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12 febbraio 2010

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Avatar, di James Cameron

Oscar. La narrazione non è originale così come originale non è l’approdo. La tanto pubblicizzata grafica tridimensionale sembra essere stata già ampiamente digerita da un occhio allenato alle nuove tecnologie. Cosa fa di Avatar allora il film che tutti hanno visto e di cui tutti parlano bene? «Tutte le storie sono storie d’amore» scrive Robert McLiam Wilson in Eureka Street, e Avatar non sfugge a questa regola. Una storia d’amore semplice e popolare in cui il bene sconfigge il male. Forse è di questo che abbiamo bisogno.


Enzo.
Avatar è la conferma che nel cinema le nuove idee sono inversamente proporzionali alle nuove tecnologie. Le quali, peraltro, non compensano circa tre ore di noia crudele, infarcite di scopiazzature, e non citazioni, ai limiti del plagio. Chi crede ancora nel mito del buon selvaggio farebbe meglio a serbare il ricordo de L’uomo chiamato cavallo. Per il resto, nemmeno il 3D compensa un giocattolo visivo su misura per un’umanità fatta regredire al ruolo di un’unica immensa platea ruminante popcorn.


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