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19 aprile 2010

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Apple Store, Fifth Avenue,  il quinto monumento più fotografato di NYC

Oscar. L’Apple Store sulla Fifth Avenue di New York, un grande piano unico sotto il livello della strada che cattura la luce dall’alto dove è posta la mela, più che un negozio è un’anticipazione di futuro. Assurge a monumento – è più fotografato della Statua della Libertà – perché Mr. Jobs e le sue idee incarnano la contemporaneità. E come i monumenti è testimonianza di una storia collettiva e dell’ingegno umano. Chi fotografa quel cubo di vetro in realtà sta fotografando un’idea; è questa la notizia.

Enzo. Nell’Italia che tenta di imitare gli Stati Uniti con la perizia di un orango, Apple è sinonimo di complicazione. Costa troppo e non si trovano i programmi. Al di là dell’Atlantico rappresenta un emblema. Dell’iniziativa di due ragazzi che inventarono il personal computer nel garage. Dunque, considerarne lo store sulla Fifth Avenue uno dei monumenti più fotografati è il corollario di un successo che parte dall’inventiva e diviene business. Il computer negli Stati Uniti coincide con quel marchio.


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permalink | inviato da oscarb il 19/4/2010 alle 10:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 marzo 2009

City Room_nella culla della modernità [5]



Stamattina mi sono svegliato bene. Riposato e, mi verrebbe da dire, perfettamente integrato. È la prima mattina, da quando sono arrivato a New York, che mi sento come se fossi a casa mia. Non mi sento un ospite e il merito è tutto di Maryann che è talmente discreta da far sembrare noi i padroni di casa e lei e suoi tre cuccioli gli ospiti.
Il piano per la giornata lo ideiamo mentre aspettiamo la colazione. Uova strapazzate e patate, succo d’arancia e poi caffè, un classico ormai. Stamattina esagero con il ketchup e scarto la senape e quando, distrattamente, alzo la testa per guardarmi intorno e vedo gente assorta a leggere il quotidiano o un libro che contemporaneamente mangia o beve caffè mi sembra davvero di essere in un telefilm. Qui però è tutto vero, gli americani fanno colazione in questo modo. Mangiano davvero le uova con la senape e il ketchup di mattina e leggono il giornale mentre mangiano.
Anche oggi ci divideremo. Io andrò al MoMA e Roberto Lucia per fiere. L’appuntamento è per il pomeriggio sulla Fifth Aveneu.



Il MoMA, Museum of Modern Art, si trova tra la Quinta e la Sesta Avenue, sulla 53° strada ed è uno dei musei più importanti del mondo. In quest’edificio c’è il meglio dell’arte moderna e le opere che ospita sono icone della modernità. Vediamo e percepiamo il mondo così come lo percepiamo anche grazie agli artisti e alle opere  presenti al MoMA. Arrivo a quest’ appuntamento preparato. Ho letto tutta la sezione della guida che ho con me. So cosa vedrò e sono curioso di capire quale sarà la classifica finale. Chi occuperà i primi tre posti. Le classifiche mi piacciono. Le ho sempre fatte. Con il mio compagno di banco al Liceo, Saverio, erano sfide interminabili che finivano solo con il suono della campanella che annunciava il rompete le righe. La migliore formazione dell’Italia, i migliori numeri dieci e poi oggi i migliori libri letti, le migliori canzoni, i migliori film visti, e tutto ciò che può essere classificato. Forse anche per questo uno dei miei scrittori preferiti è Nick Hornby che ha fatto di questa sua “ossessione” una cifra stilistica. E seguirlo nelle sue esilaranti classifiche è una delle gioie che solo la lettura può dare come ad esempio nell’incipit di Alta fedeltà.
“Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:
1) Alison Ashworth
2)  Penny Hardwick
3)  Jackie Allen
4)  Charlie Nicholson
5)   Sarah Kendrew
Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c’è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare.”



Ma torniamo a New York e al MoMA. Il nuovo edificio, recentemente ristrutturato dall’architetto giapponese Yoshio Taniguchi, che ospita la collezione permanente ti lascia guardare le opere e si lascia attraversare dalla luce che arriva dalla città. È una casa accogliente per l’arte.
Prima di entrare avevo già deciso di visitare il quarto e il quinto piano e così ho fatto. Ho imparato con gli anni che non ha senso guardare tutto se non hai il tempo necessario per farlo. Conviene guardare fin quando l’attenzione è alta e non sei stanco di camminare perché, altra regola da tenere sempre in considerazione, nei musei si cammina molto e ci si stanca più che altrove.
Ovviamente ci sono delle icone che “devi” vedere, quasi sfiorarle, per appagare i sensi e acquietare la mente e il cuore.
La terza versione della Ruota di bicicletta di Marcel Duchamps piuttosto che la Gold Marylin Monroe di Andy Warhol. Così come non puoi non salutare Picasso, Mondrian, Dalì, Van Gogh, Pollock.



E se capita, come è capitato a me, che mentre sei di fronte a La danse di Henry Matisse passano tre bimbe che attratte dalla dimensione del quadro si fermano e poco dopo, senza dirsi neanche una parola, si prendano per mano e comincino a fare un girotondo, se ti capita questo, capisci perché ti hanno sempre detto che il linguaggio dell’arte è un linguaggio universale. E ti commuovi e sei felice di essere lì proprio in quel momento.
Con questa immagine negli occhi e nel cuore, decido che la visita al MoMA può finire e scendo al piano terra direzione bookshop. Quando sei in vacanza devi sempre riportare qualcosa a casa perché c’è sempre qualcuno che aspetta il tuo ritorno anche per questo motivo, e il bookshop del MoMA è il luogo ideale per comprare piccoli regali.
Nel frattempo sono arrivati Roberto e Lucia: è giunto il tempo della Fifth Avenue.



La prima tappa è l’Apple store. Un piano unico sotto il livello della strada che cattura la luce dall’alto dove è posta la mela, simbolo della Apple, più che un negozio è un’anticipazione di futuro. Se hai un telefonino Wi-fi lì c’è rete e puoi collegarti a internet senza spendere nulla o in alternativa puoi utilizzare uno dei tanti computer a disposizione.  Ovviamente trovi tutte le ultime novità su tutti i prodotti cool del momento e tutti, ma proprio tutti, gli accessori disponibili per il tuo i-pod.



La Fifth Avenue è la strada per antonomasia. Ci sono i negozi più importanti della città. In alcuni casi vere e proprie icone del consumismo come nel caso di Tiffany & co. Alzi la mano chi non ha visto o sentito parlare di Colazione da Tiffany e rialzi la mano chi non ha visto almeno una volta nella vita la scena iniziale del film in cui Holly Golightly interpretata da Audrey Hepburn, scende da un taxi, in una New York splendida e con le strade vuote, proprio davanti alla famosa gioielleria. Abito nero, collana di perle e occhiali da sole neri anch’essi, mangia un cornetto e beve un caffè mentre guarda i gioielli in una delle vetrine. Poi lentamente, molto lentamente, sulle note di Moon river, si avvia verso casa dove l’attende l’inizio della storia di cui sarà protagonista.

Se volete fare un regalo alla vostra donna o al vostro uomo, anche Tiffany può fare al caso vostro. Salite al quarto piano e con meno di cento dollari riuscirete a trovare quello che cercavate.




Lo struscio per la Fifth Avenue è divertente anche se ancor più divertente, almeno per Roberto, è la visita al Rockfeller center. Si fa fotografare sotto la scritta 30 Rock in omaggio a una delle trasmissioni televisive che segue su NBC, 30 Rock con Tina Fey l’imitatrice di Sarah Palin, e subito dopo entriamo nello store dell’emittente televisiva che affaccia proprio su questa piazza. Apprendo che ogni serie televisiva di successo ha una sua linea di merchandising. C’è di tutto, dalle tute alle maglie, quaderni, penne, l’immancabile tazza per il latte, borse, calendari, poster. Ci sono addirittura le divise dei medici del telefilm Dr. House e ho visto con i miei occhi adulti che indossavano quella roba. Scopro di non conoscere nessuna di queste trasmissioni e per la prima volta mi sento estraneo alla città.
Usciamo dal negozio senza aver comprato nulla e ci dirigiamo alla pista di pattinaggio a cielo aperto. Qui a Natale c’è l’enorme albero che vediamo da sempre nei giorni di festa quando ci sono collegamenti da NYC. A marzo non c’è l’albero di Natale ma la pista di pattinaggio si, ed è anche piena di gente che si diverte sui pattini.
Ci accorgiamo che il tempo è come volato via e che abbiamo appuntamento con Maryann per andare a Williamsburg. Per andare a casa prendiamo la metropolitana.



La metropolitana di New York è un viaggio nel viaggio. È certamente il mezzo più veloce ed economico per muoversi. Con oltre cento anni alle spalle ti permette di muoverti con velocità e sicurezza da un capo all’altro della città. Molto facile da usare anche grazie alle numerose indicazioni e carte che si trovano dappertutto, presenta un unico inconveniente. Le fermate non sono segnalate a sufficienza e in ogni caso le segnalazioni sono piccole e le noti solo quando si aprono le porte per scendere. Per questo motivo devi essere molto attento o conoscere bene il numero della tua fermata. Per il resto invece è uno spettacolo. Uno degli elementi che contribuisce a rafforzare il mito di città contemporanea. E poi tra le sue gallerie piuttosto che in prossimità dei binari puoi imbatterti in ogni tipo di spettacolo.
Quando arriviamo a casa, Maryann è quasi pronta per uscire e scopriamo che con noi questa sera ci sarà una sua amica, Melissa. Dopo quindici minuti Melissa è giù che ci aspetta, in macchina. Scendiamo io e Maryann per primi mentre Lucia e Roberto ci raggiungono dopo pochi minuti. Melissa è americana e i suoi genitori sono di origine haitiana, ha due figli che stasera sono a casa con il papà. È executive Director per una società che procaccia fondi tramite spettacoli teatrali da destinare ad associazioni che lavorano in ambito sociale. Il suo lavoro è molto vicino a quello dell’agente teatrale. Una piacevole scoperta.
Arriviamo che la performance è già iniziata. The Boiler, un ex locale che conteneva la caldaia centralizzata che forniva acqua calda e riscaldamento per tutto il quartiere, è già pieno di persone. Un enorme frigorifero con pareti trasparenti contiene un’enorme massa di ghiaccio proveniente dall’Antartide. Il ghiaccio è mantenuto a temperatura con energia solare. L’artista ha voluto simbolicamente riscattare l’opera nefasta dell’uomo che causando il riscaldamento globale ha innescato un processo di scioglimento dei ghiacciai. Questa notte a New York l’arte ci dice che con energia pulita, in questo caso ottenuta dal sole possiamo salvare anche i ghiacciai. L’arte come educazione alla vita quindi.
Qui si beve birra e non si mangia nulla. Non restiamo per molto tempo, direi meno di un’ora. Andiamo via anche perché stasera a Williamsburg c’è la festa delle gallerie d’arte. Ne visitiamo diverse e nessuna in particolare ci colpisce. Guardiamo lavori di giovani artisti ma non si respira un clima d’innovazione e di ricerca, piuttosto sembra di partecipare a una grande rassegna di studenti. O almeno questa è la mia impressione.
È tardi quando Melissa ci riporta a casa. Anche oggi è stata una giornata lunga e piena.


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