine sul profilo di un social network?
Pare che la foto in questione sia stata scattata e postata immediatamente su Twitter da un’avventore che si trovava nello stesso locale di Bersani. «Leader di grande partito del fu centrosinistra cerca compagni di bevute», questa la didascalia della foto. L’autore, non essendo un guru del social network in questione, mentre scrivo risultano essere 312 i suoi follower (e certamente questo numero è cresciuto in queste ore), 125 following e risulta aver scritto 471 tweet, si è ritrovato probabilmente al centro di un evento di comunicazione “a sua insaputa”.
Dopo pochi minuti è diventata una delle immagini più cliccate sulla rete ed è iniziato un dibattito surreale sulla sua interpretazione. Si spazia tra goliardia e cazzeggio e non sono mancati insulti e  dissertazioni filosofiche. C’è chi ci ha letto addirittura la solitudine della sinistra. Ci si è divisi tra chi era a favore e chi era contro in un tripudio di parole inutili e senza senso. 
Che un momento di riservatezza e concentrazione, e scrivere un intervento politico è un momento di riservatezza e concentrazione, si trasformi in tutto ciò è francamente deprimente. E poi ci lamentiamo della stampa spazzatura?


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16 settembre 2009

S’è persa la politica



In Italia s’è persa la politica. S’è persa e nessuno sa dove sia.
I due partiti più grandi presenti in Parlamento, Pdl e Pd, mostrano tutti i loro limiti, la sinistra non è più nemmeno un’idea, l’Italia dei Valori è Antonio di Pietro, l’Udc si barcamena, e la Lega la minoranza che governa. Mi sembra di non aver dimenticato nessuno.
Il conflitto sempre più stridente tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, un conflitto tutto politico e di contenuti e un contrasto insanabile sulla forma partito, rendiconta di un partito costruito troppo in fretta e senza nessuna logica se non quella di governare per governare. E così, forte di un largo consenso, forse troppo generoso, ottenuto alle ultime elezioni politiche, il Pdl sta per implodere, forse è già imploso. Quell’idea di mettere insieme Forza Italia, un non partito, e AN, il penultimo dei partiti, è fallita e ciò che verrà fuori dai chiarimenti, se mai ci saranno, tra Fini e Berlusconi, sarà comunque un’altra cosa. E il governare non aiuta a sanare i conflitti, anzi accentua le differenze. Gianfranco Fini ha parlato in maniera chiara di testamento biologico, di appoggio alla magistratura sulle indagini di mafia e di immigrazione. Altrettanto ha fatto Schifani, voce recitante della controparte. Le posizioni sono inconciliabili. Nei prossimi mesi saranno evidenti le conseguenze di questa presa di coscienza da parte di Gianfranco Fini e degli uomini di AN che siedono in Parlamento e che non si sono venduti, armi e bagagli, a Berlusconi.
Se Atene piange, Sparta non ride.
Il Pd, che si è costituito prima del Pdl, vive gli stessi problemi e forse sta anche peggio. Anche in questo caso la fusione a freddo di DS e Margherita, ha lasciato per strada molte vittime. Le prime vittime di questo matrimonio andato a male, sono tutte le componenti di sinistra che prima della fusione coesistevano nei Ds. Di questi ultimi si è persa ogni traccia e le possibilità d’intravedere la scialuppa di salvataggio a riva sono poche, pochissime, direi quasi nulle. Si può tranquillamente affermare che il Pd deve ancora nascere e la campagna congressuale lo sta dimostrando. Marino, Bersani e Franceschini non si affrontano con progetti diversi per L’Italia. Il dibattito congressuale che si legge sui giornali riguarda piuttosto la forma partito e i contenuti, la sostanza di questo partito. Si sta discutendo di quello che si sarebbe dovuto discutere alla fondazione del partito. Manca quindi a questo nostro Paese un partito d’opposizione in grado di mettere in campo, in un momento come questo che stiamo attraversando, un progetto alternativo di società rispetto alla destra.
L’Italia dei Valori, l’Udc e la Lega sono attori non protagonisti. O meglio, il giorno che la politica dovesse ritrovare la strada di casa, forze politiche come la Lega piuttosto che l’Italia dei Valori sono destinate a essere marginali.
Canta Fossati: «Dicono che c’è un tempo per seminare, e uno più lungo per aspettare. Io dico che c’era un tempo sognato che bisognava sognare».
Quel tempo non è oggi. Speriamo sia domani.


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5 gennaio 2009

Seconda stella a destra…



Scrive Edmondo Berselli, in un suo recente articolo, richiamando Albert Hirschman che c’è un tempo per le passioni e un tempo per gli interessi e che talvolta nell’agire politico le due dimensioni possono coesistere. A suo dire oggi per la sinistra è il tempo degli interessi, definire e mettere a fuoco le ragioni della crisi economica per creare i presupposti di una risposta politica adeguata. Verrà poi il tempo per le passioni. E aggiunge che la sinistra ha davanti a se molto tempo per mettere a punto idee e programmi per rendersi credibile prima come opposizione e poi come alternativa di governo.
Condivido in pieno questa analisi e partirei da qui per aggiungere due riflessioni: sulla questione morale e sulle forze politiche che compongono il centro sinistra.
Sono un garantista convinto e mai ho avuto pensieri giustizialisti né per quelli di destra né, ovviamente, per quelli della mia parte politica. Per essere più espliciti su questo tema, non ho mai pensato e non penso, che Berlusconi possa o debba essere sconfitto dalla magistratura per via giudiziaria. Così come non penso che la magistratura sia efficiente e brava quando indaga politici del centro destra e cinica e bara quando mette alla sbarra politici del centro sinistra.
Esiste oggi in Italia, e non solo in Italia a dire la verità, una questione morale che attraversa tutto il Paese e in maniera ormai indistinta amministratori di destra e di sinistra. Napoli, Pescara, Potenza, la regione Lombardia, sono solo la punta di un iceberg che rischia di travolgerci tutti e farci affondare assieme alle nostre miserie.
Il tempo dei nani e delle ballerine è ormai alle nostre spalle. Bisogna assumere un atteggiamento responsabile e fare in modo che tutto sia trasparente e che non vi sia alcuna ombra su chi amministra la cosa pubblica. A nulla servono “furberie” o “tecnicismi” dell’ultima ora, non è così che si risolvono queste questioni.
Serve rigore e trasparenza.
Perché da noi non succede quello che in casi analoghi succede in altri paesi del mondo? Per esempio in America, dove il governatore del New Mexico, sotto inchiesta, rinuncia all’incarico al commercio nel nuovo governo di Barack Obama?
La seconda riflessione è sulle forze che compongono il campo politico del centro sinistra.
La crisi che attraversa il partito democratico è sotto gli occhi di tutti. La sconfitta alle elezioni politiche, il tonfo, in termini numerici, alle elezioni regionali d’Abruzzo. Amministratori inquisiti e in galera, su tutto il territorio nazionale, una palese incapacità di essere opposizione in Parlamento e soprattutto nessuna reale autocritica di fronte agli eventi che giorno dopo giorno, inesorabilmente, minano il consenso nei suoi confronti.
Le forze che si richiamano esplicitamente alla sinistra non sono in Parlamento e in questo primo scorcio di legislatura non hanno saputo catalizzare l’attenzione su se stesse e perciò sono residuali e non incidono nella società.
L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, in un paese normale sarebbe la destra politica.
Quello di cui abbiamo bisogno è perciò una profonda rivisitazione dell’attuale assetto politico nel campo del centro sinistra. Per rialimentare quella passione di cui parlava Berselli c’è bisogno di un progetto politico credibile e di una nuova idea di società.
Spetta al partito democratico fare la prima mossa. È il partito più grande.
Azzeri tutte le sue cariche interne. Avvii una vera stagione congressuale su un nuovo progetto politico capace di includere anziché escludere. Si faccia un congresso con tesi politiche anche contrapposte e si indichi il campo di appartenenza politica in ambito europeo.
La sinistra, unita, sia capace di confrontarsi su un grande progetto di trasformazione della società e ri-cerchi le condizioni politiche per concorrere con il partito democratico alla guida del paese.
In tempi rapidi, senza trucchi e senza inganni. Lo si faccia soprattutto con gente seria e onesta.
Sempre Berselli scrive che “Il Paese va riportato alla decenza”, anche su questo sono d’accordo. Aggiungo che l’Italia non tornerà a essere un paese decente da solo. Dovremo essere  noi a ripristinare la decenza perduta. Nella vita di tutti i giorni con scelte e comportamenti sempre seri e responsabili.
Oggi e per sempre.


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7 dicembre 2008

Non ce lo meritiamo, a prescindere



Nell’ultima settimana pare scatenato. Parla a ruota libera su tutto e come sempre senza alcun pudore.

Sulla questione morale nel Pd, 6 dicembre 2008

“È innegabile che ci sia, e c'è assolutamente una questione morale all'interno del Pd”

Su Bettino Craxi, 5 dicembre 2008

“Il cortometraggio su Bettino Craxi andrebbe proiettato anche nelle scuole, per dare alle nuove generazioni i necessari spunti di riflessione sul modo in cui è finita la Prima Repubblica e sulla falsa rivoluzione giudiziaria che portò alcuni settori della magistratura a teorizzare la supplenza delle toghe sulla politica.”

Sulla libertà di stampa, 2 dicembre 2008

“Io Sky la capisco ma non capisco come mai i direttori dei giornali invece di chiedersi perché c'era un privilegio, attaccano me. Vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa. Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere.”


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