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Diario
 


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16 maggio 2012

La vertigine dello spazio


Gli edifici industriali dismessi così come le ex zone industriali esercitano, da sempre, un fascino particolare non solo nei confronti degli artisti ma anche dei semplici cittadini. Sono memorie della modernità, monumenti che diventano tali sotto i nostri occhi. Un fenomeno comune a molte città, non solo italiane. In alcuni casi la loro rivitalizzazione e ristrutturazione, paradigmatico il caso di Bilbao in Spagna, è il volano per la rinascita dell’intera città. Non so se succederà la stessa, identica, cosa per il progetto della “Città della Musica” sul sito dell’ex inceneritore a Pescara, certo è che le premesse ci sono tutte.
«L’area di progetto assume una posizione strategica all’interno dell’ambito metropolitano Chieti-Pescara che gravita intorno alla vallata del fiume Pescara. Con un progetto di riconversione delle numerose fabbriche dismesse, l’area si può affermare come luogo di una nuova centralità urbana, un nuovo “foro” nel punto di intersezione di due importanti infrastrutture viarie: l’asse attrezzato Chieti-Pescara e la circonvallazione Montesilvano-Francavilla», questo è il pensiero del progettista, il prof. architetto Luigi Coccia, (del gruppo di progettazione, 2C+dG, fanno parte anche gli architetti Isabella Cipolla e Carlo Di Gregorio) che “vede” una nuova centralità in luogo di un’area popolata di tanti, troppi, ex edifici. 
Il primo lotto della “Città della Musica” è stato realizzato sul sito dell’ex inceneritore, ma il progetto complessivo prevede la realizzazione di altri manufatti nelle aree limitrofe che andranno a costituire un vero e proprio nuovo centro culturale, obiettivo dichiarato dell’autore: «Una volta svuotato del suo meccanismo interno ormai in disuso, l’ex inceneritore viene riproposto nel suo valore di immagine e “riempito” di un nuovo senso tutto contemporaneo: da smaltitore di rifiuti a fabbrica culturale». Questa prima realizzazione, che si può identificare come “Mediateca per la musica”, contiene uffici, terrazza panoramica, caffetteria, internet point, sala audio/video, archivio musicale, hall, sala eventi, sale prova e spazio espositivo. La seconda fase prevede la costruzione di laboratori musicali, mentre la terza si completa con auditorium, sala di registrazione, arena per concerti e parco per la musica.
Ciò che colpisce di questo nuovo “cristallo” depositato tra il fiume Pescara e l’asse attrezzato, è la forza evocativa dello spazio interno. Un buco alto ventidue metri che toglie il respiro. Uno spazio costruito con rara maestria che sovrappone spazi a spazi ma che continua a poter essere letto come un’unica grande cavità ancestrale dalla quale tutto trae origine. «Il progetto intende esaltare la principale e forse unica qualità architettonica dell’edificio preesistente, quella vertigine dello spazio nascosta al suo interno, che, non appena varcata la soglia, si sprigiona percorrendo in verticale la nuova mediateca». Il rigore delle scelte compositive richiama alla mente il progetto della Turbinenfabrik costruita a Berlino nel 1909 da Peter Behrens, il maestro del Werkbund. Il richiamo è duplice, sia da un punto di vista squisitamente compositivo architettonico sia in relazione alla standardizzazione dei processi costruttivi. Nessun elemento del progetto è fine a se stesso così come nulla è concesso alla retorica dell’ornamento: tutto è ornamento e tutto è struttura. Lo stesso rigore ha caratterizzato l’approccio al cantiere e in particolare l’aver saputo coniugare l’interesse della committenza con l’ottimizzazione dei costi di realizzazione. 
Scrive Aldo Rossi nella sua “Autobiografia scientifica”: «Come nella descrizione del cavallo omerico, il pellegrino entra nel corpo del santo, come in una torre o un carro governato da una tecnica sapiente. Salita la scala esterna del piedistallo la ripida ascensione all’interno del corpo rivela la struttura muraria e le saldature delle grosse lamiere. Infine la testa è un interno-esterno; dagli occhi del santo il paesaggio del lago acquista contorni infiniti, come un osservatorio celeste». E quando si è cima all’edificio, nella zona dove è posizionato il bar, la testa dell’edificio, anche qui come nella statua del San Carlone di Arona, attraverso un nastro continuo di finestre è possibile abbracciare in un unico sguardo la Majella, il Gran Sasso e lo snodo contemporaneo delle strade che conducono in città. Artificio e natura, una delle più potenti dicotomie della modernità.


29 novembre 2011

Nuova architettura italiana: da Roma a Firenze, passando per Pescara


«A volte si dice che un progetto, un edificio, una piazza, un parco, sia solo il frutto della “matita dell’architetto”. Non è affatto così. Quella matita porta con sé, sempre, storie e vita vissuta». In un processo creativo complesso come può essere un progetto di architettura, è difficile che la “matita dell’architetto” sia titolare unico delle idee che poi si materializzano in spazi di relazione tra le persone. È questo il pensiero di Paolo Desideri, architetto e professore ordinario nella facoltà di architettura dell’Università Roma Tre. Un pensiero ricorrente e che ritorna spesso nella lunga giornata trascorsa insieme tra i cantieri della nuova stazione Tiburtina di Roma e il Parco della Musica di Firenze, due dei progetti che il suo studio, (ABDR, Maria Laura Arlotti, Michele Beccu, lo stesso Desideri e Filippo Raimondo) sta portando a termine proprio in questi giorni. Così come ricorrente è il ricordo di Pescara e perciò il racconto di questa giornata non può che partire proprio da Pescara e dalla sua facoltà di architettura. 
Paolo Desideri arriva in Abruzzo nel 1985 dopo aver vinto il concorso da ricercatore l’anno precedente. La sede della facoltà di architettura è nei locali di Palazzo Perenich. Sono anni in cui Pescara gioca un ruolo non secondario nel panorama delle facoltà di architettura italiane. Galloni guadagnati sul campo alla fine degli anni settanta quando Pescara è stata, per un lungo periodo, uno dei più importanti laboratori teorici di architettura, in Italia e non solo. Anni in cui gli studenti possono ascoltare e confrontarsi dal vivo con gli architetti più importanti del panorama internazionale. Le stanze di Palazzo Perenich sono troppe piccole per contenere l’entusiasmo e la voglia di conoscenza che contagia quella comunità e perciò, per questi appuntamenti, si trasloca tutti all’Altrocinema per ospitare quegli architetti che solo qualche anno più tardi sarebbero diventati “archistar”. Aldo Rossi, Giorgio Grassi, Peter Eisenman, Gustav Peichl, Boris Podrecca, Enric Miralles, Jurgen Sawade, Paul Chemetov, Rem Koolhaas, Zaha Hadid, Rob Krier, Antonio Monestiroli, sono solo alcuni degli intellettuali che animeranno quelle giornate. 
«È innegabile che in quegli anni  si “costruisce” dentro di noi l’architettura che oggi si esprime in queste forme. “La matita dell’architetto” proviene da lì. Da quelle indimenticabili giornate e anche da quelle interminabili chiacchierate al ristorante dopo una giornata trascorsa in facoltà. Lì, da quella sponda dell’Adriatico». Paolo Desideri resta a Pescara dal 1985 fino al 2007 anno in cui si trasferisce a Roma dopo aver vinto un nuovo concorso. «Prima di arrivare a Pescara ero una cosa, dopo la mia partenza e il ritorno a Roma, un’altra. La facoltà di architettura di Pescara mi ha fatto diventare una persona altra. Perché tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta in quelle aule c’era una tensione culturale, una voglia di conoscere e di sapere, da parte nostra, giovani docenti, e da parte degli studenti, credo irripetibile».
E oggi quella tensione e le interminabili giornate di studio e di confronto assumono, attraverso la matita dell’architetto, forme geometriche e diventano volumi e spazi, luoghi per vivere. S’inaugura proprio oggi a Roma, con la presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, uno dei progetti che lo studio ABDR sta realizzando in Italia, la “Nuova stazione Tiburtina”, mentre il 20 dicembre sarà la volta del “Nuovo Parco della Musica e della cultura” a Firenze. 
Il progetto per la nuova stazione dell’alta velocità di Roma Tiburtina è il risultato di un concorso internazionale vinto nel 2002 e che oggi giunge a compimento. Un vero e proprio “hub” nel cuore della capitale che collega due quartieri, prima separati proprio dal tracciato ferroviario, e che ingloba, razionalizzandoli, diversi sistemi di trasporto. Un progetto dunque che risolve innanzitutto uno dei grandi temi della città metropolitana contemporanea: l’organizzazione e la razionalizzazione dei diversi sistemi di trasporto. La risoluzione del tema assegnato è risolta con una configurazione spaziale e architettonica che nulla concede al caso pur generando uno spazio fluido «all’interno del quale galleggiano volumetrie sospese» che si percepiscono sia come singoli manufatti risolti in sé, sia come elementi che partecipano alla comprensione di uno spartito più ampio. «C’è un confronto continuo nella nostra architettura, e in questo progetto in particolare, tra rigore e concessione al rigore. Una tensione al rigore tettonico, geometrico. Un rigore che arriva fino al più piccolo dettaglio costruttivo e che ci viene dalla formazione degli anni settanta e degli anni di Pescara».
La nuova stazione di Roma Tiburtina è intitolata a uno dei padri della patria, uno dei più autorevoli, Camillo Benso, conte di Cavour. Non troverete scritte inneggianti a Cavour, tantomeno una lapide o un’insegna luminosa ma due discorsi del grande uomo politico, le cui parole sono incise nell’acciaio cor-ten e poste a rivestimento di una parete, che da anche la misura dell’altezza massima dell’edificio, che accoglie i viaggiatori all’ingresso principale della Stazione. Una soluzione che sviluppa il tema del monumento in termini autenticamente contemporanei. Un valore aggiunto per un progetto di per sé straordinario, realizzato in un paese, il nostro, che poco concede all’architettura contemporanea e che proprio per questo motivo ti fa pensare: siamo a Roma ma sembra di essere a Berlino.
Alla stazione Termini prendiamo un Frecciarossa e in un’ora e trentacinque minuti siamo a Firenze, stazione Santa Maria Novella. Il secondo cantiere che visitiamo è quello del “Nuovo parco della musica e della cultura” che ospiterà anche la sede del Maggio Musicale Fiorentino. Anche questo è il progetto vincitore di un concorso internazionale che ha come committente la Presidenza del Consiglio dei Ministri e in particolare la struttura di Missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. L’inaugurazione è prevista per Natale e per questo motivo il cantiere lavora a pieno regime tutto il giorno. A differenza del progetto a scala urbana della stazione Tiburtina di Roma, il parco della musica di Firenze, pur avendo la funzione di «aumentare la dotazione dello spazio pubblico e operare un’efficace riconnessione tra la città e il parco delle Cascine», è un «cristallo» depositato sul terreno. Un manufatto di grande pregio che si aggiunge alla dotazione architettonica di una città che ha pochi eguali nel mondo. Il complesso si costruisce su tre grandi sale per ospitare eventi non solo musicali. La sala del teatro lirico può contenere 1800 persone, l’auditorium ha una capienza di 1100 posti, mentre la cavea, che è anche la copertura del teatro e offre una vista su Firenze che toglie il fiato, ha una capienza di 2000 posti. Il cantiere di questo progetto è un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, molte delle soluzioni di dettaglio infatti, sono state pensate, sperimentate e poi realizzate direttamente in loco. E il caso ad esempio della finitura della sala del teatro lirico che separa la platea dalla galleria. Un tendaggio in rete metallica bronzata realizzata da un’azienda abruzzese, dell’aquilano Eliseo Iannini, il cui modello in scala 1:1 è stato prodotto e testato proprio nello stabilimento del capoluogo di regione.
Quando riprendiamo il treno per Roma il sole è tramontato da parecchio e le luci artificiali illuminano il cantiere del Parco della Musica. Si continua a lavorare per la prima, il 20 dicembre, dedicata alle maestranze che l’hanno materialmente costruita. Guardo un’ultima volta l’edificio e provo la stessa, identica, sensazione provata davanti alla stazione Tiburtina di Roma: siamo in Italia, ma sembra di essere a Berlino.



Lo studio ABDR (Maria Laura Arlotti, Michele Beccu, Paolo Desideri, Filippo Raimondo) ha la sua sede a Roma. Ha partecipato alla XVI Triennale di Milano del 1995  e alle selezioni della Biennale di Venezia del 1996, del 2004 e del 2006. Alcune tra le più recenti realizzazioni: “Riqualificazione dell’ambito urbano residenziale Giustino Imperatore, Roma”, “Ristrutturazione e ampliamento Palazzo delle Esposizioni, Roma”, “Restauro e ampliamento Museo archeologico, Reggio Calabria”, “Tre nuove stazioni metropolitana Linea B1,  Roma”.



Nuova stazione Tiburtina, Roma
La realizzazione della nuova stazione dell’alta velocità di Roma Tiburtina avviene in seguito alla vittoria di un Concorso internazionale di progettazione, il costo dell’intervento è di 156 milioni di euro e si sviluppa su una superficie di circa 32.000 mq.



Nuovo Parco della Musica e della cultura, Firenze
Questo nuovo polo culturale, sarà anche la casa del Maggio Musicale Fiorentino, è una delle opere realizzate nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, costerà 137 milioni di euro e si sviluppa su una superficie di 40.000 mq.


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