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9 dicembre 2011

Da Veronesi a Gurrado, da Mazzuccato a DWF, letture per piacere


Quattordici racconti riportano in libreria uno dei vincitori del Premio Strega, Sandro Veronesi che con Baci Scagliati Altrove (Fandango libri, 192 pp., € 13,00) arricchisce la sua produzione letteraria con una gemma autentica. Profezia, il primo della raccolta, è infatti un racconto perfetto. Cinque punti, o punto fermo per gli amanti della grammatica italiana, tutti concentrati tra la prima e la seconda pagina. Poi dodici pagine senza. Alla dodicesima il sesto punto e poi nulla più fino alla fine. Il suono delle parole lo senti in bocca prim’ancora che nella testa e l’accostare di una parola all’altra come fossero note musicali trasforma Profezia in un’opera che è sì un racconto fatto di parole ma anche un testo musicale, una preghiera laica, un’orazione civile. Una richiesta di aiuto. Una letteratura che parla della vita, fatta di scrittura, che lascia un segno indelebile nella coscienza di ognuno di noi. «[…] tuo padre ti ringrazierà e ti chiederà di sdraiarti accanto a lui, e ti prenderà la mano, e si raccomanderà che le sue ceneri - che in quel momento, chissà perché, chiamerà sabbie - vengano sparse in mare nello stesso punto in cui pochi mesi prima avete sparso quelle di tua madre, e tu di colpo capirai - finalmente -, capirai cosa intendeva quando ti chiedeva disperato di portarlo via…». Come fosse un cd il libro contiene un’extra. Un quindicesimo racconto, opera di David Foster Wallace, Amore. La reiterazione di nomi propri e l’utilizzo quasi onomatopeico delle parole fa di questo racconto una trasposizione della realtà il cui risultato finale e una realtà più reale della realtà stessa. In poche pagine DFW tratteggia un universo. Una vita nella vita che ti vien voglia di continuare a leggere all’infinito. Non sono poche invece le pagine de Il re pallido (Einaudi, 716 pp., € 21,00) in cui Michael Pietsch, curatore del libro, con un lungo e certosino lavoro ci restituisce l’ultima opera alla quale ha lavorato David Foster Wallace. Pagine che tolgono il respiro, tracce di un romanzo incompiuto del quale Pietsch, editor storico e amico personale di DFW, ha colto il senso e lo ha fatto ri-vivere per tutti.
Di tutt’altro genere è invece Lo svizzero, (Giraldi, 224 pp., € 13,00), di Francesca Mazzuccato. La storia di un’incontro, avvenuto casualmente, tra un uomo e una donna che intraprendono un viaggio di conoscenza reciproca in cui passione e desiderio danzano pericolosamente sull’orlo di un abisso. Con un linguaggio diretto e non edulcorato la Mazzuccato si conferma scrittrice di gran vaglia capace di tenere incollato il lettore alla pagina scritta per molte e molte pagine. «È una Zurigo scomposta, quella di questa zona. Così vera e meno ordinata ma con la perfezione della vita che sporca e macchia. Bella in modo letterario e vivido. C’è il mondo […] Avevo indossato maglia casta senza scollatura, ma un giovane pakistano ha insistito per offrirmi da bere. “Nein danke” anche a lui, basta essere tranquilla, rispondere, non mostrare ansia, penso sempre. Poi, sulla porta un uomo più anziano mi ha chiesto: “Machen sie sex? Geld?” Al mio no, si è talmente scusato poverino che, non ti dico, che l’avrei fatto entrare :-)».
“Last but not list” un bel libro capace di far vivere ore meravigliose al bambino che è in ognuno di noi. Con Anticipi, posticipi (Pequod, 192 pp., € 14,00), Antonio Gurrado e Francesco Savio raccontano «dell’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo» con ironia rara e una capacità espressiva che ammalia. Quando ho iniziato a seguire il calcio, la televisione era in bianco e nero e il massimo che offriva agli abbonati era la visione di un tempo, in differita, di una partita del campionato di calcio di serie A su rai due subito dopo la fine di “Novantesimo minuto” trasmesso da rai uno. Rai tre non era neanche un’idea e il logo della rai non era una farfallina. In quegli anni un libro come questo nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginarlo. È perciò un libro figlio di una suggestione mutuata dalla tv contemporanea, unica, vera, proprietaria del calcio di oggi. Ma l’unico punto di contatto con la televisione è confinato proprio nel titolo perché all’interno troverete tutt’altro. Il calcio, quello giocato, quello vero. La letteratura, il cinema, i calciatori e in alcune pagine perfino il profumo dell’erba appena tagliata. Troverete la vita. «Scrivo nell’intervallo, senza nemmeno attendere il risultato finale, perché l’uomo del giorno è lo stesso di sessant’anni fa: Joe Gaetjens, l’haitiano con la maglia degli Stati Uniti che a Belo Horizonte segnò (in netto fuorigioco, ma allora non usava protestare) la rete della storica vittoria per 1-0 sui maestri inglesi».






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