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20 giugno 2011

Twitter e le rivoluzioni, Giovanna Loccatelli



 

La storia non procede per salti ma tutti i grandi cambiamenti hanno sempre inizio e spesso s’identificano con un avvenimento simbolico in grado di scardinare lo status quo. Occorre cioè una causa scatenante per dar fuoco alle polveri. La presa della Bastiglia a Parigi, 14 luglio 1789, segna l’inizio della Rivoluzione francese. Il 28 giugno del 1914 uno studente serbo bosniaco uccide l’arciduca Francesco Ferdinando e un mese più tardi l’Austria dichiara guerra alla Serbia: è l’inizio della prima guerra mondiale. In entrambi i casi le condizioni che avrebbero portato alla rivoluzione e alla guerra, erano maturate nel corso degli anni precedenti ma i due episodi segnano uno spartiacque tra il prima e il dopo.
Mohammed Bouazizi aveva ventotto anni, un diploma ma non un lavoro fisso. Faceva il venditore ambulante di frutta e il 17 dicembre 2010 la polizia di Sidi Bouzid, una piccola città poco distante da Tunisi, gli aveva sequestrato il suo banco da lavoro. Esasperato da una condizione personale senza apparente via d’uscita e da una situazione generale del suo Paese, la Tunisia, sospesa tra corruzione del regime instaurato da Ben Alì e mancanza di libertà, decide di darsi fuoco davanti a un edificio del Governo tunisino, facendo ritornare alla mente il gennaio del 1969 quando a Praga, in piazza San Venceslao un giovane studente, Jan Palach si diede fuoco per protestare contro le truppe sovietiche che stavano uccidendo il sogno della rivoluzione liberale. Prima d’immolarsi in nome di una giusta causa Mohammed Bouazizi lascia un ultimo, disperato, messaggio sul suo account di facebook. Il messaggio è per sua madre.
«Me ne vado, mamma, perdonami, i rimproveri sono inutili, mi sono perduto lungo un cammino che non riesco a controllare. Perdonami se ti ho disobbedito, rivolgi i tuoi rimproveri alla nostra epoca, non a me. Io me ne vado e la mia partenza è senza ritorno, io non ne posso più di piangere senza lacrime. I rimproveri sono inutili in quest’epoca crudele. Su questa terra degli uomini, io sono stanco e non ricordo niente del passato: me ne vado, chiedendomi se la partenza mi aiuterà dimenticare».
Mohammed Bouazizi è la prima rondine di una primavera araba iniziata in una fredda giornata di dicembre e insieme la causa scatenante di una rivoluzione culturale prim’ancora che liberale, maturata nel corso degli ultimi anni. Una rivoluzione bottom-up, partita dal basso, capace di rovesciare un potere autocratico e dittatoriale in pochi giorni e con pochissimo spargimento di sangue. Tutto ciò è stato possibile grazie soprattutto alla tecnologia che ha giocato un ruolo fondamentale nel diffondere in tempo reale ciò che succedeva nelle piazze tunisine. Ciò che potè l’invenzione della stampa durante la Rivoluzione francese, tra il 1789 e il 1792 a Parigi si stampano 200 nuovi giornali, ha potuto oggi la rete internet e in particolare i social media, con Twitter protagonista assoluto. Parole che corrono veloci su autostrade digitali, messaggi di 140 caratteri, tweet o cinguettii se preferite la traduzione in italiano, che sono riusciti a diffondere idee e opinioni in tempo reale abbattendo i confini nazionali.
Blog, twitter, facebook, youtube, skype, flickr, gli stumenti che la gioventù araba, fortemente alfabetizzata, ha utilizzato per veicolare immagini, suoni e parole della rivoluzione che si stava materializzando sotto gli occhi increduli del mondo intero. La Tunisia prima e l’Egitto poi, hanno così messo a nudo la carenza e l’arretratezza dei mezzi di comunicazione convenzionali, come carta stampata e televisione, imponendo un esempio concreto di citizien journalism, giornalismo partecipativo, che ha visto nei social media i protagonisti assoluti di un futuro che è già tra noi.
Giovanna Loccatelli con un flusso ininterrotto di parole è capace di raccontare e farci rivivere la Rivoluzione del Gelsomino in prima persona. Il suo lavoro è insieme cronaca, saggio breve e reportage. Non valgono più gli schemi della narrazione classica, forma e contenuto si adeguano alla realtà del microblogging. Utilizza gli stessi concetti che sono alla base del grande successo dei social media: condivisione e reiterazione. Le pagine immodificabili del libro divengono qui un muro, dove leggere, scrivere e interagire, una translitterazione che restituisce con efficacia la dimensione del web 2.0. La Loccatelli è coetanea dei giovani che stanno riscrivendo la storia in Nordafrica. Parla la stessa lingua e “vede” il mondo con gli stessi occhi, forse anche per queste ragioni la sua è una narrazione credibile che nulla concede alla retorica ma si concentrata esclusivamente sui fatti.
Studi compiuti sulla blogsfera araba dall’università di Harvad dicono che: «il paese con la più alta concentrazione di donne blogger è l’Egitto […] l’Egitto ha il numero più elevato di blog in lingua araba del mondo arabo, ed al 23° posto a livello mondiale […] a maggio 2010 nel mondo arabo gli utenti di facebook hanno superato i lettori di giornali […] circa il 40% degli egiziani maggiori di sedici anni ha accesso a internet, in casa o fuori. E la percentuale sale al 70% tra i giovani residenti nelle città. Inoltre, l’80% della popolazione adulta urbana naviga tramite cellulare».
Ed è proprio una giovane donna, Asmaa Mahfouz che il 18 gennaio 2011, con un video postato su youtube accende la miccia egiziana. Anche in Egitto, nonostante il tentativo da parte del governo di Mubarak di bloccare l’accesso a internet, sono i social media a diffondere le notizie della rivolta e far maturare in pochissimo tempo una coscienza sociale diffusa di ciò che sta accadendo in tutto il paese.
Nel breve spazio di tre mesi, da dicembre a marzo del 2011, il vento della libertà ha attraversato il nord del Continente africano e bussa anche alle porte del regime di Gheddafi. “Mo”, Mohammed Nabbous, blogger egiziano, era l’ideatore di Libya Alhurra Tv, web tv messa in linea il 18 febbraio 2011 che amplificava la voce della rivolta. Così scriveva in uno dei suoi ultimi twett prima di essere ucciso dalle milizie del colonnello il 19 marzo: «Non temo di morire, ma ho paura di perdere la mia battaglia per la libertà della Libia». “Mo” purtroppo non vedrà i suoi coetanei vivere in un paese libero, ma il seme della speranza che anche lui ha piantato darà i suoi frutti. «Quel fiore è lì, adesso. Quel fiore siete voi» scriveva Pier Vittorio Tondelli rivolgendosi all’esperienza giovanile degli anni settanta. Quel fiore non ha età, colore e religione. Quel fiore è Mohammed Bouazizi. Quel fiore è “Mo” Mohammed Nabbous. Quel fiore sono tutti i ragazzi morti in Nordafrica per la libertà.
Il nostro viaggio finisce qui non quello di Giovanna Loccatelli che tra qualche giorno partirà per Il Cairo dove continuerà a seguire il difficile cammino dei giovani egiziani verso una democrazia compiuta. “gioloc28” è il suo account su Twitter, seguiamola nel suo viaggiare.

Titolo Twitter e le rivoluzioni
Autore Giovanna Loccatelli
Editore Editori Riuniti   
Anno 2011


La recensione è stata pubblicata anche su:

la Repubblica_Libri parole e dintorni


Il Centro_Twitter e le rivoluzioni, la primavera araba


Alto Adige_La rivoluzione dei popoli che passa per twitter
 


 


14 maggio 2009

City Room su BooksBrothers



Il diario americano che avete già letto su culture metropolitane è da oggi pubblicato, a puntate, sul sito di cultura letteraria, www.booksbrothers.it.


Ringrazio gli amici di booksbrothers che hanno voluto dar una nuova vita e, spero, nuovi lettori, a City Room, il viaggio nella grande mela.


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permalink | inviato da oscarb il 14/5/2009 alle 11:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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