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Bi-fronti
 


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9 febbraio 2011

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Che bella giornata

Oscar. Una narrazione semplice e lineare che regala allo spettatore novanta minuti di divertimento e insieme di riflessione. Non sono necessari effetti speciali, spettacoli in Tre D, tantomeno donnine nude. Al contrario ciò che più colpisce in questo film è proprio il senso della misura e la delicatezza con cui Checco Zalone lavora con le parole e il corpo riuscendo nell’impresa non semplice di trasformare la grevità in leggerezza. Il titolo riporta alla mente Raffaele La Capria in Ferito a morte.

Enzo. In Che bella giornata lo scontro di civiltà viene compresso alla misura di un pisello. E anche se inteso metaforicamente, non sarebbe mai grande quanto la realtà contemporanea, qui beffeggiata senza nessuno strumento conoscitivo adeguato. La tragedia di due religioni che, come altre volte è accaduto nei secoli, finiscono sull’orlo del conflitto, diviene spunto di macchiette a sfondo sessuale. Quest’ultimo ribadito nella canzoncina dei titoli di coda: «L’amore è quando è grande grande grande».


3 ottobre 2010

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Inception, regia di Christopher Nolan

Oscar. Dom Cobb sa come “abitare” i propri sogni e quelli altrui ed è in grado di creare nei sogni mondi paralleli. La sete di conoscenza e le contingenze lo spingeranno a percorrere strade inesplorate: indurre pensieri nella mente di altri individui. Una riflessione su temi della contemporaneità che definirei biopolitici. Nella forma della scrittura Christopher Nolan, sceneggiatore e regista di Inception attinge dal miglior Paul Auster, Trilogia di New York, nella rappresentazione filmica continua il lavoro di Wim Wenders di Fino alla fine del mondo.

Enzo. Da secoli ci si interroga sulla differenza tra percezione e realtà. Finora la risposta più credibile l’ha data Philip K.Dick. Il mondo esterno non c’è. Tutto quello che accade va attribuito solamente al punto di vista soggettivo. Christopher Nolan va ben oltre con Inception. Nel suo film i livelli di irrealtà sono strati sovrapposti. Più di preciso, sogni all’interno di sogni. Accettata questa verità, ogni presunzione di controllo sulla vita e sul destino cade nel cestino delle velleitarietà.


14 giugno 2010

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



La regina dei castelli di carta,  regia di Daniel Alfredson

Oscar. La bravura di Noomi Rapace sul set rende il personaggio di Lisbeth Salander l’assoluta protagonista di questo film, che conclude la trilogia molto fortunata scaturita dalla penna di Stieg Larsson, Millennium. Un thriller che ci rimanda al grande cinema anglosassone di genere che coniuga perfettamente narrazione e ritmo. Un racconto inoltre che c’informa della grande democrazia svedese dove ognuno fa bene il proprio mestiere. I giornalisti fanno i giornalisti e i servizi segreti lavorano per lo Stato. Una vera e propria rivoluzione.

Enzo. Le latitudini scandinave sono quelle della ragionevolezza civile che diviene la perfezione di questo mondo.
Inventare il giallo in una società che funziona significa allora scavare dietro le apparenze di ogni delitto per rinvenirvi un disegno oscuro, cospirazionista. La Svezia non è stata neutrale come si crede. Ai tempi della lotta contro il nazismo funse da camera di compensazione per i transfughi ebrei. Durante la Guerra Fredda, fu una rotta di spie. Che Larsson ha dissotterrato con maestria.


19 aprile 2010

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Apple Store, Fifth Avenue,  il quinto monumento più fotografato di NYC

Oscar. L’Apple Store sulla Fifth Avenue di New York, un grande piano unico sotto il livello della strada che cattura la luce dall’alto dove è posta la mela, più che un negozio è un’anticipazione di futuro. Assurge a monumento – è più fotografato della Statua della Libertà – perché Mr. Jobs e le sue idee incarnano la contemporaneità. E come i monumenti è testimonianza di una storia collettiva e dell’ingegno umano. Chi fotografa quel cubo di vetro in realtà sta fotografando un’idea; è questa la notizia.

Enzo. Nell’Italia che tenta di imitare gli Stati Uniti con la perizia di un orango, Apple è sinonimo di complicazione. Costa troppo e non si trovano i programmi. Al di là dell’Atlantico rappresenta un emblema. Dell’iniziativa di due ragazzi che inventarono il personal computer nel garage. Dunque, considerarne lo store sulla Fifth Avenue uno dei monumenti più fotografati è il corollario di un successo che parte dall’inventiva e diviene business. Il computer negli Stati Uniti coincide con quel marchio.


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27 marzo 2010

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Mine Vaganti, di Ferzan Ozpetek

Oscar. La scena finale di Mine Vaganti determina il giudizio complessivo sul film. La musica e il gran ballo sono, come spesso succede nei film, elementi catartici e valgono da soli il prezzo del biglietto. Lo stesso finale però non risponde alla domanda che lo spettatore si pone fin dalla prima scena. È questo un errore di scrittura da attribuire tutto a Ivan Cotroneo e Ferzan Ozpetek, così come totalmente gratuita e ininfluente è la scena in cui Riccardo Scamarcio balla, da solo, davanti allo specchio di casa.

Enzo. L’omosessualità sta al patriarcato meridionale come il sale a una ferita sanguinante. Un padre pugliese ha dichiarato: «È meglio avere una figlia zoccola che un figlio ricchione». Ozpetek non riesce a fare antropologia compiuta. Affida l’inaccettazione della diversità ad un padre retrivo e talmente congestionato da avere l’infarto. Fantastichini è dunque una caricatura. Scamarcio e Preziosi due icone ambivalenti che non estinguono la rispettiva mascolinità nella sfida interpretativa dei diversi.


4 marzo 2010

Bifronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Il centenario della nascita di Ennio Flaiano

Oscar. Ennio Flaiano è stato un pioniere della postmodernità. Precursore delle idee di Zygmunt Bauman che ha coniato il termine di società liquida per rappresentare la condizione umana nella postmodernità, Flaiano intuendo la frammentarietà, forse non la liquidità, della società che attraversava, dei costumi e dei relativi modelli di sviluppo, ha elevato ad arte il frammento. Proponendo in tutta la sua produzione intellettuale una forma di comunicazione che oggi, a cento anni dalla nascita, è patrimonio condiviso.

Enzo. Parole di talento sparse ed un solo romanzo, Tempo di uccidere, che NON è un giallo, come sostennero gli ignoranti abruzzesi che anni fa scelsero quel titolo per un concorso letterario sul noir. Di Ennio Flaiano rimane questo sulla carta. Diversa la prospettiva filologica. Flaiano è l’unico autore italiano del dopoguerra dalle capacità analitiche multimediali e multifocali. I suoi aforismi gli sono stati scippati da quella stessa bolsaggine collettiva che lui seppe irridere senza catastrofismi.


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17 febbraio 2010

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Nine, di Rob Marshall


Oscar. Nine rappresenta la “paura” davanti al foglio bianco di un uomo che è un artista riconosciuto e affermato, e contemporaneamente è la messa in scena delle sue ossessioni. E questa messa in scena avviene con modalità sempre diverse. Diventa gioia e liberazione quando nella mente di Guido Contini, il protagonista, prevale la volontà di esorcizzare le sue paure con la musica. È invece puro masochismo quando è il sesso a prevalere. Nine è un sogno, ciò che sempre dovrebbe essere il cinema.

Enzo. Nine è un rifacimento che supera, alla lunga, l’originale. Federico Fellini, il regista più sopravvalutato e ingombrante della storia del cinema, stravolgeva nell’approssimazione le idee di Ennio Flaiano. Mentre Rob Marshall visualizza con fastosa spettacolarità la sceneggiatura del compianto Anthony Minghella nella rievocazione dell’Italia anni ’60. Le scene e le donne che ruotano intorno a Daniel Day-Lewis sono più belle di quelle che affollavano le ossessioni di Marcello Mastroianni in 8 e ½.


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12 febbraio 2010

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Avatar, di James Cameron

Oscar. La narrazione non è originale così come originale non è l’approdo. La tanto pubblicizzata grafica tridimensionale sembra essere stata già ampiamente digerita da un occhio allenato alle nuove tecnologie. Cosa fa di Avatar allora il film che tutti hanno visto e di cui tutti parlano bene? «Tutte le storie sono storie d’amore» scrive Robert McLiam Wilson in Eureka Street, e Avatar non sfugge a questa regola. Una storia d’amore semplice e popolare in cui il bene sconfigge il male. Forse è di questo che abbiamo bisogno.


Enzo.
Avatar è la conferma che nel cinema le nuove idee sono inversamente proporzionali alle nuove tecnologie. Le quali, peraltro, non compensano circa tre ore di noia crudele, infarcite di scopiazzature, e non citazioni, ai limiti del plagio. Chi crede ancora nel mito del buon selvaggio farebbe meglio a serbare il ricordo de L’uomo chiamato cavallo. Per il resto, nemmeno il 3D compensa un giocattolo visivo su misura per un’umanità fatta regredire al ruolo di un’unica immensa platea ruminante popcorn.


21 dicembre 2009

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Il caso Marrazzo

Oscar.
«È un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto», canta, con voce anch’essa incerta, Tonino Carotone. L’apripista, e lungi da me l’idea di un doppio senso, è stato Silvio. Non Berlusconi ma Sircana; poi è venuto Silvio Berlusconi e infine, nel senso di fino ad ora, Piero Marrazzo.

Ci sono aspetti della vita collettiva che rispondono alle stesse regole dei numeri primi, sono così e basta. Un uomo che ha responsabilità pubbliche non può avere comportamenti ambigui, deve rendere conto di ciò che fa. Ma ve l’immaginate Enrico Berlinguer o Aldo Moro fotografati in mutande con una prostituta (o) (o e a)?


Enzo.
Nella Berlino nazista c’era il Salone Kitty, un bordello pieno di microfoni con i quali i servizi segreti registravano le confidenze dei frequentatori alle prostitute che vi lavoravano. Il materiale sonoro serviva a ricattare. Dei 25 mila dischi ricavati non rimane un solo esemplare. Oggi il meccanismo sembra ripetersi a via Gradoli, un angolo di Roma la cui notorietà risale al caso Moro.
Il numero 96, dove è avvenuta l’irruzione del luglio scorso, annoverava l’appartamento brigatista scoperto… per caso?


7 ottobre 2009

Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia



Bastardi senza gloria di Qeuntin Tarantino

Oscar. È il Quentin Tarantino di Pulp Fiction e alla fine ti vien voglia di battere le mani. Il regista americano propone una sorta di rito collettivo che è anche un’esperienza catartica. Un inno e un amore senza limiti per  il cinema tout court con le tante citazioni che Tarantino dosa sapientemente per tutta la durata del film. E come in una pièce teatrale tutto si organizza e converge verso il cuore del problema che trova nel grande rogo finale il giusto epilogo. Ancora una volta è il cinema il luogo dove i cattivi perdono e i buoni vincono.


Enzo.
Quentin Tarantino rappresenta una generazione di cineasti formatasi sui film in videocassette senza passare per la letteratura. Ne risulta un linguaggio del tutto insufficiente sul piano dei contenuti. Bastardi senza gloria trasforma con picchi di involontaria cialtroneria l’incubo del Terzo Reich in un guazzabuglio splatter. I nazisti veri non si comportavano da marionette invertebrate pronte a dimenarsi sotto i colpi di mitra. Ci fosse almeno la danza di Salma Hayek che ravviva Dal tramonto all’alba


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