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20 febbraio 2010

Paz, la realtà spiegata dal fumetto



Il liceo artistico di Pescara, all’inizio degli anni Settanta, era uno dei nove presenti in Italia, famoso e conosciuto per la qualità dei docenti e per il clima artistico che si respirava tra le sue mura che Giuseppe Misticoni, il suo mentore, era stato capace d’infondere in tutti, docenti e studenti. Lo ricorda, per esempio, Fernanda Pivano nell’introduzione al catalogo dell’ultima mostra dedicata a Pazienza, Jaques Prevért, svoltasi a San Benedetto del Tronto la scorsa estate, quando riferendosi a Pescara scrive: «Un liceo fuori dal comune, con dei professori che avevano capito chi avevano di fronte e con cui Andrea Pazienza aveva costruito un rapporto di stima.»
Una città, la Pescara che viveva Paz, in grande trasformazione che aveva anche nella scuola un punto di eccellenza e di forza. Se Albano Paolinelli ha avuto per il giovane Pazienza un ruolo che si può assimilare a quello di una levatrice per una puerpera, Sandro Visca ne è stato certamente il papà putativo. Professore di discipline pittoriche al terzo e quarto anno, è il personaggio vivente a cui Paz ha dedicato più disegni.
Professor Visca, qual è il primo ricordo che ha di Andrea Pazienza?
«Il primo giorno di scuola mi venne incontro e mi disse: “Le faccio presente che a me disegnare non piace.” Restai un attimo perplesso; poi, guardandolo negli occhi, capii esattamente con chi avrei a avuto a che fare. Gli risposi di non preoccuparsi e che se il disegno non era la sua materia preferita avremmo trovato il modo, insieme, per esprimerci. Rimase spiazzato. In quei pochi attimi capii che per poterlo vivere nella maniera più giusta avrei dovuto essere io la spalla e lui l’attore protagonista.»
Aveva una marcia in più?
«Era in un tempo e in una forma mentis diversi. Ho capito immediatamente che aveva una capacità grafica fuori del comune e soprattutto aveva una necessità di espressione immediata, veloce. Il disegno era per lui un mezzo di scrittura per dire delle cose. È stato il primo a raccontare la realtà attraverso il fumetto, e lo ha fatto in quattro o cinque modi diversi. Passerà alla storia perché è stato capace di ribaltare la concezione filosofica del fumetto. Ma l’aspetto più entusiasmante è che con lui tutto era sempre nuovo.»
Pazienza parla di Pescara come «una città di sogni, di guerre e meravigliosi ritrovarsi, e di cultura a tutti i livelli». Era proprio così quella Pescara?
In Abruzzo Pescara è stata sicuramente la città più importante per l’arte. All’inizio degli anni Settanta, gli anni di cui parla Pazienza, in città c’era un grosso fermento, un entusiasmo per tante attività che andavano sempre in crescendo. C’era il coraggio di proporre. Pescara riusciva a competere bene con il panorama nazionale e Convergenze, il Laboratorio Comune d’arte che fondammo in quegli anni e del quale Andrea è stato un socio fondatore, è stato uno dei centri che più ha guardato a queste novità.»
Una città che guardava al futuro.
«La città che ha visto e vissuto Andrea era una città che viveva in perenne movimento. Se tu andavi sul terrazzo di un palazzo e guardavi l’orizzonte, vedevi un’unica enorme gru che ti trasmetteva la sensazione di essere in costante crescita. C’era un’attività continua che creava un’atmosfera positiva, e questo si rifletteva inevitabilmente anche nel settore delle attività culturali. C’era una buona disponibilità economica e questo rendeva possibile tutto, o quasi tutto.»
Si produceva cultura e si usufruiva di cultura?
«Negli anni di Convergenze in città erano operative tante gallerie d’arte. La galleria di Cohen e Pieroni, Arte d’oggi di Ciro Canale, la galleria Verrocchio, Margutta. Tutte insieme creavano le condizioni perché Pescara fosse considerata, a ragione, una città fortemente aperta all’arte contemporanea e al mondo. Ma non si viveva solo d’arte. Era importantissima la musica; il Festival Jazz in particolare riusciva a portare in città il meglio del repertorio mondiale.»
La prima edizione del Festival Jazz ci fu nel 1969 e Umbria Jazz non esisteva. Pescara ospitava nel 1972 un giovanissimo e sconosciuto ai più Keith Jarret, dettava nuovi modelli culturali e di fruizione della cultura.
«Il Festival Jazz fu un momento importante di crescita e di consapevolezza. Contribuì insieme a tante altre manifestazioni a fare di Pescara una città conosciuta e, per certi versi, ammirata. Mi viene in mente per esempio il Premio Michetti che si era conquistato un suo spazio importante.
Ci sono evidenze storiche di tutto questo fervore, tracce visibili?
Se pensiamo al mondo dell’arte e a ciò che ha prodotto direi di no. Le faccio un esempio. Ho provato a organizzare una retrospettiva sull’opera di Alfredo Del Greco, che è stato a mio parere il più grande artista abruzzese degli ultimi cinquant’anni; non ci sono ancora riuscito. Non ci sono disponibilità economiche e la politica, che oggi è il grimaldello per tutto ciò che si muove in ambito culturale, sembra essere sorda a questi richiami.»
Cosa bisognerebbe fare secondo lei?
«La prima cosa da fare a Pescara, ma direi in tutto l’Abruzzo è quella di rimboccarsi le maniche per fare una ricostruzione storica almeno degli ultimi cinquan’anni di produzione artistica delle arti visive. Se non proprio da Michetti si potrebbe partire dai Cascella. E lavorare alla creazione di una vera Pinacoteca regionale.»
(2. continua)



Fernanda Pivano: «[…] ringraziamo lui, Andrea Pazienza, per aver aperto una finestra sulla vita coi suoi disegni e il suo linguaggio. Forse l’unico completo documento di slang italiano.»

Oreste del Buono: «La Bologna che fa sfondo alle Straordinarie avventure di Pentothal non è una Bologna fantastica, ma una Bologna storica fantasticamente immaginata da Andrea Pazienza prima che la storia accadesse, mentre la storia si avviava ad essere.»

prima puntata

Paz e la sua Pescara irripetibile


22 agosto 2009

Il saluto di Vinicio Capossela a Fernanda Pivano

Ieri sera, alla fine dello spettacolo “In clandestinità”, Vinicio Capossela ha dedicato una struggente versione di Con una rosa a Fernanda Pivano. Uno di quei momenti in cui devi esserci. La manifestazione era Spoltore Ensemblbe, la 27ª edizione. E Spoltore è a pochi chilometri da Pescara. E Vinicio è stato strepitoso.



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