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Paz
 


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22 febbraio 2010

Dov’è finita la Pescara di Paz?



La domanda, semplice, che ci siamo posti all’inizio di questo breve viaggio per rievocare la Pescara nella quale ha vissuto Andrea Pazienza, il caposcuola del nuovo fumetto italiano che nasce proprio con lui a metà degli anni Settanta e la cui grandezza appare oggi, a ventidue anni dalla prematura scomparsa, sempre più chiara e intellegibile a tutti, è: dov’è finita la Pescara di Paz? Abbiamo cercato di capire cosa animava quella città, quali erano gli avvenimenti e le persone che gli occhi e il cuore di Paz attraversano in quegli anni, per certi versi, epici.
La Pescara che vive Paz è una città dinamica, in grande e costante trasformazione. Una città che pensa innanzitutto il suo presente. Una città che oltre a costruire case produce e consuma cultura, ne sono traccia e testimonianza storica diverse manifestazioni che negli anni hanno consentito a Pescara di essere modello di riferimento per tante realtà. Si pensi, per esempio, al Festival Jazz che nasce proprio in quegli anni e che ancora oggi rappresenta una delle poche eccellenze della città adriatica. L’aspetto più interessante è la capacità di produrre cultura e di non essere solo fruitori passivi. Scrive lo stesso Andrea Pazienza ricordando quegli anni pescaresi: «Parte degli artisti senza tetto si riunisce e apre di lì a poco l’ormai leggendaria Convergenze, centro d’Incontro e d’Informazione laboratorio Comune d’Arte […] si fa tutto il possibile dall’happening alla grossa rassegna, dai concettuali ai comportamentisti, dai film in 16 o super 8 alla body art, dai concerti ai veri e propri festivals, eccetera.» Abbiamo già visto come proprio in quegli anni Convergenze rappresenterà una sorta di fabbrica delle idee ante litteram. Un luogo di produzione e di fruizione culturale capace di coinvolgere giovani e meno giovani in quella che il giovane Pazienza chiama un’aria conviviale da allegro seminario.
Quella Pescara, come quell’Italia, oggi sembra essersi smarrita, prigionieri come siamo di una sorta di dittatura del presente che non permette di guardare né al passato prossimo né al futuro prossimo. Un tempo che non ha futuro e che non ha passato è un tempo malato. Un deserto nel quale si assiste sempre più spesso al trionfo di una sottocultura che copre e annulla anche ciò che di buono e a fatica si riesce a produrre.
In quello stesso scritto Paz continua così: «A Pescara, dopo un poco mi dimenticano (mi avranno davvero dimenticato?)»
Domanda impegnativa alla quale bisogna dare una risposta. Pescara deve molto a Pazienza e di Pescara, Pazienza è stato uno dei figli migliori, soprattutto nella logica stringente di Benedetto Croce che sembra scrivere queste parole pensando proprio al giovane Paz: «E pensavo […] non senza malinconia (così mi pareva a volte di essere straniero e diverso), che forse l’uomo, piuttosto che figlio della sua gente, è figlio della vita universale, che si attua di volta in volta in modo nuovo; piuttosto che filius loci, è filius temporis.»
Andrea Pazienza è stato un figlio del proprio tempo a tutto tondo, fino al tragico epilogo della sua giovane vita, e in questo sembra essere il figlio perfetto per una città come Pescara. Una città giovane che proprio nella ricerca costante di un rapporto con la contemporaneità costruisce la sua identità e cerca la sua ragion d’essere. In questo senso la figura di Andrea Pazienza, e ciò che essa ha rappresentato nel campo del disegno e dell’illustrazione, sembra essere ritagliata su misura per Pescara perché ne interpreta lo spirito migliore, ne intercetta le speranza e ne incarna le aspettative.
Per queste ragioni è giunto il tempo in cui anche Pescara, come tante altre città italiane hanno già fatto, celebri in maniera adeguata questo grande artista che qui ha vissuto per quattro anni e che proprio a Pescara ha visto diventare adulta la sua arte.  
In questo senso la proposta che avanza Sandro Visca sembra essere la classica ciliegina sulla torta che arriva al momento opportuno.
«Sono proprietario di oltre cento disegni originali di Andrea Pazienza – ci dice il professore di discipline pittoriche del giovane Paz – e sono disposto a fare una donazione purché si costituisca un Centro intitolato ad Andrea Pazienza, un’Istituzione rigorosamente pubblica, dove oltre ad un’esposizione stabile delle opere di Paz ci sia la possibilità di fare laboratori e perciò di produrre cultura. Un luogo vivo e contemporaneo che aiuti a pensare. Questo Centro deve nascere qui a Pescara.»
La proposta è allettante, intriga. Un’idea che arricchisce la proposta culturale che una città come Pescara “è costretta” a mettere in campo se vuole dare seguito e sostanza alle ambizioni più volte espresse di essere uno dei nuovi centri propulsori dell’Adriatico. Una sorta di atelier della creatività in grado di accogliere energie diverse, capace di rinverdire i fasti di un passato recente, di un presente tutto da scrivere e di un futuro da immaginare.
«E ringrazia che ci sono io, che sono una moltitudine» si legge in una famosa tavola da “Le straordinarie avventure di Pentothal”, e il talento naturale che Andrea Pazienza ha coltivato lo faceva essere tanti in una sola persona. Per sempre Paz.

Edifici, strade e piazze dedicate ad Andrea Pazienza
San Menaio (Fg), il lungomare
San Benedetto del Tronto (Ap), una piazzetta nel centro storico
San Severo (Fg), una piazzetta nel centro storico
Roma, quartiere Torrino-Mezzocammino, una piazza
Napoli, una via del quartiere Ponticelli
Fusignano (Ra), un  busto di Zanardi è stato eretto nei giardini pubblici
San Severo (Fg), una Scuola Elementare
Vittorio Veneto (Tv), una Scuola Materna
Sannicandro Garganico (Fg), un Istituto d’Arte
Cosenza, le sale espositive della “Casa delle Culture”
Cremona, il Centro del Fumetto “Andrea Pazienza”

seconda puntata
Paz, la realtà spiegata dal fumetto

prima puntata

Paz e la sua Pescara irripetibile


20 febbraio 2010

Paz, la realtà spiegata dal fumetto



Il liceo artistico di Pescara, all’inizio degli anni Settanta, era uno dei nove presenti in Italia, famoso e conosciuto per la qualità dei docenti e per il clima artistico che si respirava tra le sue mura che Giuseppe Misticoni, il suo mentore, era stato capace d’infondere in tutti, docenti e studenti. Lo ricorda, per esempio, Fernanda Pivano nell’introduzione al catalogo dell’ultima mostra dedicata a Pazienza, Jaques Prevért, svoltasi a San Benedetto del Tronto la scorsa estate, quando riferendosi a Pescara scrive: «Un liceo fuori dal comune, con dei professori che avevano capito chi avevano di fronte e con cui Andrea Pazienza aveva costruito un rapporto di stima.»
Una città, la Pescara che viveva Paz, in grande trasformazione che aveva anche nella scuola un punto di eccellenza e di forza. Se Albano Paolinelli ha avuto per il giovane Pazienza un ruolo che si può assimilare a quello di una levatrice per una puerpera, Sandro Visca ne è stato certamente il papà putativo. Professore di discipline pittoriche al terzo e quarto anno, è il personaggio vivente a cui Paz ha dedicato più disegni.
Professor Visca, qual è il primo ricordo che ha di Andrea Pazienza?
«Il primo giorno di scuola mi venne incontro e mi disse: “Le faccio presente che a me disegnare non piace.” Restai un attimo perplesso; poi, guardandolo negli occhi, capii esattamente con chi avrei a avuto a che fare. Gli risposi di non preoccuparsi e che se il disegno non era la sua materia preferita avremmo trovato il modo, insieme, per esprimerci. Rimase spiazzato. In quei pochi attimi capii che per poterlo vivere nella maniera più giusta avrei dovuto essere io la spalla e lui l’attore protagonista.»
Aveva una marcia in più?
«Era in un tempo e in una forma mentis diversi. Ho capito immediatamente che aveva una capacità grafica fuori del comune e soprattutto aveva una necessità di espressione immediata, veloce. Il disegno era per lui un mezzo di scrittura per dire delle cose. È stato il primo a raccontare la realtà attraverso il fumetto, e lo ha fatto in quattro o cinque modi diversi. Passerà alla storia perché è stato capace di ribaltare la concezione filosofica del fumetto. Ma l’aspetto più entusiasmante è che con lui tutto era sempre nuovo.»
Pazienza parla di Pescara come «una città di sogni, di guerre e meravigliosi ritrovarsi, e di cultura a tutti i livelli». Era proprio così quella Pescara?
In Abruzzo Pescara è stata sicuramente la città più importante per l’arte. All’inizio degli anni Settanta, gli anni di cui parla Pazienza, in città c’era un grosso fermento, un entusiasmo per tante attività che andavano sempre in crescendo. C’era il coraggio di proporre. Pescara riusciva a competere bene con il panorama nazionale e Convergenze, il Laboratorio Comune d’arte che fondammo in quegli anni e del quale Andrea è stato un socio fondatore, è stato uno dei centri che più ha guardato a queste novità.»
Una città che guardava al futuro.
«La città che ha visto e vissuto Andrea era una città che viveva in perenne movimento. Se tu andavi sul terrazzo di un palazzo e guardavi l’orizzonte, vedevi un’unica enorme gru che ti trasmetteva la sensazione di essere in costante crescita. C’era un’attività continua che creava un’atmosfera positiva, e questo si rifletteva inevitabilmente anche nel settore delle attività culturali. C’era una buona disponibilità economica e questo rendeva possibile tutto, o quasi tutto.»
Si produceva cultura e si usufruiva di cultura?
«Negli anni di Convergenze in città erano operative tante gallerie d’arte. La galleria di Cohen e Pieroni, Arte d’oggi di Ciro Canale, la galleria Verrocchio, Margutta. Tutte insieme creavano le condizioni perché Pescara fosse considerata, a ragione, una città fortemente aperta all’arte contemporanea e al mondo. Ma non si viveva solo d’arte. Era importantissima la musica; il Festival Jazz in particolare riusciva a portare in città il meglio del repertorio mondiale.»
La prima edizione del Festival Jazz ci fu nel 1969 e Umbria Jazz non esisteva. Pescara ospitava nel 1972 un giovanissimo e sconosciuto ai più Keith Jarret, dettava nuovi modelli culturali e di fruizione della cultura.
«Il Festival Jazz fu un momento importante di crescita e di consapevolezza. Contribuì insieme a tante altre manifestazioni a fare di Pescara una città conosciuta e, per certi versi, ammirata. Mi viene in mente per esempio il Premio Michetti che si era conquistato un suo spazio importante.
Ci sono evidenze storiche di tutto questo fervore, tracce visibili?
Se pensiamo al mondo dell’arte e a ciò che ha prodotto direi di no. Le faccio un esempio. Ho provato a organizzare una retrospettiva sull’opera di Alfredo Del Greco, che è stato a mio parere il più grande artista abruzzese degli ultimi cinquant’anni; non ci sono ancora riuscito. Non ci sono disponibilità economiche e la politica, che oggi è il grimaldello per tutto ciò che si muove in ambito culturale, sembra essere sorda a questi richiami.»
Cosa bisognerebbe fare secondo lei?
«La prima cosa da fare a Pescara, ma direi in tutto l’Abruzzo è quella di rimboccarsi le maniche per fare una ricostruzione storica almeno degli ultimi cinquan’anni di produzione artistica delle arti visive. Se non proprio da Michetti si potrebbe partire dai Cascella. E lavorare alla creazione di una vera Pinacoteca regionale.»
(2. continua)



Fernanda Pivano: «[…] ringraziamo lui, Andrea Pazienza, per aver aperto una finestra sulla vita coi suoi disegni e il suo linguaggio. Forse l’unico completo documento di slang italiano.»

Oreste del Buono: «La Bologna che fa sfondo alle Straordinarie avventure di Pentothal non è una Bologna fantastica, ma una Bologna storica fantasticamente immaginata da Andrea Pazienza prima che la storia accadesse, mentre la storia si avviava ad essere.»

prima puntata

Paz e la sua Pescara irripetibile


15 febbraio 2010

Paz e la sua Pescara irripetibile



Sono trascorsi ventidue anni dalla morte di Andrea Pazienza, era una calda giornata di giugno del 1988 quando la notizia irruppe improvvisa nei telegiornali da Montepulciano, ma tutto ciò che riguarda Paz ha sempre lo stesso sapore di contemporaneità. Per questo motivo quando mi è capitato tra le mani un nuovo, piccolo libro a lui dedicato, Caro Andrea, pubblicato a San Severo, sua terra d’origine, sapevo che avrei letto qualcosa che riguarda noi e oggi. Così è stato.
Fra i diversi contributi pubblicati, m’imbatto in una lettera privata, inedita, scritta da Andrea Pazienza alla sua fidanzata, Isabella Damiani, all’epoca dei fatti quindicenne. La lettera, datata 10 maggio 1975 venne scritta il giorno dopo l’inaugurazione della sua prima personale che si tenne a Pescara presso la galleria d’arte Convergenze. Scrive Paz: «Spero tu abbia capito cosa significhi per me Pescara ed in cosa identifichi il mio ambiente, è meraviglioso e complesso e completamente imparagonabile a nessun altro, e fatto da immagini e frasi sconnesse, ma vitali, di istanti folli e irripetibili, di cinismo e di magia, di pettegolezzi, di lazzi e ubriachezze moleste, di sogni, di guerre e meravigliosi ritrovarsi, e di cultura a tutti i livelli, e di aerei e di armi, e di rivolte mai sopite. Ieri, era, o avrebbe dovuto essere il mio giorno…».
Andrea, seppur giovanissimo e già cosciente della sua bravura così come lo erano tutte le persone che gli erano vicine, descrive, in una lettera privata, privatissima, l’universo in cui si sta formando e descrive Pescara, la città che ha scelto per studiare, come il migliore dei mondi possibili. Quella Pescara, quell’umanità con la quale era in contatto e che attraversava, avrebbe inciso in maniera positiva e irreversibile sulla sua “coscienza” di artista.
Caro Andrea si apre con un’intervista alla mamma di Paz che alla domanda «E nella sua formazione artistica quali figure sono state importanti?» risponde così: «Dopo suo padre non ho dubbi, i professori di Pescara, Visca e Paolinelli. Lo hanno capito e stimolato, lo hanno trattato da pari, hanno avuto con lui un rapporto che andava ben oltre quello canonico. E gli hanno voluto molto bene». Ed è proprio con Paolinelli che inizia il viaggio per rievocare la Pescara nella quale si stava formando un giovane, grande, artista. Il professor Albano Paolinelli, già vicepreside del Liceo Artistico “Giuseppe Misticoni” di Pescara e insegnante di ornato disegnato al terzo e al quarto anno, è stato molto di più di un docente per il giovane Paz, quasi una levatrice. Ha accompagnato e assecondato la crescita di un talento naturale con una disponibilità sempre generosa.
Professor Paolinelli, si è accorto subito delle capacità di Andrea Pazienza?
«Andrea aveva delle capacità “innaturali” che sono state evidenti fin dal primo impatto. Noi abbiamo lavorato forse a ripulirlo un po’. Lui gioiva nel riempire il foglio. Riempiva tutto e non lasciava spazi vuoti. Se c’è una cosa che ho provato ad insegnarli è stato il tentativo di non occupare tutto lo spazio a disposizione. Per questo fui molto felice quando mi regalò le prime tavole a colori che pubblicò per Alter Alter, le armi. Per la prima volta infatti, vidi in quelle tavole un bell’equilibrio tra pieni e vuoti. Mi disse «Ti devo ringraziare per quello che mi hai dato.» Quelle tavole poi se le riprese per una mostra e non le ho mai più riviste.»
In quale ambiente culturale è cresciuto il giovane Pazienza e cosa c’era in quella Pescara dei primi anni Settanta che tanto l’affascinava?
«Quella città, quella Pescara, gli trasmetteva una grande forza perché era una città nella quale scopriva sempre cose nuove. Il ciclo di mostre della galleria d’arte Nuova Dimensione di Cesare Manzo e poi, subito dopo, il ciclo vitale di Convergenze. Erano infatti gli anni in cui fondammo il Laboratorio Comune d’Arte “Convergenze”. Siamo nel 1973 e Nuova Dimensione, la galleria d’arte di Cesare Manzo, aveva chiuso i battenti. Fu così che un gruppo di artisti, Sandro Visca, Angelo Colangelo, Dino Colalongo, Armando Misticoni, Elio Di Blasio, Alfredo Del Greco, oltre al sottoscritto ovviamente, capitanato da Peppino D’Emilio diede vita a quella meravigliosa esperienza che fu Convergenze. I primi tempi furono duri, c’incontravamo nello studio del signor D’Emilio in via Umbria perché non c’erano soldi per prendere in affitto un locale. Poi la situazione cambiò grazie all’intervento di alcuni imprenditori che ebbero fiducia nel nostro progetto e finanziarono l’iniziativa.»
Quando entra in scena Pazienza in tutto ciò?
«Andrea era già in scena, seppur giovanissimo, fin dai tempi di Nuova Dimensione. E quando prese il via la nuova avventura decidemmo di far entrare nel gruppo alcuni giovani artisti, Ilvi Capanna, Piergiorgio D’Angelo, lo stesso Pazienza.»
La Pescara di «cultura a tutti i livelli», popolata di artisti e imprenditori illuminati che sponsorizzano l’arte e la cultura in genere, è questa di cui stai parlando?
«Noi ci si incontrava tutti i pomeriggi in galleria. La galleria era il centro del nostro mondo. Convergenze in quegli anni non si occupava solo di arti visive ma si svolgevano tante attività. Andrea ribattezzò la galleria “Concertenze”. Si facevano quasi più concerti di musica classica che altro. La sezione musica era diretta dal professor Ugo Fusco del Conservatorio di Pescara e sono nati in lì, musicalmente parlando, grandi concertisti come Sandro Carboni o Diego Conti. Via Edmondo De Amicis, la sede della galleria, era la nostra casa, il nostro universo. Era aperta alla lettura. Si faceva teatro. Realizzammo anche un Festival del cinema d’artista. Si produceva cultura e la si vendeva.»
(1. continua)


Lo spunto
L’occasione è la stampa di un piccolo e prezioso libro, Caro Andrea, pubblicato dalla Libreria Orsa Minore di San Severo in provincia di Foggia. San Severo è la città di Andrea Pazienza, quella dei suoi genitori e della sua famiglia, dove ha vissuto fino al trasferimento a Pescara prima e a Bologna successivamente. Il libro si apre con un’intervista a Giuliana Di Cretico, la mamma di Andrea Pazienza, la prima e l’unica concessa dalla morte del figlio, e contiene dieci testi che raccontano Paz. Tra gli altri gli scritti di Enzo Verrengia, Isabella Damiani, Elena Antonacci e Enrico Fraccacreta. Sul sito della libreria, www.libreriaorsaminore.it, è possibile consultare i video della serata di presentazione del libro.

Il caposcuola del fumetto
Andrea Pazienza, nato nel 1956, è morto a trentadue anni, nel giugno del 1988. È considerato dalla critica il caposcuola del nuovo fumetto italiano che ha preso forma alla fine degli anni Settanta. Si è imposto giovanissimo all’attenzione nazionale, oltre che per la sua grande capacità tecnica, dal disegno all’illustrazione tout court, per il suo esser un narratore contemporaneo capace di fondere nel medesimo istante e con la stessa forza segno e parola. Ha vissuto a Pescara dal 1970 al 1974, anno in cui anni ha terminato gli studi al Liceo Artistico.


16 gennaio 2010

Caro Andrea, cinque minuti di pazienza



Vi propongo un fine settimana all’insegna di Andrea Pazienza. La libreria Orsa Minore di San Severo, la città dove è cresciuto e si è formato il giovane Andrea Pazienza, ha dedicato una serata a Paz. Il racconto della serata, organizzata per la presentazione del numero speciale dei Quaderni dell’Orsa dedicato proprio a Pazienza, è on line sul sito della libreria. Io l’ho visto e mi sono emozionato. È il ricordo e il racconto di chi lo ha conosciuto. Di chi ha condiviso con lui i primi anni dell’università. Di chi ha condiviso la sua “garganità”. Una serata davvero fuori e oltre schemi precostituiti. Una serata tra amici, rigenerante. Ve lo segnalo e sono certo vi farà buona compagnia in questo fine settimana.
Un grazie a Michele a Michele Piscitelli e Gabriella De Fazio, titolari della libreria e organizzatori della serata, due belle persone.

 

prima parte

seconda parte

terza parte

quarta parte

quinta parte

sesta parte


1 luglio 2008

Andrea Pazienza, il poliziano



Che gli abitanti di Montepulciano si chiamassero poliziani, l’ho scoperto quando ho avuto per le mani il catalogo della mostra dedicata a Paz.
Andrea Pazienza ha vissuto a Montepulciano, in terra di Siena, dal 1984 al 1988, l’anno della sua morte. Aveva scelto di vivere qui. Un posto molto diverso dalla Bologna che aveva lasciato alle sue spalle.
È una bella mostra quella allestita a Montepulciano perché si percepisce che non è una mostra fatta per assolvere ad un obbligo. È una mostra costruita con passione e pur nella limitatezza di risorse economiche utilizzate rappresenta un pezzo di conoscenza in più sulla vita e le opere di Pazienza. La vita e le opere che in questa straordinario artista si sono incrociate, sovrapposte, giustapposte, molte volte.
Mentre guardavo alcune foto che ritraggono Pazienza chino su un foglio a disegnare, non so per quale strana associazione mi è venuto in mente Pier Vittorio Tondelli.



Pazienza e Tondelli erano coetanei. Il primo nato nel 1956 il secondo nel 1955. Moriranno a distanza di pochi anni l’uno dall’altro.
In weekend postmoderno, un affresco lucido e che rappresenta una sorta di trattato di sociologia degli anni ottanta, Tondelli scrive pagine molto belle su Andrea Pazienza ricordandoci la cifra artistica di Paz. “Narcisismo e autobiografia, giochi di parole e slang giovanile, tecnica rivoluzionaria nel disegno e nella composizione della tavola, talento inverosimile nella coniugazione degli stili opposti, ma sempre riconducibili a un tratto personalissimo, politica e Movimento, droga e sballi, donne e amici e branchi e gruppuscoli, deliri e paranoie…Anche adesso, risfogliando quelle pagine, si capisce al volo, come Pazienza sia stato definito, in Italia e all’estero, il James Joyce del fumetto.”
E per rafforzare il concetto cita la prefazione di Oreste del Buono, primo scopritore e cantore dell’artista. Scrive Del Buono, “La Bologna che fa da sfondo alle Straordinarie avventure di Pentothal non è una Bologna fantastica, ma una Bologna storica fantasticamente immaginata da Andrea Pazienza prima che la storia accadesse, mentre la storia si avviava a essere”.
Tondelli e Pazienza, Pazienza e Tondelli. Di Tondelli ho letto tutto quello che ha scritto. Tutto, ma proprio tutto, e lo considero uno dei più grandi scrittori del secondo Novecento italiano. Morto troppo giovane anche se Camere separate, il suo ultimo romanzo è già una prova matura. Così come ho quasi tutto quello che Andrea Pazienza ha pubblicato. Riparleremo di entrambi.



Ma torniamo alla mostra.
Pazienza poliziano, vita e opere di Andrea Pazienza a Montepulciano, è stata organizzata dall’associazione culturale Mattatoio 5 e ha visto, credo, la partecipazione del Comune di Montepulciano. La mostra ripercorre le tappe del passaggio di Paz a Montepulciano e si articola in tre itinerari allestiti in tre luoghi diversi. Il primo nel Museo Civico di Montepulciano è, Inverno 1983-Luglio 1985: Collazzi. Il secondo è ospitato nelle Logge della Mercanzia e s’intitola, Luglio 1985-Settembre 1986: Mano Nera ed infine l’ultimo è situato nella cripta della Curia vescovile e il titolo è, Novembre 1986-Giugno 1986: San Bartolomeo.
I nomi dei tre itinerari, Collazzi, Mano Nera e San Bartolomeo, sono i nomi dei luoghi dove Paz ha vissuto a Montepulciano.



Nella prima sezione c’è l’arrivo di Andrea a Montepulciano, il rapporto che si stava costruendo con gli editori del Grifo e le collaborazioni editoriali di quel periodo. Nella seconda tra le tante cose da vedere c’è una teca che contiene materiale assolutamente inedito come alcune foto del matrimonio e gli schizzi e poi l’invito di matrimonio definitivo, nella terza infine tra i lavori di quel periodo anche un video molto bello con interviste ai poliziani che lo hanno conosciuto.



Ciao Paz.



Per chi vuole conoscere un po’ meglio Andrea Pazienza, vi consiglio di guardare questi video.




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13 giugno 2008

Andrea Pazienza troppo grande per Pescara



Lunedì sedici giugno saranno trascorsi vent’anni dalla morte di Andrea Pazienza. Un ricordo ancora troppo fresco e vivo per parlarne compiutamente al passato. Del resto basta guardare le tavole di Andrea, sfogliare uno qualsiasi dei suoi lavori per capire che è autenticamente contemporaneo alla nostra vita. Si, perché Andrea Pazienza, come tutti i grandi artisti correva. Correva molto. Ed era avanti rispetto al suo tempo. Per questo oggi, Pompeo, piuttosto che Zanardi ci sembrano personaggi della contemporaneità. Per questo oggi il suo tratto è ancora un tratto da imitare. Un tratto al quale bisogna accostarsi con pudore. Capace di superare la pagina sulla quale è disegnato per uscire fuori e far riflettere, far sorridere e qualche volta anche piangere. Molto spesso arrabbiare. Pura energia creativa. Difficile da incontrare, più difficile da reincontrare.
Andrea Pazienza è stato immenso, è immenso.
Ha vissuto gli anni della sua formazione di ragazzo e di artista a Pescara per poi esprimersi nella sua compiutezza a Bologna ed andare a morire a Montepulciano il 16 giugno del 1988.
Un giorno triste, tristissimo, che ricordo come fosse ieri.
Stefano Benni ha definito Paz “un maestro del disegno e della scrittura moderna”. Il tratto veloce, sicuro, geniale della sua matita o dei suoi pennarelli non era mai un tratto fine a se stesso ma si fondeva con la parola, con la scrittura, anche quando la scrittura non c’era. Occhi che sapevano guardare e che sapevano ancor di più restituire ciò che guardavano. La cristallizzazione di un mondo. Di un modo di esprimersi. Di un mondo che non c’era ancora. Di un mondo che sarebbe arrivato più tardi, con calma e con ritmi diversi da quelli di Andrea.
Andrea Pazienza era bello, di un bellezza senza tempo. Di una bellezza che non ti stanchi mai di leggerla, di guardarla, di viverla. E poi di nuovo di rileggerla, di riguardardarla, di riviverla.
Questo scriveva di se Andrea su Paese Sera il 4 gennaio del 1981.
“Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattr’anni, sono alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Sono nato a San Benedetto del Tronto, mio padre è pugliese, ho un fratello e una sorella di ventidue e quindici anni.
Disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo. Da undici anni vivo solo. Ho fatto il liceo artistico, una decina di personali e nel ‘74 sono divenuto socio di una galleria d’arte a Pescara: “Convergenze”, centro di incontro e di formazione, laboratorio comune d’arte. Sempre nel ‘74 sono sul Bolaffi. Dal ‘75 vivo a Bologna. Sono stato tesserato dal ‘71 al ‘73 ai marxisti-leninisti.
Sono miope, ho un leggero strabismo, qualche molare cariato e mal curato. Fumo pochissimo. Mi rado ogni tre giorni, mi lavo spessissimo i capelli e d’inverno porto sempre i guanti.
Ho la patente da sei anni ma non ho la macchina. Quando mi serve, uso quella di mia madre, una Renault 5 verde. Dal ‘76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile “Frigidaire”. Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquerellista ch’io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente. Amo gli animali ma non sopporto di accudirli.
Morirò il sei gennaio 1984”.

Ciao Paz.

Vi chiederete infine perché troppo grande per Pescara?
Oggi un quotidiano locale dedica una pagina intera ad Andrea Pazienza e critica la città di Pescara perché è l’unica, tra quelle dove Andrea ha vissuto, che non gli dedica una mostra, un ricordo a vent’anni dalla sua morte.
Succede questo perché Pescara è troppo piccola per Andrea Pazienza.
Qui, a Pescara intendo, il giovane Pazienza incontrò diverse persone che contribuirono alla sua crescita artistica, mi viene in mente Albano Paolinelli ma soprattutto Sandro Visca e sempre qui, di nuovo a Pescara intendo, cominciò a convivere con la sua arte.
Ma la città dove ha vissuto Andrea Pazienza non c’è più. Quella città che tante speranze suscitava in chi ci viveva e in chi ci verrà a vivere qualche anno più tardi non c’è più. E non c’è più perché non ha saputo darsi un progetto. Non c’è più perché non c’è stata e non c’è una classe dirigente adeguata e la politica, forse, non c’è mai stata. Oggi meno che mai. Lo si vede nella gestione delle risorse pubbliche destinate alla cultura dove la mancanza di visione e, appunto di progetto, ha portato, progressivamente, questa città ad essere totalmente marginale, assente o meglio inesistente, dal dibattito culturale nazionale. Pescara poteva essere e non è stata. Non è. Una città di sole case e di centri commerciali. E dove il mare non c’è più.



Mostre ed iniziative in corso su Andrea Pazienza

Montepulciano (Siena)
1 giugno_30 giugno 2008
Museo Civico, Logge della Mercanzia, Cripta della Curia Vescovile.

Roma, Galleria AA.M., via dei Banchi Vecchi, 61
26 maggio_31 luglio 2008

Napoli, libreria evaluna, piazza Bellini
Domenica 15 giugno a partire dalle 21.00
Video e documenti audio rari con protagonista Paz
Partecipano: Mario Punzo, direttore di Comix, Guido Piccoli, giornalista, Daniele Bigliardo, Alessandro Rak, Andrea Scoppetta, Dario Sansone, Ivan Vitolo, Simona Bassano di Tufillo, Paco Desiato, Marcello De Martino, Marco Castiello, Fabrizio Fiorentino, Vincenzo Cucca, Gianluca Maconi, Mariano Fiocco e tanti altri giovani autori napoletani di fumetti saranno impegnati in una session di instant comics in suo omaggio.

Ce ne sono molte altre in giro. Fatevi un giro in rete e le troverete.
Buon Paz a tutti.



grazie gian marco per la segnalazione del video.




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26 maggio 2008

Andrea Pazienza_1973-1977



Sono passati vent’anni dalla morte di Andrea Pazienza e la prestigiosa galleria romana A.A.M. -Architettura Arte Moderna di Francesco Moschini gli rende omaggio con una mostra che ripercorre i primi anni della sua formazione a Pescara.
Andrea Pazienza. Vemt’anni dopo.
Opere e Disegni dell’Inizio. 1973-1977
a cura di Francesco Moschini e Gabriel Valduva
Testimonianza di Giacinto Di Pietrantonio
Un occasione da non perdere per conoscere e per riconoscere un grande artista italiano.

La mostra resterà aperta fino al 1 luglio, galleria A.A.M.-Galleria Arte Moderna_via dei Banchi Vecchi, 61
Orario di apertura tutti i giorni ore 16.00-20.00 festivi compresi




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14 ottobre 2006

Andrea Pazienza e Sandro Visca



Torna in libreria Andrea Pazienza con un bel volume curato da Sandro Visca. Il libro edito da Fandango, propone un Pazienza per molti versi inedito e che vede proprio nella figura del suo professore di disegno  e curatore del volume, Sandro Visca, il soggetto unico di storie a fumetti, vignette e disegni. E lo stesso Visca che incoraggia il giovane Pazienza ad inventare storie partendo proprio da quei disegni che lo vedono spesso unico protagonista ed a sfruttare quell’immenso talento che Visca riconosce già al primo impatto con il giovane artista. Un libro tutta da sfogliare, leggere, ammirare e poi ancora sfogliare leggere ed ammirare.
È proprio Visca ci regala nel testo introduttivo al volume uno dei passi più significativi dello stesso: il momento dell’incontro e della conoscenza tra il professore e Andrea Pazienza.
“Andrea Pazienza lo incontrai per la prima volta che non aveva ancora sedici anni nella mia aula di Figura disegnata, appollaiato su un trespolo di legno dove di solito facevo posare i modelli da far disegnare agli allievi: con la testa stretta tra le sue ginocchia ossute e le braccia incrociate sul davanti. Alto, magro, immobile.
All'inizio non detti troppo peso a quella sua strana postura, anche se il resto della classe era incredula e si chiedeva cosa stesse succedendo. Una sfida: io ignoravo lui, lui ignorava me.
Dopo quasi un'ora però non riuscii più a tenere il gioco; mi avvicinai a lui chiedendogli cosa stesse facendo, fermo come un sasso, in quella astrusa e scomoda posizione.
Riparando la voce con la mano gli sussurrai in un orecchio: Ma co-sa sta-i fa-cen-do là-ssù?
E lui mi rispose riprendendo lo stesso gesto, con un sussurro quasi impercettibile, scandendo le sillabe: Sto fa-cen-do l'av-vol-to-io!
Capii subito con chi avrei avuto a che fare.”


Titolo Andrea Pazienza
Curatore
Sandro Visca
Editore
Fandango
Anno 2006


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permalink | inviato da il 14/10/2006 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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