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Niente di personale
 


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15 dicembre 2009

niente di personale



Chi ha colpito Tartaglia?
Il volto insanguinato di Berlusconi ha fatto il giro del mondo. Un giro del mondo non in ottanta giorni come scriveva Giulio Verne ma in poche, pochissime, ore. E insieme alle immagini, ovviamente, commenti e ancora commenti e parole.

Ma la statuetta del Duomo di Milano lanciata da Tartaglia chi ha colpito? Ha colpito il Presidente del Consiglio o Silvio Berlusconi?

In un bell’articolo pubblicato su La Stampa, Perché mi odiano?, Massimo Gramellini riflette su questo tema e scrive: «Invece Berlusconi viene colpito proprio in quanto Berlusconi. Non un politico, ma un’icona, una rockstar. Uno che suscita sentimenti estremi: nei fan (l’inno della Dc tedesca non si intitola «meno male che Angela c’è») come nei detrattori. Lui parla alle viscere prima che ai cervelli: e le viscere sono incontrollabili, da esse può scaturire tutto il bene e tutto il male del mondo. Questo, ovviamente, non significa giustificare il gesto di uno squilibrato e la violenza verbale di chi lo esalta sul web.»

Dopo aver ascoltato in questi due giorni tante banalità e soprattutto tanta ipocrisia, in pochissimi infatti si sono distinti per indipendenza di giudizio, il pensiero di Gramellini riconcilia con la ragione. Sono d’accordo con la sua analisi e aggiungerei che la corte del capo farebbe bene a non essere più realista del re così come ci ha abituati in questi ultimi anni, e le opposizioni tutte, nel palazzo e fuori del palazzo, farebbero bene a distinguere fin da subito la violenza subita dall’uomo, che è da condannare senza neanche discutere, dalla pericolosità e violenza verbale che lo stesso veicola in ogni suo discorso pubblico. Come non ricordare infatti le parole pronunciate a Bonn in una riunione europea del Ppe da Berlusconi: «Ormai la sovranità è passata al partito dei giudici e la Corte Costituzionale non è un organo di garanzia ma politico. Dobbiamo fermare questo meccanismo con una riforma costituzionale.»

Parole che hanno scatenato un vero e proprio terremoto politico, che ha visto prendere le distanze perfino del Presidente della Camera e cofondatore del Pdl, e alle quali ha risposto anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando di «attacco violento alle istituzioni.»

Perciò, e per concludere, l’aggressione e la violenza subita da Berlusconi sono da condannare senza se e senza ma, ma la contrapposizione politica resta perché il disprezzo che ha mostrato il Presidente del Consiglio verso tutte le Istituzioni repubblicane è una ferita grave per la nostra democrazia.


A proposito di Totti e Spalletti

Totti dichiara che Ranieri ha saputo dare un carattere vincente alla Roma. Un carattere che prima di Ranieri non aveva e che adesso l’obiettivo della qualificazione in Champions è possibile e vicina.

Trovo questa affermazione ingenerosa nei confronti di Luciano Spalletti, l’allenatore che Ranieri ha sostituito sulla panchina della Roma. In questi ultimi anni, gli anni di Spalletti appunto, la Roma ha espresso un buon calcio, a detta di molti il miglior calcio italiano, e ha raggiunto risultati importanti. Due anni fa alla fine del primo tempo dell’ultima partita di campionato, era la vincitrice del torneo. Quella squadra era la stessa di oggi. E in quanto a carattere, Totti dovrebbe ricordare che quando subì l’infortunio, prima dei mondiali, la Roma ebbe una reazione talmente forte che stabilì il nuovo record di vittorie consecutive per il campionato italiano. Se c’era una qualità nella Roma di Spalleti era proprio il carattere che suppliva a diverse lacune tecniche.

In questo senso le parole di Totti sono prive di significato e di valore. Forse il capitano della Roma ha voluto così giustificare il suo assenso al cambio di allenatore, quando nei giorni convulsi dell’allontanamento di Spalletti, che è bene ricordarlo ha rinunciato al suo stipendio per non pesare sui conti della Roma, fu chiamato assieme a De Rossi, a sancire l’operazione in corso.

Penso che un calciatore per quanto importante nell’economia di una squadra non debba decidere sulla sorte di un allenatore. Sono ruoli diversi. Il calciatore gioca, il dirigente dirige.

Così come un calciatore non dovrebbe decidere sulle sorti di un suo compagno di squadra e in questo senso penso alla cessione di Antonio Cassano.

Totti ha sbagliato in entrambe le situazioni. Ed è un peccato perché questi comportamenti, a mio giudizio, inficiano anche la sua bravura calcistica. Così come sbaglia la società della Roma a permettere che alcuni calciatori s’intromettano in questioni che non attengono al campo.

P.s.: Nel caso dell’allontanamento di Spalletti un ruolo attivo lo ha avuto anche De Rossi, che viene indicato come Capitan futuro. Non avendolo avuto nella cessione di Cassano ha pensato di rimediare sposando le ragioni di Marcello Lippi contro il fuoriclasse barese. Mezzucci.


15 luglio 2009

niente di personale



Omicidio colposo e Spaccatorella, prende sei anni.
Spaccatorella è l’agente della Polstrada che, credendosi Al Pacino alias Serpico, gambe divaricate e braccia tese ha ucciso Gabriele Sandri, un giovane tifoso della Lazio, l’11 settembre del 2007 in un autogrill dell’A1.
Una sentenza sconcertante.
Una sentenza che ovviamente va rispettata ma sulla quale è legittimo esprimere un giudizio. Un giudizio negativo, molto negativo.
Ognuno di noi si può chiedere: «Se avesse sparato Sandri e a morire fosse stato Spaccatorella, cosa sarebbe successo in tribunale?»
Sicuramente l’orda proveniente dal nord del Paese e di verde vestita avrebbe gridato allo scandalo e inneggiato, forse,
alla pena di morte. I già fascisti, missini e dopo il lavaggio a Fiuggi, alleanza nazionale, oggi popolo della libertà, si sarebbe schierati a prescindere con la polizia così come fecero il 20 luglio del 2001 quando si schierarono con i macellai in divisa. Oggi tacciono.
Così come tacciono i loro colleghi del centro sinistra, attenti e concentrati a respingere la bomba Grillo.
Povero quel paese che ha bisogno di eroi.

Domenico Balducci rimosso dal suo incarico dopo le polemiche per un servizio sul Papa.
Domenico Balducci era fino a domenica scorsa il vaticanista del tg3. Dopo il servizio andato in onda nel telegiornale delle 19,00 e in seguito alla polemica che ne è scaturita il direttore, Antonio Di Bella ha rimosso dal suo incarico il giornalista. Ma cosa ha detto Balducci per scatenare questa polemica?
Il giornalista aveva parlato dei «proverbiali quattro gatti che ancora hanno il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole» riferendosi al Papa. C’è stata un’alzata di scudi. «Deriva anticlericale del tg3», ha tuonato tal Giorgio Merlo, vicepresidente della Vigilanza Rai in quota partito democratico. Non ha aspettato, Merlo intendo, neanche che il centro destra aprisse bocca, lo ha fatto direttamente lui scavalcando a destra lo stesso centro destra.
Non voglio prendere le parti di Balducci che saprà sicuramente difendersi da solo ma mi preme dire due cose. La prima è che nell’affermazione del giornalista non ci trovo niente di anticlericale. È un’affermazione che può essere contestata ma non è anticlericale. Che siano quattro gatti che hanno il coraggio e la pazienza di ascoltare il Papa e più in generale i preti nelle chiese è una banale verità. Chiunque può andare in chiesa, dal lunedi alla domenica e constatare che ci sono poche, pochissime persone a seguire le funzioni religiose. Se non consideriamo le cerimonie come battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e funerali, le chiese sono quasi sempre vuote.
Quindi dov’è il problema? E in ogni caso se il giornalista ha espresso un punto di vista con un giudizio che può essere considerato sgradevole è questa una motivazione valida per allontanarlo dalla sua funzione?
Povero quel paese che ha bisogno di eroi.

Non vendete o affittate agli extracomunitari.
Non è un remake degli anni cinquanta/sessanta quando gli extracomunitari eravamo noi, uomini e donne del sud, che andavamo a lavorare al nord per far grande la Fiat e le altre grandi fabbriche del nord, ma è un appello contenuto nel bollettino ufficiale del comune di Gerenzano, in provincia di Varese, a firma di Cristiano Borghi, assessore alla sicurezza dello stesso comune. Dopo i cori di Salvini, contro i napoletani, ecco un’altra perla dei dirigenti della Lega Nord. Sono talmente ignoranti e rozzi e provo una nausea così forte al solo pensarli che non voglio spendere neanche una parola in più della semplice notizia.
Povero quel paese che ha bisogno di eroi.


17 febbraio 2009

niente di personale



Ignazio Marino e il testamento biologico
Ignazio Marino ha detto chiaramente che se dovesse passare la legge sul testamento biologico proposta dalle destre dovremmo indire un referendum con l’intento di abrogare questa legge. Un ragionamento lineare sia da un punto di vista della sostanza, lo dico perché sono d’accordo con le tesi che sostiene Marino, sia da un punto di vista prettamente politico. La destra ha fatto una forzatura a tramutare in un disegno di legge il decreto legge non firmato dal presidente Napolitano e perciò Marino, avverte che ulteriori forzature saranno rigettate al mittente. E cosa succede nel Pd, il partito di Marino? A fronte di una sparuta schiera di deputati che si sono schierati a favore dell’ipotesi Marino, i “cosiddetti” big, Franco Marini e Livia Turco hanno bacchettato il professore. Veltroni, D’Alema, Bersani tacciono. Rutelli si è già espresso in parlamento votando a favore della proposta di legge.
Di tutto di più. Mi chiedo come può un partito che ha l’ambizione di andare da solo alle elezioni politiche per battere la destra e porsi quindi come alternativa politica e culturale al pensiero che attraversa Berlusconi e soci a non avere un’idea condivisa al proprio interno su tematiche così importanti e attuali. Non si tratta di avere un pensiero unico su nulla ma di tracciare una rotta per una comunità che potrebbe riconoscersi in un progetto politico. E certo non è un bel biglietto da visita girare l’Italia e dire che sul testamento biologico siamo, il pd intendo, con Marino ma anche con Rutelli.

Il professor Romano Prodi
Mentre in Italia tornano in auge Mastella e Lamberto Dini, Gasparri fa il capogruppo al Senato del più grande partito italiano, Schifani il presidente del Senato, Francesco Rutelli vota con la Pdl la legge sul testamento biologico, Veltroni e D’Alema continuano a giocare a sceriffi e indiani o a guardie e ladri se preferite, e il centro sinistra continua a sciogliersi come neve al sole, la Brown University, una delle più importanti università statunitensi nomina Romano Prodi, il professor Romano Prodi, professor at large. Un incarico per i prossimi cinque anni per insegnare all’Institute of International Relations.
“Romano Prodi is one of the world’s most respected political leaders,” said Brown University Provost David Kertzer.  “His perspectives on recent European and global developments will greatly enrich the intellectual life of our students and faculty. Prime Minister Prodi is eager to return to a university setting and is looking forward to interacting with students and faculty at Brown.”
Romano Prodi è uno dei leader politici più rispettati al mondo, così si esprimono sul “professore” oltre oceano. Qualche tempo fa, all’indomani della caduta del governo Prodi, quando tutti davano addosso al professore, scrissi che bisognava ringraziare questo professore democristiano che aveva provato a lavorare su un progetto politico nuovo per l’Italia: l’Ulivo. Lo aveva fatto prima solo sulla forma, la coalizione elettorale, poi ci stava provando sul piano politico. Mentre sul primo ha avuto ragione in due occasioni, quando ha vinto la doppia sfida con Berlusconi, nel secondo caso ha perso in entrambe le occasioni. Il pollice verso fu nel primo caso di Fausto Bertinotti e nel secondo caso di Clemente Mastella. Ma nel frattempo tutti gli altri esponenti del centro sinistra giravano lo sguardo dall’altra parte, sperando, ognuno, che fosse arrivato il proprio turno. E infatti arrivò il turno prima di Rutelli e poi di Veltroni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Oggi, mentre nell’agone politico del centro sinistra i soliti galli continuano a beccarsi, il professore gira il mondo a dispensare consigli e formare nuove leve di dirigenti.
In quanti potranno fare questo quando la loro carriera politica sarà terminata?
Provo ad azzardare una risposta: nessuno.

Dopo l’Abruzzo, la Sardegna
Il centro destra e il modello Berlusconi sembra non conoscere più ostacoli. Veleggia con gran sicurezza verso il mar di Sardegna e s’impone con un larghissimo margine su Renato Soru. Del resto basta guardarsi intorno e ascoltare ciò che le persone dicono e come si comporta per capire che l’Italia è cambiata. Ha subito un profondo cambiamento nel corso degli ultimi quindici anni. Prima quasi impercettibile, oggi evidente. Prevale e ha cittadinanza in ogni dove il non saper far nulla e si propongono modelli che esaltano questa proposizione. Tutti si sentono legittimati a parlare su tutto, si attraversa tutto lo scibile umano e non conta più il sapere e il documentare il proprio sapere, conta solo l’apparire. Apparire e basta. Possibilmente senza parlare. Solo farsi vedere. Vale a Palermo coma a Bari, a Roma come a Milano, a Cagliari come a Venezia. I media, giornali, televisione, oggi anche internet, fanno da cassa di risonanza quando non sono in prima persona i propositori di questi nuovi, vecchi,  modelli di vita.
Non sembra esserci nessuno che si pone in alternativa a questo modo di essere. O meglio nessuno riesce a bucare lo schermo mediatico per rendere palese che non siamo tutti uguali. E mentre nel cortile del centro sinistra si continua menare il can per l’aia dall’arena del centro destra si governa quasi tutto il paese.
L’Abruzzo e la Sardegna partivano da situazioni differenti. In Abruzzo è stato arrestato il presidente della Giunta, Ottaviano Del Turco, i suoi più stretti collaboratori oltre a qualche assessore, e perciò la partita, forse anche giustamente, sembrava persa in partenza. Un’alternanza che non fai mai male alla democrazia dettata da un avvenimento traumatico come può essere l’arresto del presidente della Giunta. In Sardegna la situazione era diametralmente opposta. Renato Soru si dimette perché dal suo partito, il pd, non c’è condivisione su un progetto strategico per lo sviluppo dell’Isola: la legge urbanistica. Quindi si va al voto con Soru che ricompatta tutta la coalizione di centro sinistra e il segretario del pd, Veltroni, in prima fila per segnare il nuovo corso.
I risultati di entrambe le competizioni ci dicono che in entrambi i casi il centro destra vince, e vince con ampio margine.
Il pd in primo luogo e tutto il centro sinistra devono capire perché succede tutto questo e per farlo c’è una sola strada: indire i congressi di tutti i partiti di quella coalizione e uscire con un nuovo progetto e una nuova classe dirigente.
Se non ora, quando?


26 gennaio 2009

niente di personale



L’uomo indecente
La battuta sui militari e le donne per rispondere a una domanda sugli stupri, “Impossibile prevenirli. Servirebbero tanti soldati quante belle donne” evidenzia una volta di più, se ce ne fosse ancora bisogno, che l’uomo, Silvio Berlusconi, è un uomo indecente oltre che ignorante. Del resto, si sa, non bastano i soldi a modificare una persona. Sono sempre di più le occasioni in cui pensando di fare una battuta scivola sulla classica buccia di banana. Il problema serio è che lui è convinto di aver fatto solo una battuta. Questo vale per gli stupri, come per le corna al ministro spagnolo piuttosto che la battuta al primo ministro norvegese o il cucù alla Merkel.

Antagonisti delle chiacchiere
Tanto tuonò che piovve si potrebbe dire e a Chianciano lo scorso fine settimana, Nichi Vendola, Franco Giordano, Gennaro Migliore e tanti altri militanti e dirigenti di Rifondazione Comunista lasciano il partino e si dirigono verso altre sponde. Il cantiere della sinistra per essere più precisi che prenderà forma a partire dalla fine di febbraio per avere la sua formalizzazione entro l’anno.
Si sa che quando c’è una scissione volano parole grosse e le accuse reciproche sono il pane quotidiano per molti giorni. Ma la definizione che Vendola ha dato di Ferrero & Company mi sembra una definizione “felice”: Antagonisti delle chiacchiere.
Nella sua semplicità esprime bene l’essenza di quel partito.

La première dame
Ieri sera ho seguito l’intervento di Carla Bruni da Fabio Fazio. L’ho fatto spinto dalla curiosità per le invettive nei suoi confronti proferite nei giorni scorsi da una presunta show girl italiana.
Non avevo mai ascoltato prima di ieri sera Carla Bruni e devo dire che, a differenza di come mi capita spesso ultimamente, non mi sono vergognato di essere italiano ieri sera.


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16 gennaio 2009

Niente di personale

Zorro, Andreotti e la condizionale



Marco Travaglio nella sua rubrica su L’Unità, Zorro, si occupa di Giulio Andreotti. Del suo novantesimo compleanno e di come lo ha festeggiato la Rai, radio televisione italiana, nella trasmissione televisiva Porta a Porta.
Un resoconto esilarante, puntuale e, per certi versi, tragico e nello stesso tempo comico.
Il titolo della’articolo, Novant’anni (con la condizionale), spiega in maniera semplice e chiara, così come un buon giornalista dovrebbe saper fare sempre, cosa leggeremo. La fotografia di un paese in ginocchio in balia di quaquaraqua, citazione da Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, incapace di reagire alla indecenza di rappresentazioni, televisive e non, che ci vengono proposte quotidianamente come questa trasmissione televisiva insegna.

Nessuna cosa violenta è durevole



Nessuna cosa violenta è durevole, scriveva Giacomo Leopardi nel Trattato delle passioni. La guerra infinita israelo-palestinese invece pare essere durevole e sempre più violenta. “La democrazia è un lusso che non tutti meritano” scrive Eduardo Galeano, in un bellissimo editoriale, Piombo impunito, pubblicato ieri su Il Manifesto. Un punto di vista che condivido dalla prima all’ultima parola. Leggetelo.
p.s.: in queste ore leggo i commenti di Fini e Gasparri alla trasmissione definita “faziosa” di Michele Santoro sulle vicende di Gaza. Esprimono solidarietà a Lucia Annunziata che ha abbandonato la trasmissione televisiva rivolgendo al conduttore le stesse accuse.
A Fini e all’Annunziata consiglio di leggere l’articolo di Eduardo Galeano, con un’avvertenza: è un articolo fazioso. A Gasparri sarebbe chiedere troppo.

Ancora e sempre quaquaraqua



I
l caso Villari, presidente della Commissione Vigilanza della Rai, è il paradigma dell’ipocrisia e dell’incapacità della politica di risolvere alcunché. Eletto presidente, in un ruolo che di norma spetta alla minoranza, della con i voti della maggioranza di centro destra, resta al suo posto nonostante le lettere dei vertici politici della Pdl e dei Presidenti dei due rami del Parlamento.
Nei prossimi giorni, o già nelle prossime ore, si dimetterà, ma se neanche con l’accordo tra destra e sinistra si riesce a governare la presidenza della Commissione di Vigilanza della Rai mi chiedo: a cosa serve questa politica?


14 novembre 2008

niente di personale



Si può commentare una notizia in tanti modi

Una notizia, due modi diversi di comunicarla.
L’Unità celebra la libertà di scelta che viene riconosciuta ad Eluana dalla Cassazione, l’Avvenire parla di condanna a morte.
Niente di nuovo sotto il sole si potrebbe chiosare. L’Unità e l’Avvenire appartengono a due mondi diversi e hanno idee diverse, contrapposte e non conciliabili su temi di questa natura.
Mi chiedo, se è vera questa affermazione, perché i partiti che facevano riferimento a queste due culture oggi convivono sotto lo stesso tetto? Questa evidente incompatibilità ci dice anche che questa è una delle cause dell'impoverimento della nostra politica.


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13 novembre 2008

niente di personale



Si può essere giovani in tanti modi
Due notizie di cronaca portano sotto la lente d’ingrandimento dell’informazione due storie di giovani. Non due giovani qualunque, ma due giovani affermati.
Il primo è Antonio Cassano da Bari nato il 12 luglio 1982 e il secondo è Roberto Saviano da Napoli nato nel 1979. Cassano gioca a calcio nella Sampdoria, ha studiato poco e a letto ancora di meno, il secondo è laureato in Filosofia e ha scritto un libro che ha venduto alcuni milioni di copie in tutto il mondo, Gomorra.
Nei prossimo giorni uscirà un’autobiografia di Cassano, “Dico tutto”, libro nel quale il talento di Bari vecchia si racconta e dove ammette candidamente che se non avesse fatto il calciatore sarebbe diventato un delinquente. Nel libro ci sono tante altre cose, come annunciano i giornali che hanno letto in anteprima il libro, che faranno molto discutere. Oltre a giudizi sferzanti su alcuni allenatori, Cassano racconta anche delle 600 o 700 donne con le quali ha avuto rapporti. E poi retroscena sui dissapori con Francesco Totti. Insomma la sua giovane vita, che piaccia o no, è diventata un libro e c’è da giuraci che venderà anche molte copie.
Il secondo, Roberto Saviano, annuncia invece che non potrà essere presente a Los Angeles alla presentazione del film “Gomorra”, candidato al premio Oscar quale miglior film straniero, perché non c’è stato il giusto coordinamento tra la polizia italiana e quella americana e perciò il suo viaggio potrebbe essere pericoloso. Vive come un recluso perché la camorra ha deciso di ucciderlo. Numerose e in forme diverse sono le manifestazioni di solidarietà che gli sono giunte da ogni parte d’Italia e anche da oltre confine.
Questa mattina ho letto queste notizie su tutti i quotidiani e mentre pensavo a come possono essere diverse le persone tra di loro e alla forte contraddizione che la rappresentazione di questi due mondi pone, mi è ritornata in mente una frase del Cardinal Martini che ho letto nel suo ultimo libro, “Conversazioni notturne a Gerusalemme”.
“Ai giovani non possiamo insegnare nulla, possiamo solo aiutarli ad ascoltare il loro maestro interiore…possiamo solo creare le condizioni per consentire a un giovane di capire. La comprensione, il giudizio, deve essere dato dalla sua interiorità.”
E ho pensato che è difficile dare dei consigli, tantomeno insegnare qualcosa. Quello che è possibile fare però è incentivare la lettura e spronare i giovani a studiare, perché più cose si sanno, più cose si conoscono, più si è liberi.


15 ottobre 2008

niente di personale

Il razzismo di Berlusconi e Bossi



Ieri è stata approvata dalla Camera dei Deputati la proposta di legge della Lega Nord che prevede l’istituzione, nella scuola dell’obbligo, di classi riservate agli studenti stranieri. Piero Fassino l’ha definita una “proposta abbietta che inserisce la discriminazione nella scuola.” Non mi capitava di essere d’accordo con Fassino da almeno tre anni e sono contento di esserlo oggi. Il Governo di Berlusconi e Bossi con l’appendice di Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, rompe gli indugi e fa capire agli italiani cosa intende per riforme. La proposta è passata per soli venti voti perché molti nella maggioranza hanno avuto un sussulto di orgoglio e davanti ad una proposta “abbietta” appunto, hanno votato no.
Nel varesotto intanto, patria della Lega, non restano con le mani in mano e ridipingono di bianco alcune sagome di bimbi di colore poste davanti alle scuole.  Stiamo diventando un paese razzista.

Nel frattempo…



Repubblica tramite un sondaggio Ipr marketing ci comunica che abbiamo sempre più fiducia in Berlusconi e nel suo Governo. E che tutti i ministri godono di buona salute, intesa qui come consenso che cresce. Anche la Carfagna e la Gelmini. La prima nonostante non si riesca a comprendere su cosa stia lavorando, e la seconda che è riuscita, con la sua prorposta di legge, a mettere insieme tutte le componenti della scuola che si preparano a scioperi ad oltranza..

Finto moralismo



Ciclicamente sale alla ribalta dei riflettori un bacio tra donne che qualche astuto regista propone per lanciare meglio il suo film e puntualmente la stampa alimenta e da vita a fasulli scandali: bacio saffico, il titolone sui giornali. Poi partono le interviste alla protagonista. Ti piacciono le donne, mai baciato una donna nella vita, quante donne si sono innamorate di te, le domande sempre uguali che si leggono sull’argomento.
Questa volta è il turno di Caterina Murino e del film The Garden of Eden che già dal titolo fa pensare a peccati originali e a donne tentatrici.
Ma davvero c’è qualcuno disposto a credere che tutto ciò possa suscitare scandalo? O meglio sono questi gli scandali?

Nessuno tocchi Roberto Saviano



La camorra e i casalesi hanno deciso che Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, deve morire. Una morte spettacolare come quella di Falcone e Borsellino. Lui si ribella e dice di voler andar via dall’Italia per vivere i suoi ventotto anni.
“Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà...Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre…Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere.”
Ma in che cavolo di Paese viviamo se chi decide cosa si fa è solo la malavita organizzata?
Basta. Non se ne può più. Non è più possibile vivere in un paese così corrotto moralmente e in cui la commistione tra politica e malaffare ha superato i livelli di guardia. Per questo motivo sono totalmente con Claudio Fava quando dice che: “C’è un solo modo per far sentire a Roberto Saviano la nostra amicizia e la nostra solidarietà: liberare questo Paese dalle mafie e dalle camorre. Ciascuno faccia la propria parte, sino in fondo. A cominciare dai giornalisti: scrivano chi organizza le serrate dei commercianti contro gli immigrati a Castelvolturno, raccontino le carriere di governo cresciute all’ombra dei casalesi, si occupino delle cento storie in cerca d’autore che aspettano d’essere raccontate tra la Sicilia e la Campania. Altrimenti i gesti di solidarietà resteranno solo parole di carta.” E poi ancora: Che triste Paese sta diventando l’Italia: per un giovane scrittore coraggioso come  Roberto Saviano che per vivere la propria vita deve andare all’estero, un sottosegretario, l’on. Cosentino, (all’Economia) chiamato in causa da pentiti della camorra, rimane imperterrito nel governo…” 




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8 agosto 2008

niente di personale



Cina, Russia, Usa e diritti civili
Qui il banner Free Tibet c'é da tanto tempo. Penso sia giusto battersi per questa giusta causa e penso anche che dovrebbe essere innanzitutto la politica ad occuparsi di questo. Questa premessa per dire che su una battaglia per i diritti umani e civili del Tibet ci sono e ci sarò sempre. Detto ciò mi sembra insopportabile, strumentale e demagogico tutto il chiacchiericcio che si è fatto su questo tema a proposito delle Olimpiadi cinesi che si aprono oggi.
Se gli Usa e i tanti cani che abbaiano alla luna, penso ad esempio agli esemplari italici, Gaspari e Meloni, fossero stati coerenti potevano boicottare le olimpiadi e ritirare le delegazioni. Potevano farlo gli Stati Uniti e potevano proporlo al Governo di cui fanno parte i due di cui sopra.
Non lo hanno fatto gli Stati Uniti d’America e non lo hanno fatto altri perché nessuno si può permettere di mettere in discussione il più grande mercato mondiale contemporaneo. La Cina è il Paese senza il quale non si può immaginare il futuro nella nostra società. Un mercato immenso in entrata e in uscita indispensabile all’economia mondiale.
Negli anni ottanta gli Usa boicottarono le olimpiadi di Mosca per motivi analoghi. Fecero quel gesto perché la Russia di quegli anni era marginale rispetto all’economia, non aveva peso. Non contava nulla. Ed esercitarono perciò quella pressione mediatica che li spinse fino alle estreme conseguenze del boicottaggio. Oggi non sono stati in grado di fare analoga cosa con la Cina semplicemente perché non se lo possono permettere.
Non sono più gli unici padroni delle ferriere.
Perciò mi unisco agli appelli per i diritti umani e civili fatti dalle associazioni studentesche, dalle associazioni umanitarie e da tutti quelli che ci credono e manifestano per la libertà in ogni angolo del mondo. Mi dissocio e mi fanno pure un po’ pena a dire la verità, tutti quei cani che continuano ad abbaiare alla luna non avendone alcuna ragione perché avrebbero potuto svolgere un ruolo attivo decisivo e non lo svolto perché l’economia globale e il capitalismo non glielo consente.
Buone olimpiadi a tutti.




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24 luglio 2008

niente di personale



Un cappello pieno di ciliegie

Le ciliege si sa, l’una tira l’altra. E quando le hai mangiate tutte ti viene pure il mal di pancia. Un cappello pieno di ciliege è il titolo del libro postumo di Oriana Fallaci che sarà in libreria a partire dal 30 luglio. Non è difficile ipotizzare un grande successo di vendite, se non adirittura un boom di vendite. Questo per almeno due motivi. Non ci sono grandi romanzi in circolazione e quindi la scelta di essere in libreria a ridosso dell’estate si rivelerà azzeccata e poi, soprattutto, sarà a la page leggere questa estate Oriana Fallaci.
“Ora che il futuro s’era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l’inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire. Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d’estate costituiva il mio Io. Naturalmente sapevo bene che la domanda perché-sono-nato se l’eran già posta miliardi di esseri umani ed invano, che la sua risposta apparteneva all’enigma chiamato Vita, che per fingere di trovarla avrei dovuto ricorrere all’idea di Dio. Espediente mai capito e mai accettato...”
Lo leggerò e poi vi farò sapere.



L’informazione corre veloce sul web meno che sulle tette
I due più importanti quotidiani on line, per numero di pagine visitate e per vendite in edicola delle versioni cartacee, repubblica.it e corriere.it, sono praticamente identici. Stesse notizie, a volte stesse foto, grafica e impaginazione interscambiabile. Si sa che nell’epoca del web le notizie corrono veloci e che dopo pochi minuti una notizia diviene già vecchia, superata dagli eventi. Superata da una notizia più importante. Da una catastrofe più grande. Da uno scandalo più vergognoso. Tutto scorre veloce ormai. Tutto tranne le tette. E voi direte che c’entrano le tette? C’entrano perché anche in questo caso i due quotidiani on line sono simili se non uguali. Hanno entrambi un’intera colonna, quella di destra guardando il video, dedicato al gossip. Un gossip che prevede, nel 90% dei casi, una donna con le tette al vento in copertina e un uomo a fargli da contorno, da suppellettile. Anche se ultimamente c’è Lapo che ha risollevato le sorti dei maschietti e ha riequilibrato un po’ le cose. C’è più par condicio.
Anche in questo caso le notizie sono le stesse. Spesso sono perfino impaginate con lo stesso ordine. L’unica differenza tra questa sezione e quella delle notizie è che questa seconda, il gossip intendo, invecchia con meno velocità. Dura di più. E anche quando non è più in copertina resta per lungo tempo in memoria e chiunque ha la possibilità di rivederla. Questa non succede per le altre notizie che quando spariscono dalla home page diventa complicato ritrovarle.
Ordunque. Non sono contrario alle tette e tantomeno al fatto che siano mostrate con tanta generosità, ma mi pongo una domanda semplice semplice o meglio terra terra: è possibile che i due più importanti quotidiani d’Italia diano tutto questo spazio al gossip e molto, molto meno all’informazione che so culturale, economica, politica. Leggendo questi due quotidiani si ha l’impressione che questo Paese sia un Paese in cui l’unica cosa che conti veramente sia il chiacchiericcio, le cose tendenzialmente inutili e poi le tette e i culi. Sarà sicuramente vero per molti, soprattutto in relazione alle ultime intercettazioni telefoniche si capisce che anche alte cariche dello Stato dedicano molto del loro tempo a queste attività, ma non è così per tutti. E poi un grande giornale, in un momento in cui un Paese è in crisi, economica, morale, d’identità, deve contribuire alla sua rinascita. Alla costruzione di una nuova concezione dello Stato, ad una consapevolezza maggiore a tutti i livelli. Ovviamente non tutta la stampa è così, ma quella che conta davvero e arriva di più nelle case di tutti noi è così. E per non fare la figura del bacchettone si potrebbe chiosare con un slogan di questo tipo: più tette e più informazione per tutti.



Scudo penale per le alte cariche dello Stato
Con l’approvazione del Lodo Alfano, Berlusconi dichiara di non sentirsi più perseguitato e che quindi il sabato potrà dedicarsi ad altro e non seguire le cause pendenti in diversi tribunali italiani. Ha ringraziato personalmente i senatori che hanno appena votato e adesso, dice, avanti con tutte le altre priorità del Governo. Infatti dopo la trovata geniale di Veltroni che ha contribuito, non da solo ma ci ha messo molto di suo, a far scomparire la sinistra dal Parlamento italiano, adesso si pensa di far sparire dal Parlamento europeo tutte quelle forze politiche che potrebbero disturbare il manovratore. Infatti Berlusconi proporrà uno sbarramento del 5% e in questo a rischiare saranno anche l’Udc, L’Italia dei Valori e tutte quelle forze che non si riconoscono nel Pdl o nel Partito democratico. Avanti tutta e barra a dritta, se tutto va bene siamo rovinati.




permalink | inviato da oscarb il 24/7/2008 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa

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