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Diario
 


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19 febbraio 2009

La neve copre e non pulisce, non cancella



Ho seguito il discorso di commiato di Walter Veltroni ieri sera prima di tornare a casa. Ero solo.
Fin dalle prime battute si capiva che sarebbe stato un discorso franco e lo si capiva anche dall’espressione serena e riposata che il segretario del Partito Democratico ha sfoggiato fin dal suo arrivo in quella Piazza di Pietra, questa la scritta che campeggiava come didascalia, che pre-annunciava l’importanza delle parole che sarebbero di lì a poco state proferite.
E quando nel bel mezzo del discorso arriva l’outing per certi versi inatteso: “Scusate, non ce l’ho fatta”, la consapevolezza che quelle parole fossero pietre si è materializzata nella sala e, attraverso i media, nel Paese.
Un discorso alla Veltroni, ma meglio, molto meglio di tutti quelli che lo hanno preceduto. Meglio perché più vero, autentico. Ha sottolineato tutti i punti di difficoltà del nuovo progetto politico e ha rivendicato, non senza una punta, legittima, di orgoglio, che il progetto del pd è partito con dieci anni di ritardo. Quei dieci anni che intercorrono dall’esperienza dell’Ulivo e di vicinanza con Romano Prodi. Il professore è stato con Piero Fassino tra i pochissimi ad essere pubblicamente ringraziato. Il primo per la sua capacità di governo e di visione, il secondo per la sua lealtà. L’autocritica continua, senza sconti, così come continua l’outing: “Forse sono più portato ad altri incarichi che non alla vita di partito”.
Questa sua ultima apparizione che non avrà repliche, perché questo si capisce dalle parole ultimative che l’ormai ex segretario del Partito Democratico pronuncia, ci mostra un uomo sereno e solo. E questo della solitudine è un concetto che non riguarda la persona, ma diviene in questo suo pronunciamento una denuncia politica. Serve più coesione per fare un partito. Non basta un uomo solo al comando. Per certi versi è questa l’accusa più pesante che Veltroni rivolge a tutto il gruppo dirigente del Pd. Gruppo dirigente che non sarà mai nominato, non concedendo così neanche lo spazio ad una possibile replica. E si capisce che la lontananza, politica e personale, di tanti dirigenti storici è "il cruccio" di Veltroni che espone questo concetto con calma ma con fermezza, lasciando intendere che nulla sarà più come prima. Proprio come la neve di questi giorni che copre ma non pulisce, e non cancella. E anche quando, avviandosi alla conclusione, dice: “Non farò agli altri quello che è stato fatto a me”, sembra quasi che Veltroni voglia dire che lavorerà, con discrezione, alla costruzione di un nuovo gruppo dirigente, evitando così, ancora una volta di nominare i suoi avversari interni. Avversari di vecchia data, e avversari di nuovo conio.
Ho già detto che non ho condiviso e non condivido il progetto politico del Partito Democratico così come ho già detto che quando si trattò di scegliere, nel Pds, tra Veltroni e D’Alema, votai per D’Alema.
Dopo aver ascoltato Veltroni penso però sia giusto rendergli l’onore della armi.
Perché quelle parole pronunciate ieri contengono futuro. Sono la base per cominciare a porre al centro dell’agenda politica oltre ai problemi reali del Paese, valori che al pari delle soluzioni ai problemi costituiscono i presupposti per una ripartenza non solo del Partito Democratico, ma dell’intero centro sinistra. Perché da oggi i giochi di potere e le tattiche, come la sola salvaguardia del proprio status, qualunque esso sia, non dovranno avere più cittadinanza. Soprattutto su questo versante Veltroni ieri ha dato un contributo importante. Così come sono certo, che passata la nottata, tornerà a essere una delle belle persone, che noi del centro sinistra, e l’Italia può vantarsi di annoverare tra le sue fila. Per queste ragioni penso che le parole di ieri contengano futuro.
E per tutto questo mi sento di ringraziarlo anche se non ho condiviso la sua scelta politica e continuo a non condividerla. Lo ringrazio perché ha saputo, in un momento molto difficile, sia da un punto di vista personale sia da un punto di vista politico, guardare avanti e contestualmente fare un passo indietro e soprattutto perché ha saputo parlare al futuro.


25 ottobre 2008

L’Italia è un Paese migliore della destra che lo governa



Mi è piaciuto Walter Veltroni al Circo Massimo e lo dico senza se e senza ma.
Questi i passaggi del suo intervento che mi hanno emozionato di più.

“…davvero qualcuno pensa che il fenomeno del bullismo si possa risolvere con il voto in condotta? No. Non è così semplice, non è così banale. Dietro questi atteggiamenti c’è molto di più. Dietro il fatto che un bambino su cinque comincia a bere tra gli 11 e i 15 anni c’è davvero un vuoto più grande. C’è il degrado e sociale e il disagio familiare. C’è l’annoiarsi di fronte alla vita di chi forse è spinto a conoscere il prezzo ma certo non il valore delle cose…
…Quel vuoto a noi spaventa. Per voi è indifferente. Perché vi è congeniale. L’avete alimentato con la vostra cultura dell’individualismo e dell’egoismo. Con il vostro fastidio per ogni regola morale. Con la vostra idea che contano non lo studio e il lavoro, ma solo il successo facile. Quello che si raggiunge anche senza saper far niente, basta apparire in televisione. Quello che si può ottenere in ogni modo, anche prendendo le scorciatoie e passando sopra gli altri…
…Questa cultura l’ha creata la destra. L’avete costruita voi. Non vi interessa la scuola perché la vostra scuola è la televisione. E la vostra diseducazione civile degli italiani rimbalza fin dentro le scuole…"

"Fa rabbrividire la mozione della Lega sulle classi differenziate per i bambini stranieri. “Famiglia cristiana” l’ha definita “la prima mozione razziale approvata dal Parlamento italiano.
Che nella scuola dell’obbligo ci siano classi separate o test d’ammissione per distinguere un bambino dall’altro è un danno per tutti. E’ un danno per i bambini italiani, che considereranno quei loro amici diversi da loro, introiettando un concetto foriero di catastrofi. E’ un danno drammatico per i bambini immigrati, che si sentiranno messi ai margini e respinti, e coltiveranno un senso di separatezza che potrà essere molto rischioso in primo luogo per la sicurezza della nostra società.
Quella mozione offende i bambini, umilia la scuola e il Parlamento. La questione dell’insegnamento dell’italiano ai bambini stranieri è una questione reale, che da anni la scuola elementare affronta con successo e che dovrà ancora di più saper affrontare, attraverso lo sviluppo dei corsi integrativi e non con la segregazione etnica."

"C’è l’Italia delle 250 mila persone che con una firma si sono strette attorno ad un ragazzo di ventotto anni che rischia ogni giorno la vita e che continua a combattere contro la camorra con le sole armi che possiede e vuole usare: la passione civile, il coraggio delle idee e la straordinaria forza della scrittura, che arriva lì dove la violenza e la stupidità di uomini che non valgono nulla non arriveranno mai.

A Roberto Saviano va il grazie di tutti noi che oggi siamo qui in questa piazza.”

L’intervento completo di Veltroni lo trovi qui.


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