.
Annunci online

 
Diario
 


*****

*****


31 dicembre 2011

Auguri belli.




permalink | inviato da oscarb il 31/12/2011 alle 19:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 dicembre 2011

Claudio Magris: «Dal malore civile una nuova Europa»


Claudio Magris ricorda con affetto l’estate del 1955 quando con il suo amico abruzzese Giovanni Gabrielli, percorre a piedi l’Abruzzo. Il Gran Sasso, Campo Imperatore, Assergi, L’Aquila. E poi l’estate successiva alla scoperta della Montagna Madre, la Majella. Ma andiamo con ordine. Livelli di guardia (Garzanti, 208 pp, € 18,00) è l’ultimo libro di Claudio Magris, una raccolta di articoli pubblicati a partire dal 22 giugno 2006 e fino al 9 settembre 2011. Pensieri, note, riflessioni, che pur scaturendo da accadimenti del quotidiano mostrano di reggere il confronto con il tempo che passa e hanno un valore che va aldilà e oltre il tempo stesso in cui sono state concepite. L’alluvione di Genova di questi ultimi giorni dell’anno, testimonia infatti che in Italia il livello di guardia è stato ampiamente superato non solo nella vita sociale e civile. E le parole pronunciate da Claudio Magris, ospite in tv da Fabio Fazio, diventano anche per questo motivo una sintesi possibile ed estrema di questo suo lavoro: «Sono saltate le elementari regole di comportamento, è andata in crisi una virtù fondamentale: il rispetto». Ognuno di questi brevi saggi insegna sempre qualcosa di nuovo; citazioni, rimandi, affinità che emergono e si staccano dalla pagina per  trasformare brevi commenti in piccoli capolavori di filosofia, storia, costume. In queste pagine ci sono i capisaldi della cultura classica, i grandi autori della letteratura, i pensatori. Gli uomini che hanno costruito parola dopo parola, pensiero dopo pensiero, l’immaginario collettivo con il quale ci confrontiamo e  guardiamo il mondo. «Note civili», recita il sottotitolo, merce ormai rara, rarissima, nella società del consumo, fine a se stessa, che abitiamo. Tanti gli argomenti trattati, molti dei quali riguardano direttamente la vita nel nostro Paese, la nostra stessa convivenza civile. Fa ricorso a Jürgen Habermas, il filosofo più autorevole in Germania, per introdurre il tema di un nuovo patriottismo della Costituzione, destinato a diventare uno degli argomenti centrali del prossimo futuro. E come non pensare agli attacchi scriteriati e senza prospettiva che in questi ultimi anni forze politiche «estranee al travaglio che ha generato la nostra storia conflittuale ma comune» hanno sferrato, senza riuscirci per nostra fortuna, alla Carta Costituzionale? Magris guarda oltre il proprio piccolo recinto, in questo caso attinge alla cultura tedesca di cui è uno dei più apprezzati studiosi, e contribuisce alla ricerca di un’idea condivisa e universale di valori fondanti per una nuova società. Com’è per esempio per i temi eticamente sensibili. Il valore e il senso stesso della vita e della morte, prima di tutto.
Nel libro non è mai citato Silvio Berlusconi che con i suoi comportamenti, pubblici e privati, è però certamente uno dei grandi protagonisti di queste riflessioni. In questo senso illuminante è il capitolo “La rara arte di uscire di scena”. Qui Magris fa ricorso al padre della lingua italiana per esprimere al meglio il suo pensiero: «Il monito dantesco a saper “calar le vele e raccoglier le sarte” è assai poco ascoltato, particolarmente nel mondo della politica italiana, nel quale nessuno esce di scena, se non quando vi è proprio costretto a forza dalla comare secca».

In appendice a “Livelli di guardia” c’è il discorso che ha tenuto in occasione del conferimento del Friedensreis des Deutschen Buchandels, nella Paulskirche di Francoforte. Un discorso che in parte riassume molti dei temi di cui scrive nel libro. «Dell’universalità della guerra» e di come crediamo che essa sia inevitabile.
Volevo esprimere due pensieri che sono anche risvolti di una stessa medaglia e che mi stanno molto a cuore. Da un lato l’illusione che le guerre siano state già tutte superate. Un eccesso d’ingenuità perché sottovalutando un pericolo lo si rende ancora più forte. Non dimentico il discorso di un anziano leader nord-vietnamita che diceva «il pericolo per noi più insidioso è l’abitudine a considerare la guerra necessaria come la vita». In questo senso siamo tutti ciechi conservatori, abbiamo difficoltà a credere che le cose cambino. Anche quando è caduto il Muro di Berlino gli stessi tedeschi che lo stavano abbattendo non pensavano che tutto potesse finire in poco tempo. Due o tre giorni dopo il Muro non c’era più.

Lei vede l’Europa come una possibile ancora di salvezza a patto che l’Europa si apra alle culture dei nuovi europei.
Sono un patriota europeo nel senso che il mio sogno è un’Europa vero Stato federale. E lo sono per una ragione molto pratica, i problemi che abbiamo davanti a noi sono europei. Pensi all’immigrazione, è ridicolo avere leggi diverse in Europa così com’è ridicolo avere leggi diverse a Firenze o a Trieste. Una catastrofe che colpisce Milano investe anche Trieste. Basta con la febbre identitaria delle piccole patrie perché è soltanto una caricatura. Viviamo un momento di estrema debolezza dell’Europa, bisogna essere pessimisti con la ragione, come diceva Gramsci, ma ottimisti con la volontà.

Il valore della vita e il senso stesso della vita pervadono il suo ultimo lavoro. Non poteva non affrontare il tema della Shoà, perché «la Shoà è nel nostro DNA».
La Shoà è stato un fenomeno mostruoso e simbolo di un male assoluto. Bisogna capirne le ragioni storiche e sociali senza perder di vista il suo terribile primato nella sofferenza. La Shoà però non è l’unica barbarie della storia e non può farci dimenticare le altre angherie, il tremendo primato nella sofferenza non significa e non può significare monopolio della sofferenza.

Ha ottenuto tanti importanti riconoscimenti per il suo lavoro. Negli ultimi anni il suo nome è sempre tra i possibili vincitori del Nobel per la letteratura. Come vive questa condizione?
Non esistono candidati al premio Nobel, i nomi di cui si scrive e si parla sono semplicemente i nomi che i broker londinesi esibiscono per far crescere il mondo delle scommesse ed escludo nel modo più assoluto che tali nomi possano essere il risultato di indiscrezioni. L’Accademia svedese può giudicare bene o male ma escludo che faccia circolare nomi di presunti candidati. Riguarda me ma anche gli altri. In ogni caso qualunque riconoscimento lo si accetta sempre con piacere. Sono sempre dei doni.

Ha un buon rapporto con l’Abruzzo e gli abruzzesi?
Nel 1955 ho percorso a piedi l’Abruzzo con un mio amico che aveva delle prozie ad Ancarano, il professor Giovanni Gabrielli che incontro proprio stasera a Trieste per bere una birra in amicizia. Prima la “Montagna dei Fiori” dove abbiamo anche dormito con i pastori e quando attraversavamo i piccoli paesi dell’entroterra gli abitanti c’invitavano spesso a pranzo o a cena. Mi ricordo che in ogni piccolo paese la gente si chiedeva chi fossimo, e la risposta, che proveniva dai più informati, era sempre la stessa: sono tedeschi dell’Alta Italia. Gran belle passeggiate. Poi il Gran Sasso, Campo Imperatore, Assergi per finire a L’Aquila. L’anno successivo, nel 1956, la comitiva diventò più grande e il gruppo diventò di quattro persone. L’obiettivo da raggiungere era la Majella. Ricevemmo un’ospitalità meravigliosa dappertutto e in particolare a Guardiagrele. Sempre quell’anno a Lama dei Peligni ci spacciammo per speleologici triestini di una fantomatica e inesistente rivista, “Specus”. Ho perciò dei bellissimi ricordi legati all’Abruzzo.


9 dicembre 2011

Paz, Grossman, Melchiorre e Hughes, regali da leggere...


Un bel regalo, per voi, per i vostri figli o per i figli dei vostri amici è Che Pazienza (Gallucci, libro+dvd, € 12,00) di Andrea Pazienza. Avventure animate pensate e disegnate dall’indimenticabile Paz. Un leone blu, un elefante rosa, una giraffa, un pappagallo, una tapira, un orso, dei polli e una pulce agiscono a Pazcity e mettono in scena sei storie fantastiche insieme ironiche e molto educative. Da “Gigione non si lava” a “Rifiuti urbani” che termina con uno slogan utile anche per le nostre città reali, «Fu così che tutti infine capirono il trucco: differenziare e riciclare…e la spazzatura scompare». E poi ancora “Cunicoli e tombini”, “Le ombre della città”, “Polletti in bicicletta”, per finire con “Segnaletica nel caos” che ci ricorda l’importanza del rispetto delle regole. Un’ora tutta da godere con la «simpatica combriccola» messa insieme da Paz e poi ancora il libro da leggere e da rileggere, perché Paz, un “diamante” unico nel panorama del fumetto italiano, ha sempre riconosciuto un ruolo importante alle parole nei suoi disegni. Chi, al contrario, delle parole fa il suo unico strumento di trasmissione del pensiero è David Grossman, che con Storie per una buonanotte (Mondadori, 96 pp., € 15,00) consegna a genitori e figli due favole, molto ben illustrate da Katja Gehrmann e Giulia Orecchia, che allieteranno i sogni di molti. «[…] il momento della storia-della-buonanotte crea una specie di bolla di vicinanza e tenerezza nella quale le tensioni possono dileguarsi, svanire, e i due complici della storia – il genitore e il bambino – hanno l’occasione di raggiungere un luogo primario e profondo dentro di sé, e anche dentro il legame fra loro». Le parole di David Grossman nella postfazione ai due racconti, “Buonanotte giraffa” e “Un milione di anni”, storie da leggere e da guardare, che aiutano a riflettere e dalle quali si può imparare molto. Così come si può imparare molto dal lavoro di Roberto Melchiorre, Manga e il fantasma dell’abate Leonate, (Edizioni Le matite colorate, 80 pp., € 9,50). Con un interessante intreccio narrativo Melchiorre riesce a raccontare contemporaneamente una favola e a parlare, con cognizione di causa, della storia architettonica di uno dei gioielli più preziosi del patrimonio artistico abruzzese, l’abbazia di Castiglione a Casauria. «Domani pomeriggio andremo a visitare l’Abbazia di San Clemente a Casauria, disse il papà quando la cena era appena iniziata. “Uffà”, sbottò Alice, […] Tuo padre ha avuto un’ottima idea, […] anche perché l’Abbazia è stata riaperta proprio di recente, dopo il restauro seguito al terremoto dell’aprile del 2009», e subito dopo incontri un piccolo box colorato, come un post-it, che riporta i dati più significativi del terremoto che ha colpito L’Aquila e il suo territorio. Favola, cultura e informazioni, ingredienti ben dosati che fanno leggere il lavoro di Melchiorre, ben illustrato dalla mano di Marta Monelli, come una piacevole conferma della sua bravura anche come insegnante. E a un bravo insegnante deve sicuramente la sua fortuna, come persona prim’ancora che come scrittore, Gregory Hughes che con Sganciando la luna dal cielo (Feltrinelli, 272 pp., € 15,00) suo libro d’esordio è stato insignito del Booktrust Teenage Prize nel Regno Unito. Un’infanzia turbolenta conduce Hughes in un’adolescenza ancor più traumatica che lo porterà a conoscere le stanze di un riformatorio e sarà proprio l’incontro con un bravo insegnante la sua ancora di salvezza che farà emergere anche il suo talento letterario. La storia narrata è quella di due fratelli, Marie-Claire e Bob, che vivono una vita relativamente tranquilla a Winnipeg, piccolo paese del Canada. Un giorno, tornando da scuola scoprono di essere diventati orfani e decidono di abbandonare il loro piccolo mondo per trasferirsi a New York e cercare uno zio, fratello del padre appena defunto. Arrivati nella grande mela incontrano un mondo a loro sconosciuto che riserverà tanti colpi di scena e un finale sorprendente da leggere tutto d’un fiato.


9 dicembre 2011

Da Veronesi a Gurrado, da Mazzuccato a DWF, letture per piacere


Quattordici racconti riportano in libreria uno dei vincitori del Premio Strega, Sandro Veronesi che con Baci Scagliati Altrove (Fandango libri, 192 pp., € 13,00) arricchisce la sua produzione letteraria con una gemma autentica. Profezia, il primo della raccolta, è infatti un racconto perfetto. Cinque punti, o punto fermo per gli amanti della grammatica italiana, tutti concentrati tra la prima e la seconda pagina. Poi dodici pagine senza. Alla dodicesima il sesto punto e poi nulla più fino alla fine. Il suono delle parole lo senti in bocca prim’ancora che nella testa e l’accostare di una parola all’altra come fossero note musicali trasforma Profezia in un’opera che è sì un racconto fatto di parole ma anche un testo musicale, una preghiera laica, un’orazione civile. Una richiesta di aiuto. Una letteratura che parla della vita, fatta di scrittura, che lascia un segno indelebile nella coscienza di ognuno di noi. «[…] tuo padre ti ringrazierà e ti chiederà di sdraiarti accanto a lui, e ti prenderà la mano, e si raccomanderà che le sue ceneri - che in quel momento, chissà perché, chiamerà sabbie - vengano sparse in mare nello stesso punto in cui pochi mesi prima avete sparso quelle di tua madre, e tu di colpo capirai - finalmente -, capirai cosa intendeva quando ti chiedeva disperato di portarlo via…». Come fosse un cd il libro contiene un’extra. Un quindicesimo racconto, opera di David Foster Wallace, Amore. La reiterazione di nomi propri e l’utilizzo quasi onomatopeico delle parole fa di questo racconto una trasposizione della realtà il cui risultato finale e una realtà più reale della realtà stessa. In poche pagine DFW tratteggia un universo. Una vita nella vita che ti vien voglia di continuare a leggere all’infinito. Non sono poche invece le pagine de Il re pallido (Einaudi, 716 pp., € 21,00) in cui Michael Pietsch, curatore del libro, con un lungo e certosino lavoro ci restituisce l’ultima opera alla quale ha lavorato David Foster Wallace. Pagine che tolgono il respiro, tracce di un romanzo incompiuto del quale Pietsch, editor storico e amico personale di DFW, ha colto il senso e lo ha fatto ri-vivere per tutti.
Di tutt’altro genere è invece Lo svizzero, (Giraldi, 224 pp., € 13,00), di Francesca Mazzuccato. La storia di un’incontro, avvenuto casualmente, tra un uomo e una donna che intraprendono un viaggio di conoscenza reciproca in cui passione e desiderio danzano pericolosamente sull’orlo di un abisso. Con un linguaggio diretto e non edulcorato la Mazzuccato si conferma scrittrice di gran vaglia capace di tenere incollato il lettore alla pagina scritta per molte e molte pagine. «È una Zurigo scomposta, quella di questa zona. Così vera e meno ordinata ma con la perfezione della vita che sporca e macchia. Bella in modo letterario e vivido. C’è il mondo […] Avevo indossato maglia casta senza scollatura, ma un giovane pakistano ha insistito per offrirmi da bere. “Nein danke” anche a lui, basta essere tranquilla, rispondere, non mostrare ansia, penso sempre. Poi, sulla porta un uomo più anziano mi ha chiesto: “Machen sie sex? Geld?” Al mio no, si è talmente scusato poverino che, non ti dico, che l’avrei fatto entrare :-)».
“Last but not list” un bel libro capace di far vivere ore meravigliose al bambino che è in ognuno di noi. Con Anticipi, posticipi (Pequod, 192 pp., € 14,00), Antonio Gurrado e Francesco Savio raccontano «dell’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo» con ironia rara e una capacità espressiva che ammalia. Quando ho iniziato a seguire il calcio, la televisione era in bianco e nero e il massimo che offriva agli abbonati era la visione di un tempo, in differita, di una partita del campionato di calcio di serie A su rai due subito dopo la fine di “Novantesimo minuto” trasmesso da rai uno. Rai tre non era neanche un’idea e il logo della rai non era una farfallina. In quegli anni un libro come questo nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginarlo. È perciò un libro figlio di una suggestione mutuata dalla tv contemporanea, unica, vera, proprietaria del calcio di oggi. Ma l’unico punto di contatto con la televisione è confinato proprio nel titolo perché all’interno troverete tutt’altro. Il calcio, quello giocato, quello vero. La letteratura, il cinema, i calciatori e in alcune pagine perfino il profumo dell’erba appena tagliata. Troverete la vita. «Scrivo nell’intervallo, senza nemmeno attendere il risultato finale, perché l’uomo del giorno è lo stesso di sessant’anni fa: Joe Gaetjens, l’haitiano con la maglia degli Stati Uniti che a Belo Horizonte segnò (in netto fuorigioco, ma allora non usava protestare) la rete della storica vittoria per 1-0 sui maestri inglesi».






8 dicembre 2011

Sogno n°1


Titolo più appropriato non poteva esserci per questo disco destinato a diventare un cult per gli amanti della musica di Fabrizio De André. Geoff Westley, produttore, arrangiatore e compositore inglese, registra, nei mitici Abbey Road Studios di Londra dieci canzoni del cantautore genovese, dirigendo la London Symphony Orchestra. Una delle più prestigiose orchestre del mondo rende così omaggio al più grande cantautore italiano sottolineando la grande valenza musicale del suo lavoro. «Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero quando a te la sua anima e al mondo la sua pelle dovrà riconsegnare, quando verrà al tuo cielo là dove in pieno giorno risplendono le stelle...», è la prima strofa di “Preghiera in gennaio”, il pezzo che apre il disco, che Faber dedica a Luigi Tenco, la prima delle dieci chicche che questo lavoro riserva. Geoff Westleey fa rivivere la magia della voce di De Andrè che si rivela in totale sintonia con l’esecuzione dell’orchestra londinese. “Ho visto Nina volare” e “ Hotel Supramonte” proseguono il viaggio sonoro di questo primo sogno. La quarta traccia è “Valzer per un amore” che trasporta davvero in un tempo altro. Qui la bellezza dell’esecuzione strumentale incontra la voce musicale di Faber e, inaspettata, la voce malinconica e suadente di Vinicio Capossela. Poi come in un concerto dal vivo un crescendo con “Tre madri”, “Laudate Hominem” con un superbo coro, “Disamistade” e “Rimini” fino a “Anime salve” con Franco Battiato protagonista del secondo e ultimo duetto. Il sogno si conclude, e non poteva essere altrimenti, con le “Nuvole”, il cui titolo Faber aveva mutuato da una commedia di Aristofane.

Titolo Sogno N°1. Fabrizio De André
Autore London Symphony Orchestra
Editore Sony Music, Rca, Nuvole production
Pagine 48 +Cd
Anno 2011


sfoglia     novembre        gennaio
 

 rubriche

Diario
Le mie recensioni
Niente di personale
Dall'Italia
Politica
Dal Mondo
Cultura
Racconti
City Room
Bi-fronti
Le grandi mostre
Paz

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

fabrizio de andré
italo calvino
pier paolo pasolini
wim wenders
pier vittorio tondelli
andrea pazienza
paul auster
nick hornby

aNobii_oscar
books brothers
la repubblica_bari
stilos
theorein

giovanni di iacovo
antonio gurrado
cristina mosca
adele parrillo
cristiana rumori
quasirete

peppino impastato
legambiente
wwf
emergency

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom