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27 febbraio 2011

Analfabeta di governo



Ascoltare Berlusconi parlare in pubblico, soprattutto quando tiene comizi, è un’esperienza esilarante. Un vocabolario scarno, popolato di pochi, pochissimi vocaboli, ma soprattutto una povertà di linguaggio che testimonia di un uomo ignorante, intimamente ignorante. Nella storia dell’Italia repubblicana sarà ricordato certamente per essere stato il più ignorante tra i Presidenti del Consiglio. Almeno fino a oggi, A.D. 2011.
In attesa della prossima castroneria, tralasciando la solita litanìa che prevede in ordine di apparizione comunista, gay, non mettiamo le mani in tasca agli italiani, nel weekend, non potendo organizzare bunga bunga, ha tenuto due comizi. In uno di questi si è lanciato contro la scuola pubblica e gli insegnanti. Queste le sue parole.
«Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori».
Un’affermazione generica e priva di significato. Un uomo di governo dovrebbe sempre motivare le sue affermazioni altrimenti, e questo è sicuramente il caso, abbiamo tutte le ragioni per affermare che siamo al cospetto di un’analfabeta di governo.
Berlusconi non ha né la statura morale tantomeno la preparazione culturale per fare un’affermazione del genere. Un uomo costretto a pagare ragazze poco più che maggiorenni, nel migliore dei casi, anche solo per restare a cena con lui non può parlare di valori e di famiglia. Così come una persona che si vanta di non leggere un libro da più di trent’anni, è una sua affermazione, non può avere la presunzione di parlare di scuola.
Se volesse interrompere l’astinenza, di lettura, gli consiglio un libro di Erri De Luca, s’intitola Il giorno prima della felicità. Per farlo appassionare una piccola anteprima.
«C’era una generosità civile nella scuola pubblica, gratuita che permetteva a uno come me di imparare. Ci ero cresciuto dentro e non mi accorgevo dello sforzo di una società per mettere in pratica il compito. L’istruzione dava importanza a noi poveri. I ricchi si sarebbero istruiti comunque. La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria, e però tra le sue mura permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori».


19 settembre 2010

14 marzo 2011, l’incubo è finito. Che la primavera abbia inizio.



Roma 15 marzo 2011. Manca una settimana all’inizio della primavera ma per il popolo di centro sinistra italiano la primavera è oggi e qui. Il Partito democratico, Sinistra Ecologia e Libertà e l’Italia dei Valori hanno vinto le elezioni politiche e archiviano, si spera in maniera definitiva, l’era di Silvio Berlusconi.
Ma andiamo con ordine e facciamo un piccolo passo indietro per ripercorrere le tappe che hanno portato a questo successo insperato fino a qualche mese fa.
Era il 5 settembre del 2010 e dopo un’estate rovente per Silvio Berlusconi arriva quello che può essere definito il colpo di grazia per il Partito della Libertà: il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello.
Fini sancisce la fine del Pdl e traccia la rotta per una nuova destra italiana, europea e autenticamente liberale. I giorni successivi registrano un rincorrersi di voci e una ricerca spasmodica di voti in Parlamento per mantenere in vita il Governo che neanche la stampa di regime riesce a supportare con l’entusiasmo necessario. Si arriva così rapidamente alla necessità di indire elezioni politiche anticipate dopo l’inutile tentativo del presidente Napolitano di cercare in Parlamento le ragioni di una continuità istituzionale che non trova più nessuna sponda.
Prima che inizi la campagna elettorale vera e propria si registrano altri due fatti che risulteranno essere determinanti per la vittoria del centro sinistra. Il primo è l’uscita di Totò Cuffaro dall’Udc. Durante il tentativo di convincere alcuni deputati centristi ad appoggiare il Governo Berlusconi s’incrinano i rapporti tra Casini, che rivendica la sua posizione terzista sia rispetto al Governo in carica sia rispetto al precedente governo Prodi, e l’ex governatore siciliano fino al punto di non ritorno. Il secondo elemento è la campagna delle primarie per l’individuazione del leader della coalizione di centro sinistra. Pierluigi Bersani con un discorso alla nazione, che sarà ricordato come uno dei momenti più alti della politica italiana degli ultimi anni, annuncia la data delle primarie di coalizione che vedono in competizione lo stesso Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Sarà una competizione vera, aspra, che porterà i tre leader in giro per tutta l’Italia. Il popolo del centro sinistra si appassiona e con una partecipazione che supererà anche le più rosee previsioni decreta la vittoria di misura del segretario del Pd su un Nichi Vendola che esce dalla competizione con una nuova dimensione politica che porterà Sinistra Ecologia e Libertà a risultati elettorali eccezionali.
Siamo in pieno inverno e i giochi nelle rispettive aree politiche sono giunti al termine. Tre i candidati premier. Silvio Berlusconi guida una coalizione che vede schierati al suo fianco, Forza Italia allargata ad alcuni degli ex colonnelli di An, la Lega Nord di Umberto Bossi e la Destra di Francesco Storace. Gianfranco Fini è il candidato premier del terzo polo che vede come protagonisti il suo nuovo partito Fli, Casini con l’Udc e Francesco Rutelli con Alleanza per l’Italia. E infine Pierluigi Bersani che è riuscito a portare tutto il Pd in una coalizione che vede in Nichi Vendola con Sinistra Ecologia e Libertà e Antonio di Pietro e l’Italia dei Valori gli alleati.
Si arriva così a ridosso del voto dopo una campagna elettorale che ha visto le piazze d’Italia riempirsi, per ascoltare le parole e le promesse della politica, come non accadeva da diverso tempo. I sondaggi non vengono ritenuti affidabili perché quasi tutti gli istituti di ricerca riscontrano un grande movimento nel popolo degli indecisi e dei non votanti che non sono in grado di valutare.
Il confronto televisivo tra i tre leader non ci sarà perché Berlusconi rifiuterà d’incontrare i candidati delle due coalizioni concorrenti. Pone una serie di condizioni, giornalisti e domande scelte dai candidati, diritto di avere l’ultima parola nel primo e nell’ultimo giro di domande, che non saranno accettate da Fini e Bersani. Succede così che la Rai e Mediaset sono costrette a intervistare singolarmente i tre aspiranti premier, mentre La 7 con Enrico Mentana ospiterà in studio Bersani e Fini in un confronto che sarà seguitissimo. Anche Sky e Current apriranno le porte al confronto tra i due leader così come faranno sul web Il Corriere della Sera e la Repubblica.
Si arriva cosi al 14 di marzo, a oggi.
Pierluigi Bersani vince le elezioni con un buon margine su Gianfranco Fini, terzo, nella sorpresa generale, Silvio Berlusconi.
Si apre da oggi un nuovo capitolo della storia italiana. Un capitolo che speriamo non ci riservi più le nefandezze, la cialtroneria e il malaffare di questi ultimi anni e che invece al contrario ci riservi un lungo periodo di buona politica. Un lungo periodo in cui l’interesse generale prevalga sull’interesse personale. Un lungo periodo in cui la lotta al precariato, investimenti sempre più significativi per la scuola, uno sviluppo economico sostenibile al nord come al sud, lotta all’evasione fiscale, lotta alla criminalità organizzata, riforme istituzionali e una legge europea sul conflitto d’interessi, i punti salienti della coalizione di centro sinistra che ha vinto le elezioni, siano la stella polare della nuova classe dirigente che rappresenta il popolo italiano in Parlamento.

P.s.: Da qualche giorno c’è una voce insistente che circola negli ambienti politici. Ci sarebbe un accordo tra il Centro Sinistra e il Centro Destra di Fini, Casini e Rutelli. L’accordo prevede un percorso comune su due punti programmatici: legge elettorale e conflitto d’interessi. Nel merito restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i candidati e superare la legge porcata, e varare una legge sul conflitto d’interessi di stampo europeo per evitare in futuro che possa ritornare l’incubo da cui ci siamo appena liberati. Questi due provvedimenti dovrebbe essere calendarizzati all’apertura del nuovo Parlamento. In nome di questo accordo Pier Ferdinando sarà eletto Presidente del Senato prima e Presidente della Repubblica alla scadenza del mandato di Giorgio Napolitano. Gianfranco Fini potrà così dedicarsi alla costruzione della nuova destra e Bersani con Vendola, Di Pietro e tutto il centro sinistra, governare per cinque anni.


13 febbraio 2010

Né santi, né poeti, forse navigatori



Il trucco ormai non funziona più. Ogni qualvolta uno scandalo appare all’orizzonte, sia che lo riguardi direttamente sia indirettamente,  lo schema difensivo è sempre lo stesso: magistrati che non fanno il loro dovere e donne. Tanto più grande è lo scandalo tanto più si spinge oltre ogni decenza immaginabile l’attacco alla Magistratura e l’uso del corpo femminile come scudo umano per parare qualunque colpo. A Berlusconi, che è grande appassionato e cultore di calcio, non sfuggirà che quando una tattica si ripete sempre uguale a se stessa, smette di essere produttiva. Questa sua difesa sempre uguale a se stessa somiglia molto al fallo tattico al quale ricorrevano sistematicamente le squadre che giocavano con il 4-3-3 all’inizio degli anni Ottanta, compreso il suo primo Milan, il Milan di Sacchi. Quella tattica oggi non è più utilizzabile perché gli arbitri hanno capito il sistema e sono molto più attenti al fallo sistematico.
Così oggi che si profila l’ennesimo scandalo politico, corruzione per i lavori alla Maddalena previsti per il G8 che poi si tenne a L’Aquila, Berlusconi parte a testa bassa utilizzando il solito schema.

Il tema vero qui come per i mondiali di nuoto a Roma e per tutte le non emergenze che il Governo Berlusconi fa gestire direttamente alla Protezione Civile, non è Francesca o i massaggi a cui ricorre Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile. Il tema vero qui è una corruzione dilagante e un “sistema gelatinoso”, che sembra inglobare tutto e tutti. E qual è stata la reazione di Berlusconi? Prima l’attacco a testa bassa ai magistrati e poi, approfittando dell’ennesima ribalta internazionale, questa volta con il premier albanese Sali Berisha, dopo «le battute sui negri, gli ebrei, le puttane» tocca alle belle donne.

Il  “sistema gelatinoso”, di cui parlava in un’intercettazione telefonica Paolo Desideri, non riguarda solo gli appalti per i lavori pubblici ma bracca tutti. Ne è intriso il cielo. Un degrado civile che, oggettivamente, era difficile ipotizzare. La politica non è in grado di dare una risposta e soprattutto di offrire soluzioni. La classe dirigente, questa volta in senso lato, del nostro Paese, è come ipnotizzata da ciò che sta succedendo quando non addirittura complice.

«La bellezza salverà il mondo» afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij, potremmo accontentarci dell’Italia per il momento, anche perché ormai è chiaro innanzitutto a noi stessi che non siamo un popolo di santi, tantomeno di poeti, forse di navigatori, sempre che il navigatore satellitare funzioni.


15 dicembre 2009

niente di personale



Chi ha colpito Tartaglia?
Il volto insanguinato di Berlusconi ha fatto il giro del mondo. Un giro del mondo non in ottanta giorni come scriveva Giulio Verne ma in poche, pochissime, ore. E insieme alle immagini, ovviamente, commenti e ancora commenti e parole.

Ma la statuetta del Duomo di Milano lanciata da Tartaglia chi ha colpito? Ha colpito il Presidente del Consiglio o Silvio Berlusconi?

In un bell’articolo pubblicato su La Stampa, Perché mi odiano?, Massimo Gramellini riflette su questo tema e scrive: «Invece Berlusconi viene colpito proprio in quanto Berlusconi. Non un politico, ma un’icona, una rockstar. Uno che suscita sentimenti estremi: nei fan (l’inno della Dc tedesca non si intitola «meno male che Angela c’è») come nei detrattori. Lui parla alle viscere prima che ai cervelli: e le viscere sono incontrollabili, da esse può scaturire tutto il bene e tutto il male del mondo. Questo, ovviamente, non significa giustificare il gesto di uno squilibrato e la violenza verbale di chi lo esalta sul web.»

Dopo aver ascoltato in questi due giorni tante banalità e soprattutto tanta ipocrisia, in pochissimi infatti si sono distinti per indipendenza di giudizio, il pensiero di Gramellini riconcilia con la ragione. Sono d’accordo con la sua analisi e aggiungerei che la corte del capo farebbe bene a non essere più realista del re così come ci ha abituati in questi ultimi anni, e le opposizioni tutte, nel palazzo e fuori del palazzo, farebbero bene a distinguere fin da subito la violenza subita dall’uomo, che è da condannare senza neanche discutere, dalla pericolosità e violenza verbale che lo stesso veicola in ogni suo discorso pubblico. Come non ricordare infatti le parole pronunciate a Bonn in una riunione europea del Ppe da Berlusconi: «Ormai la sovranità è passata al partito dei giudici e la Corte Costituzionale non è un organo di garanzia ma politico. Dobbiamo fermare questo meccanismo con una riforma costituzionale.»

Parole che hanno scatenato un vero e proprio terremoto politico, che ha visto prendere le distanze perfino del Presidente della Camera e cofondatore del Pdl, e alle quali ha risposto anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando di «attacco violento alle istituzioni.»

Perciò, e per concludere, l’aggressione e la violenza subita da Berlusconi sono da condannare senza se e senza ma, ma la contrapposizione politica resta perché il disprezzo che ha mostrato il Presidente del Consiglio verso tutte le Istituzioni repubblicane è una ferita grave per la nostra democrazia.


A proposito di Totti e Spalletti

Totti dichiara che Ranieri ha saputo dare un carattere vincente alla Roma. Un carattere che prima di Ranieri non aveva e che adesso l’obiettivo della qualificazione in Champions è possibile e vicina.

Trovo questa affermazione ingenerosa nei confronti di Luciano Spalletti, l’allenatore che Ranieri ha sostituito sulla panchina della Roma. In questi ultimi anni, gli anni di Spalletti appunto, la Roma ha espresso un buon calcio, a detta di molti il miglior calcio italiano, e ha raggiunto risultati importanti. Due anni fa alla fine del primo tempo dell’ultima partita di campionato, era la vincitrice del torneo. Quella squadra era la stessa di oggi. E in quanto a carattere, Totti dovrebbe ricordare che quando subì l’infortunio, prima dei mondiali, la Roma ebbe una reazione talmente forte che stabilì il nuovo record di vittorie consecutive per il campionato italiano. Se c’era una qualità nella Roma di Spalleti era proprio il carattere che suppliva a diverse lacune tecniche.

In questo senso le parole di Totti sono prive di significato e di valore. Forse il capitano della Roma ha voluto così giustificare il suo assenso al cambio di allenatore, quando nei giorni convulsi dell’allontanamento di Spalletti, che è bene ricordarlo ha rinunciato al suo stipendio per non pesare sui conti della Roma, fu chiamato assieme a De Rossi, a sancire l’operazione in corso.

Penso che un calciatore per quanto importante nell’economia di una squadra non debba decidere sulla sorte di un allenatore. Sono ruoli diversi. Il calciatore gioca, il dirigente dirige.

Così come un calciatore non dovrebbe decidere sulle sorti di un suo compagno di squadra e in questo senso penso alla cessione di Antonio Cassano.

Totti ha sbagliato in entrambe le situazioni. Ed è un peccato perché questi comportamenti, a mio giudizio, inficiano anche la sua bravura calcistica. Così come sbaglia la società della Roma a permettere che alcuni calciatori s’intromettano in questioni che non attengono al campo.

P.s.: Nel caso dell’allontanamento di Spalletti un ruolo attivo lo ha avuto anche De Rossi, che viene indicato come Capitan futuro. Non avendolo avuto nella cessione di Cassano ha pensato di rimediare sposando le ragioni di Marcello Lippi contro il fuoriclasse barese. Mezzucci.


6 settembre 2009

Videocracy - Basta apparire



Videocracy è un film di Erik Gandini. Immagini della mutazione genetica di un popolo.

Protagonisti Lele Mora e Fabrizio Corona in versione parlante, Flavio Briatore e Simona Ventura silenti ma comunque presenti e su tutti il grande capo: il Presidente.

Lele Mora nella sua casa bianca, tra le pareti bianche, di bianco vestito, nel letto bianco, cerca di spiegare il suo lavoro e il mondo che abita. Ci si trova bene e si vede. Così come si trova a proprio agio con il Duce, Benito Mussolini. Non la fotocopia sbiadita, il Presidente, ma proprio l’originale. E mostra, a favore di telecamera, felice con un bimbo a cui hanno appena regalato il trenino nuovo, la suoneria del suo telefonino: faccetta nera. Candido come i vestiti che indossa, con il suo colorito roseo nonostante la Sardegna, si mostra fiero di queste sue convinzioni.

Fabrizio Corona al contrario non ha vestiti bianchi e non abita una casa bianca. È piuttosto nero, nel senso di abbronzato e tra una doccia e l’altra fa in modo di apparire in versione adamitica. Anche Fabrizio Corona spiega il suo lavoro, un po’ più facile da comprendere rispetto a quello di Lele Mora, e contestualmente c’informa dei suoi guadagni. C’è una categoria di persone, e Corona appartiene a questa categoria, che valuta e si autovaluta, in relazione a ciò che guadagna. Indipendentemente da come lo si guadagna.

Flavio Briatore e Simona Ventura sono nel film Flavio Briatore e Simona Ventura. Il primo sempre “insaccato” nel suo doppiopetto e con le pantofole ai piedi, la seconda sempre trionfante tra il “suo” pubblico.

E poi c’è il Presidente. Presente in ogni luogo anche quando presente non lo è. Il film parla del mondo che lui ha creato e per questo, ovviamente, è il protagonista.

Il mutamento genetico di un popolo, che è il vero tema del film, è rappresentato plasticamente da un ragazzo che ha come obiettivo e massima aspirazione nella vita, diventare popolare e subito dopo famoso. Di mattina fa l’operaio ma quando smette i panni di Cipputi si trasforma nella versione italiana, a suo dire, di un uomo che è il risultato di un incrocio tra Jean-Claude Van-Damme e Ricky Martin. Pur di apparire in televisione fa, quasi di professione, il pubblico.

Un film per certi versi minimalista che diventa kolossal quando sullo schermo irrompe lo spot elettorale di Silvio Berlusconi che ha come refrain: meno che Silvio c’é.

Erik Gandini con una semplice sequenza d’immagini, e facendo, banalmente, ascoltare ciò che hanno da dire i protagonisti di questo reality show, Lele Mora e Fabrizio Corona su tutti, riesce a restituire allo spettatore il vuoto di valori e lo squallore di un mondo di cartone che al primo, vero, acquazzone sarà spazzato via.

È una realtà che non m’appartiene. Che non riconosco. Un senso di smarrimento m’assale. Dura un’attimo, giusto il tempo di chiudere gli occhi e far calare il sipario su quel mondo di cialtroni. Scendo le scale per guadagnare l’uscita e dalla mia memoria affiorano, profetiche, le parole, di Pasolini: «Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d’informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre». (Corriere della Sera, 9 dicembre 1973).

Fuori l’aria è fresca e piove. Finalmente.



5 febbraio 2009

niente di personale



Governo di destra_uno.
Un decreto legge del governo di destra anche per la vita
Il Governo ha predisposto un decreto legge con un unico punto “Disposizioni urgenti in materia di alimentazione ed idratazione”, lo ha fatto per interferire nella vicenda umana di Eluana Englaro e dei suoi familiari. È una cosa indecente e inaccettabile. Se anche il presidente Napolitano dovesse avallare una scelta di questo tipo credo che dovremo mobilitarci tutti per non accettare la dittatura di due minoranze: della chiesa cattolica e della destra.
In questo senso faccio mie le parole di Natalino che in un commento al post su Eluana scrive: Il controllo dei corpi è una caratteristica fondamentale dei governi teocratici e fascisti, che propagandano il controllo stesso come misura di protezione. Chi ha consegnato la propria coscienza al regime non è più in grado di distinguere tra parole e realtà.Indecente_uno

Governo di destra_due
Approvato il pacchetto sicurezza: schedature e medici collaborazionisti
Il Senato ha approvato il pacchetto sicurezza di cui tanto parlavano le forze politiche di destra che sostengono il Governo. Via libera a schedature, tassa sul permesso di soggiorno e ronde padane, ma soprattutto medici che devono denunciare i pazienti clandestini. S’impone la linea razzista della Lega che cortigiani di poco conto votano senza provare vergogna alcuna. Indecente_due

Governo di destra_tre
Le ballerine raccomandate di Berlusconi
In principio furono le foto in una delle sue ville in Sardegna a fare il giro dei giornali che si occupano di gossip. Lui fotografato con tre o quattro fanciulle sulle gambe, poi furono i bigliettini mandati in Parlamento a neo deputate molto giovani, poi tutto il chiacchiericcio sulle ministre e infine le donne raccomandate a Saccà. Elena Russo la raccomandata in questione è la protagonista dello spot della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul tema dei rifiuti a Napoli. Senza pudore. Indecente_tre


26 gennaio 2009

niente di personale



L’uomo indecente
La battuta sui militari e le donne per rispondere a una domanda sugli stupri, “Impossibile prevenirli. Servirebbero tanti soldati quante belle donne” evidenzia una volta di più, se ce ne fosse ancora bisogno, che l’uomo, Silvio Berlusconi, è un uomo indecente oltre che ignorante. Del resto, si sa, non bastano i soldi a modificare una persona. Sono sempre di più le occasioni in cui pensando di fare una battuta scivola sulla classica buccia di banana. Il problema serio è che lui è convinto di aver fatto solo una battuta. Questo vale per gli stupri, come per le corna al ministro spagnolo piuttosto che la battuta al primo ministro norvegese o il cucù alla Merkel.

Antagonisti delle chiacchiere
Tanto tuonò che piovve si potrebbe dire e a Chianciano lo scorso fine settimana, Nichi Vendola, Franco Giordano, Gennaro Migliore e tanti altri militanti e dirigenti di Rifondazione Comunista lasciano il partino e si dirigono verso altre sponde. Il cantiere della sinistra per essere più precisi che prenderà forma a partire dalla fine di febbraio per avere la sua formalizzazione entro l’anno.
Si sa che quando c’è una scissione volano parole grosse e le accuse reciproche sono il pane quotidiano per molti giorni. Ma la definizione che Vendola ha dato di Ferrero & Company mi sembra una definizione “felice”: Antagonisti delle chiacchiere.
Nella sua semplicità esprime bene l’essenza di quel partito.

La première dame
Ieri sera ho seguito l’intervento di Carla Bruni da Fabio Fazio. L’ho fatto spinto dalla curiosità per le invettive nei suoi confronti proferite nei giorni scorsi da una presunta show girl italiana.
Non avevo mai ascoltato prima di ieri sera Carla Bruni e devo dire che, a differenza di come mi capita spesso ultimamente, non mi sono vergognato di essere italiano ieri sera.


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14 gennaio 2009

Senza parole



«No, non andrò all’insediamento di Obama: non sono andato a quello di Bush e poi sono un protagonista non una comparsa»
Silvio Berlusconi, Ansa 13 gennaio ore 17.20


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7 dicembre 2008

Non ce lo meritiamo, a prescindere



Nell’ultima settimana pare scatenato. Parla a ruota libera su tutto e come sempre senza alcun pudore.

Sulla questione morale nel Pd, 6 dicembre 2008

“È innegabile che ci sia, e c'è assolutamente una questione morale all'interno del Pd”

Su Bettino Craxi, 5 dicembre 2008

“Il cortometraggio su Bettino Craxi andrebbe proiettato anche nelle scuole, per dare alle nuove generazioni i necessari spunti di riflessione sul modo in cui è finita la Prima Repubblica e sulla falsa rivoluzione giudiziaria che portò alcuni settori della magistratura a teorizzare la supplenza delle toghe sulla politica.”

Sulla libertà di stampa, 2 dicembre 2008

“Io Sky la capisco ma non capisco come mai i direttori dei giornali invece di chiedersi perché c'era un privilegio, attaccano me. Vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa. Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere.”


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