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21 dicembre 2009

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Il caso Marrazzo

Oscar.
«È un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto», canta, con voce anch’essa incerta, Tonino Carotone. L’apripista, e lungi da me l’idea di un doppio senso, è stato Silvio. Non Berlusconi ma Sircana; poi è venuto Silvio Berlusconi e infine, nel senso di fino ad ora, Piero Marrazzo.

Ci sono aspetti della vita collettiva che rispondono alle stesse regole dei numeri primi, sono così e basta. Un uomo che ha responsabilità pubbliche non può avere comportamenti ambigui, deve rendere conto di ciò che fa. Ma ve l’immaginate Enrico Berlinguer o Aldo Moro fotografati in mutande con una prostituta (o) (o e a)?


Enzo.
Nella Berlino nazista c’era il Salone Kitty, un bordello pieno di microfoni con i quali i servizi segreti registravano le confidenze dei frequentatori alle prostitute che vi lavoravano. Il materiale sonoro serviva a ricattare. Dei 25 mila dischi ricavati non rimane un solo esemplare. Oggi il meccanismo sembra ripetersi a via Gradoli, un angolo di Roma la cui notorietà risale al caso Moro.
Il numero 96, dove è avvenuta l’irruzione del luglio scorso, annoverava l’appartamento brigatista scoperto… per caso?


26 ottobre 2009

Di diciottenni, trans e di carabinieri. Storia di un paese che non c’è più.



«É un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto», canta, con una voce anch’essa incerta, Tonino Carotone. L’apripista, e lungi da me l’idea di un doppio senso, è stato Silvio. Non Berlusconi ma Sircana, il portavoce dell’allora Presidente del Consiglio, Romano Prodi. Poi è venuto, e anche qui lasciate perdere i doppi sensi, Silvio Berlusconi e infine, nel senso di fino ad ora, sono le 12.30 del 26 ottobre 2010, Piero Marrazzo il Governatore della Regione Lazio. Tutti inciampati, per usare un eufemismo, in debolezze private.
Lasciamo perdere il giudizio morale che non c’interessa, o meglio non m’interessa, solo in un Paese bigotto, infatti, si può discutere con tanto accanimento dei gusti sessuali di singole persone, ma valutiamo il merito di quest’ultima vicenda per analizzare le conseguenze che può avere per la collettività, per noi tutti.

Un uomo politico in vista, il Presidente di una delle Regioni più importanti d’Italia, la regione della Capitale d’Italia, intrattiene rapporti con un transessuale. Probabilmente si reca a questi incontri con la macchina di servizio, e cede al ricatto di alcune persone che hanno scoperto la tresca.

Chi sono queste persone che ricattano l’uomo politico beccato in mutande?

Sono altri uomini politici?

Sono delinquenti di bassa lega che affollano l’universo della prostituzione?

Sono sbandati che casualmente hanno fatto lo scoop?

No, sono carabinieri. E subito dai piani alti dell’Arma si è detto, sono solo alcune mele marce.

Intanto direi che più che di alcune mele marce trattasi di un piccolo cestino e in ogni caso anche se fosse stato solo un carabiniere, la faccenda è tutt’altro che banale o da liquidare con un’alzata di spalle.

Siamo cioè di fronte alla rappresentazione plastica del disfacimento di una società, la nostra, quella italiana.
Assistiamo ad uno scontro cruento e infinito tra istituzioni, il Presidente del Consiglio contro la Consulta e il Presidente della Repubblica, solo per citare gli ultimi esempi. Il livello della corruzione non sembra essere diminuito dopo l’esperienza di Mani pulite del 1992. Le forze dell’ordine, in questo caso i Carabinieri, che invece di vigilare sulla nostra sicurezza e tutelare la collettività da abusi e mal funzionamento delle Istituzioni, si pongono a loro volta al di fuori della legge e divengono ricattatori.

Ci sono aspetti della vita collettiva che rispondono alle stesse regole dei numeri primi, non si devono e non si possono spiegare, sono così e basta. Ad esempio che non si uccide è un patrimonio comune ormai, assimilato dopo anni di Diritto, tutti sanno, infatti, che non si uccide e non ci chiediamo più il perché. Allo stesso modo un uomo che ha responsabilità pubbliche, che è stato scelto dagli elettori, non deve avere comportamenti ambigui. Così come le forze dell’ordine, devono essere un riferimento di comportamento per i cittadini e più in generale chiunque ricopra un incarico che ha risvolti pubblici deve rendere conto di ciò che fa.

«La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto» scrisse Plutarco, figuriamoci Cesare si può chiosare.

Sono segni tangibili del degrado in cui versa il Paese e nessuno sembra essere in grado di invertire questa rotta.

Che fare allora? Che giudizio esprimere su queste miserie che ci attraversano?

Una risposta possibile è quella di elevare il livello culturale della collettività. Di lavorare e investire su una crescita complessiva in grado, essa sola, di aumentare il grado di consapevolezza di ognuno di noi. Diventa perciò prioritario per chiunque governi questo Paese investire sulla scuola. È questa a mio avviso la vera priorità dell’Italia, più della mancanza del lavoro, più della precarietà della vita stessa. Senza una scuola migliore e per tutti siamo destinati a essere sempre più marginali nel mondo, ma soprattutto ad assistere inermi a tutto ciò che succede attorno a noi.

È un processo lungo. Ci vorrà molto tempo. Ma non abbiamo altra scelta.


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