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Diario
 


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27 febbraio 2012

Perché non avrei convocato Buffon in nazionale


Un mio amico, uno studioso e fine intellettuale, una persona che stimo e di cui leggo quasi tutto quello che scrive, dedica un post al caso Buffon, Selvaggio e sentimentale. Il suo breve ragionamento assolve Buffon e quello che per molti è stato un gesto antisportivo, e termina in questo modo, «in Italia si perdona tutto tranne il talento».
In questa occasione non condivido nulla di ciò che il mio amico Antonio scrive. E quando ho finito di leggere il suo articolo ho capito, ancora meglio, perché proprio quando si “gioca” emergono le vere differenze tra le persone. Emergono le tante letture del mondo che “costruiscono” il mondo che abitiamo.
Il caso di cui si parla è il “gol non gol” di Muntari, calciatore del Milan che nella partita di sabato scorso ha segnato un gol regolare che l’arbitro non ha convalidato. Succede tante volte e in tante partite, perché questa volta tanto rumore?
Fondamentalmente per due motivi, il primo è che questa volta il torto non lo ha subito una comprimaria ma uno dei “padroni delle ferriere”, il Milan di Silvio Berlusconi. Il secondo motivo è che il portiere della Juventus e della nazionale italiana di calcio, nonché il più forte portiere del mondo, ha rilasciato la seguente dichiarazione nel dopopartita: «Se anche me ne fossi accorto avrei taciuto e non l’avrei detto all’arbitro». Buffon si riferisce al fatto che la palla aveva abbondantemente oltrepassato la linea di porta e che quindi il gol era regolare. Il Milan in quel momento vinceva la partita per 1-0 e sarebbe andato sul 2-0, mentre nel finale di partita la Juventus riesce a pareggiare con un gol di Matri.
Al triplice fischio finale succede di tutto, in campo e fuori del campo. Uno spettacolo patetico.
Iniziano i protagonisti, i calciatori, che in campo offrono un pessimo esempio a chi, come me ad esempio, guarda le partite di calcio per assistere a uno spettacolo sportivo e non alla guerra tra Oriazi e Curiazi. Prosegue il giornalista del “padrone delle ferriere” che offende in diretta televisiva l’allenatore della squadra avversaria definendolo matto e più volte “testa di cazzo”. Chiudono il sipario in maniera ancor più squallida l’ad del Milan, è stato anche presidente di Lega, Adriano Galliani e l’allenatore della Juventus, Antonio Conte. Il primo sembra si sia rivolto al secondo addebitandogli il clima pesante che si era creato alla vigilia della partita, il secondo, come riportato da tutti i quotidiani sportivi, rispondendo testualmente «Siete la Mafia del calcio». Nelle interviste del dopo partita arrivano, puntuali, le dichiarazioni di Buffon: «Se anche me ne fossi accorto avrei taciuto e non l’avrei detto all’arbitro».
Il mio amico Antonio si è concentrato sulla cifra tecnica della partita, con un’analisi della partita che, questa si, condivido, e sul gesto tecnico di Buffon. Io invece metto in secondo piano la partita e mi concentro sui comportamenti. Se non si stigmatizza il comportamento di Buffon si rischia che le sue parole possano diventare un modello per tanti ragazzi che praticano sport. No, Buffon non può essere un modello da proporre ma da respingere con tutte le nostre forze. Ciò che ha detto il portiere della Juventus non c’entra nulla con lo sport e la sportività. Le parole di Buffon non hanno bisogno di nessun commento, sono antisportive e ledono l’immagine stessa dello sport. La Lega dovrebbe sanzionare il giocatore, la società di appartenenza del calciatore dovrebbe pendere analoghi provvedimenti disciplinari e, soprattutto, Cesare Prandelli, l’allenatore della nazionale italiana di calcio, non avrebbe dovuto convocare Gianluigi Buffon per l’amichevole di mercoledì. Non c’entra nulla il talento di Buffon o la tensione agonistica. C’entra l’educazione e il rispetto delle regole. Se il capitano della Juventus e della Nazionale italiana di calcio pensa davvero ciò che ha detto, non può più rappresentare il nostro Paese. È un comportamento antisportivo e per questo inaccettabile per le tante persone che praticano sport o che semplicemente assistono ad avvenimenti sportivi.
Per fortuna non siamo tutti uguali, ma ci sono esempi, anche nel mondo dello sport, che seguono direzioni opposte.
Zdenek Zeman, il grande accusatore dei mali del calcio italiano, quando gli chiedono conto delle sue poche vittorie sportive risponde in questo modo: «Non è vero che non mi piace vincere: mi piace vincere rispettando le regole». In un mondo marcio e malato come quello del calcio italiano per fortuna non tutti i protagonisti sono uguali. Ci sono persone come Buffon e persone come Zeman. Un modo di essere e di stare al mondo che non riguarda solo il mondo del calcio ma tutta la società italiana, sempre sospesa tra chi rispetta le regole, e spesso proprio per questo è perdente, e i cialtroni. 
Ne “Il giorno della civetta”, una lettura che consiglio a Gianluigi Buffon, Leonardo Sciascia ha scritto: «Io, proseguì don Mariano, ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà [...] Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini [...] E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi [...] E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito [...] E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre... [...]».
Abbiamo bisogno, il calcio come la società italiana in generale, di meno pozzanghere e più di mare aperto. Più uomini e meno quaquaraqua. 


9 dicembre 2011

Da Veronesi a Gurrado, da Mazzuccato a DWF, letture per piacere


Quattordici racconti riportano in libreria uno dei vincitori del Premio Strega, Sandro Veronesi che con Baci Scagliati Altrove (Fandango libri, 192 pp., € 13,00) arricchisce la sua produzione letteraria con una gemma autentica. Profezia, il primo della raccolta, è infatti un racconto perfetto. Cinque punti, o punto fermo per gli amanti della grammatica italiana, tutti concentrati tra la prima e la seconda pagina. Poi dodici pagine senza. Alla dodicesima il sesto punto e poi nulla più fino alla fine. Il suono delle parole lo senti in bocca prim’ancora che nella testa e l’accostare di una parola all’altra come fossero note musicali trasforma Profezia in un’opera che è sì un racconto fatto di parole ma anche un testo musicale, una preghiera laica, un’orazione civile. Una richiesta di aiuto. Una letteratura che parla della vita, fatta di scrittura, che lascia un segno indelebile nella coscienza di ognuno di noi. «[…] tuo padre ti ringrazierà e ti chiederà di sdraiarti accanto a lui, e ti prenderà la mano, e si raccomanderà che le sue ceneri - che in quel momento, chissà perché, chiamerà sabbie - vengano sparse in mare nello stesso punto in cui pochi mesi prima avete sparso quelle di tua madre, e tu di colpo capirai - finalmente -, capirai cosa intendeva quando ti chiedeva disperato di portarlo via…». Come fosse un cd il libro contiene un’extra. Un quindicesimo racconto, opera di David Foster Wallace, Amore. La reiterazione di nomi propri e l’utilizzo quasi onomatopeico delle parole fa di questo racconto una trasposizione della realtà il cui risultato finale e una realtà più reale della realtà stessa. In poche pagine DFW tratteggia un universo. Una vita nella vita che ti vien voglia di continuare a leggere all’infinito. Non sono poche invece le pagine de Il re pallido (Einaudi, 716 pp., € 21,00) in cui Michael Pietsch, curatore del libro, con un lungo e certosino lavoro ci restituisce l’ultima opera alla quale ha lavorato David Foster Wallace. Pagine che tolgono il respiro, tracce di un romanzo incompiuto del quale Pietsch, editor storico e amico personale di DFW, ha colto il senso e lo ha fatto ri-vivere per tutti.
Di tutt’altro genere è invece Lo svizzero, (Giraldi, 224 pp., € 13,00), di Francesca Mazzuccato. La storia di un’incontro, avvenuto casualmente, tra un uomo e una donna che intraprendono un viaggio di conoscenza reciproca in cui passione e desiderio danzano pericolosamente sull’orlo di un abisso. Con un linguaggio diretto e non edulcorato la Mazzuccato si conferma scrittrice di gran vaglia capace di tenere incollato il lettore alla pagina scritta per molte e molte pagine. «È una Zurigo scomposta, quella di questa zona. Così vera e meno ordinata ma con la perfezione della vita che sporca e macchia. Bella in modo letterario e vivido. C’è il mondo […] Avevo indossato maglia casta senza scollatura, ma un giovane pakistano ha insistito per offrirmi da bere. “Nein danke” anche a lui, basta essere tranquilla, rispondere, non mostrare ansia, penso sempre. Poi, sulla porta un uomo più anziano mi ha chiesto: “Machen sie sex? Geld?” Al mio no, si è talmente scusato poverino che, non ti dico, che l’avrei fatto entrare :-)».
“Last but not list” un bel libro capace di far vivere ore meravigliose al bambino che è in ognuno di noi. Con Anticipi, posticipi (Pequod, 192 pp., € 14,00), Antonio Gurrado e Francesco Savio raccontano «dell’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo» con ironia rara e una capacità espressiva che ammalia. Quando ho iniziato a seguire il calcio, la televisione era in bianco e nero e il massimo che offriva agli abbonati era la visione di un tempo, in differita, di una partita del campionato di calcio di serie A su rai due subito dopo la fine di “Novantesimo minuto” trasmesso da rai uno. Rai tre non era neanche un’idea e il logo della rai non era una farfallina. In quegli anni un libro come questo nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginarlo. È perciò un libro figlio di una suggestione mutuata dalla tv contemporanea, unica, vera, proprietaria del calcio di oggi. Ma l’unico punto di contatto con la televisione è confinato proprio nel titolo perché all’interno troverete tutt’altro. Il calcio, quello giocato, quello vero. La letteratura, il cinema, i calciatori e in alcune pagine perfino il profumo dell’erba appena tagliata. Troverete la vita. «Scrivo nell’intervallo, senza nemmeno attendere il risultato finale, perché l’uomo del giorno è lo stesso di sessant’anni fa: Joe Gaetjens, l’haitiano con la maglia degli Stati Uniti che a Belo Horizonte segnò (in netto fuorigioco, ma allora non usava protestare) la rete della storica vittoria per 1-0 sui maestri inglesi».






4 novembre 2009

L'antologia di Books Brothers su Il Tempo

Oggi c’è un bell’articolo sull’antologia “Frammenti di cose e volgari” e “Acqua passata”, di Cristina Mosca su Il Tempo. L’antologia, curata da Maurizio Cotrona e Antonio Gurrado, raccoglie il meglio di ciò che è stato pubblicato sul sito www.booksbrothers.it nel corso degli ultimi due anni. Nei prossimi giorni approfondiremo l’argomento.






30 settembre 2009

La prima antologia di Books Brothers



Gira tra le mani di tanti e su tutto il territorio nazionale la prima antologia di Books Brothers.
Cos’è lo scoprirete leggendo il comunicato stampa e una lettera di Michele Trecca, il deus ex machina dell’intera operazione.

Anch’io scrivo su Books Brothers e in questa antologia sono presente con Scrivere per libertà e disobbedienza.


Il comunicato stampa di presentazione

Dal web alla stampa. 36 autori di tutta Italia.

Un nuovo progetto editoriale. Due libri in un unico volume.

"Frammenti di cose volgari”
e “Acqua passata”


Un’antologia di 400 pagine, frutto di quasi 500 interventi sul web in 1000 giorni, da gennaio 2006 a dicembre 2008. 36 autori coinvolti. Due libri distinti in un unico volume per dare l’avvio a un nuovo progetto editoriale presentato ufficialmente il 3 ottobre 2009, a Lecce, nel corso della manifestazione Oronzo Macondo, writers factory.

Frammenti di cose volgari raccoglie i testi più significativi dell’esperienza in rete su booksbrothers.it. Racconti, riflessioni e spunti critici di autori di ogni parte d’Italia. Acqua passata è il catalogo accurato di quanto pubblicato sul sito nei suoi tre anni di vita. Books Brothers lancia una nuova sfida creativa.

Antonio Gurrado, in Acqua passata, fissa così i numeri di Books Brothers: “Da Capodanno, anzi, dal 2 gennaio del 2006 a San Silvestro del 2008 Books Brothers è vissuto su 473 interventi, mica male per 1095 giorni, con una media di quasi mezzo interventi al dì (0.43 per la precisione), quindi 3 (virgola 3) a settimana, 13.13 (e 8 periodico) al mese, 157,6 periodico all’anno. I blog – non solo letterari – nascono e muoiono nel breve volgere dell’entusiasmo o dell’ottimismo, Books Brothers è perdurato ed è stato costante, il che significa che ha sempre avuto qualcosa da dire”.

Maurizio Cotrona, nella prefazione di Frammenti di cose volgari, sintetizza cos’ la storia del sito e lo spirito che ne ha animato il lavoro: “Dalle parti di Books Brothers è successa una cosa semplice, ma sempre più rara in Italia: delle persone hanno scritto qualcosa, altre persone hanno letto quelle cose, tra gli uni e gli altri c’è stato uno scambio di idee. Dalle nostre parti esiste un piccolo ma vitale ambiente creativo, dove gli autori ricevono l’attenzione e il rispetto che meritano".


Michele Trecca, direttore editoriale Books Brothers
Frammenti di cose volgari e Acqua passata sono il nuovo inizio di una storia cominciata più di dieci anni fa con la pubblicazione del primo libro Books Brothers. Dopo quella, ci furono altre acrobazie editoriali legate al nome Books Brothers. Fra le tante, l’antologia Sporco al sole, pubblicata nel ‘98 e oggi indicata come uno spartiacque nella tradizione letteraria meridionale. La prima generazione di libri Books Brothers è stata frutto di un gioco di sponda con altri editori che hanno ospitato quei titoli nel loro catalogo, come Stampa Alternativa, Il giovane Pazienza (pubblicato in prima edizione da Books Brothers nel 2000).
Dal 2006 Books Brothers è presente in rete con un proprio sito. Questa quotidiana esperienza sul campo ha permesso l’aggregazione di un folto gruppo redazionale distribuito su tutto il territorio nazionale. Frammenti di cose volgari e Acqua passata, due facce d’uno stesso libro, sono, rispettivamente, una selezione dei testi più significativi e un catalogo accurato di quanto pubblicato sul sito in questi tre anni. A partire da quest’antologia Books Brothers lancia un proprio progetto di libri a trazione anteriore. C’è bisogno di un laboratorio editoriale come Books Brothers.
Selettivo e autosufficiente. È necessario un luogo pulito (ecocompatibile) di discussione e transito dei talenti. Uno spazio “leggero” di collegamento con le realtà solide e d’alto profilo del mercato editoriale metropolitano. Books Brothers, copyright della zerozerosud srl, è l’interfaccia di un sito e metterà su carta per la circolazione editoriale alcuni libri all’anno che siano prototipi di scritture a trazione anteriore e cioè all’altezza della complessità delle sfide del nostro tempo.
Ho voluto la mia vita fra le righe e perciò ho sempre saputo che insieme alle attività consolidate di critico letterario e organizzatore culturale o quella appena avviata di libraio prima o poi ci sarebbe stata anche questa che comincia oggi con Frammenti di cose volgari.


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