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Andrea Pazienza troppo grande per Pescara



Lunedì sedici giugno saranno trascorsi vent’anni dalla morte di Andrea Pazienza. Un ricordo ancora troppo fresco e vivo per parlarne compiutamente al passato. Del resto basta guardare le tavole di Andrea, sfogliare uno qualsiasi dei suoi lavori per capire che è autenticamente contemporaneo alla nostra vita. Si, perché Andrea Pazienza, come tutti i grandi artisti correva. Correva molto. Ed era avanti rispetto al suo tempo. Per questo oggi, Pompeo, piuttosto che Zanardi ci sembrano personaggi della contemporaneità. Per questo oggi il suo tratto è ancora un tratto da imitare. Un tratto al quale bisogna accostarsi con pudore. Capace di superare la pagina sulla quale è disegnato per uscire fuori e far riflettere, far sorridere e qualche volta anche piangere. Molto spesso arrabbiare. Pura energia creativa. Difficile da incontrare, più difficile da reincontrare.
Andrea Pazienza è stato immenso, è immenso.
Ha vissuto gli anni della sua formazione di ragazzo e di artista a Pescara per poi esprimersi nella sua compiutezza a Bologna ed andare a morire a Montepulciano il 16 giugno del 1988.
Un giorno triste, tristissimo, che ricordo come fosse ieri.
Stefano Benni ha definito Paz “un maestro del disegno e della scrittura moderna”. Il tratto veloce, sicuro, geniale della sua matita o dei suoi pennarelli non era mai un tratto fine a se stesso ma si fondeva con la parola, con la scrittura, anche quando la scrittura non c’era. Occhi che sapevano guardare e che sapevano ancor di più restituire ciò che guardavano. La cristallizzazione di un mondo. Di un modo di esprimersi. Di un mondo che non c’era ancora. Di un mondo che sarebbe arrivato più tardi, con calma e con ritmi diversi da quelli di Andrea.
Andrea Pazienza era bello, di un bellezza senza tempo. Di una bellezza che non ti stanchi mai di leggerla, di guardarla, di viverla. E poi di nuovo di rileggerla, di riguardardarla, di riviverla.
Questo scriveva di se Andrea su Paese Sera il 4 gennaio del 1981.
“Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattr’anni, sono alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Sono nato a San Benedetto del Tronto, mio padre è pugliese, ho un fratello e una sorella di ventidue e quindici anni.
Disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo. Da undici anni vivo solo. Ho fatto il liceo artistico, una decina di personali e nel ‘74 sono divenuto socio di una galleria d’arte a Pescara: “Convergenze”, centro di incontro e di formazione, laboratorio comune d’arte. Sempre nel ‘74 sono sul Bolaffi. Dal ‘75 vivo a Bologna. Sono stato tesserato dal ‘71 al ‘73 ai marxisti-leninisti.
Sono miope, ho un leggero strabismo, qualche molare cariato e mal curato. Fumo pochissimo. Mi rado ogni tre giorni, mi lavo spessissimo i capelli e d’inverno porto sempre i guanti.
Ho la patente da sei anni ma non ho la macchina. Quando mi serve, uso quella di mia madre, una Renault 5 verde. Dal ‘76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile “Frigidaire”. Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquerellista ch’io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente. Amo gli animali ma non sopporto di accudirli.
Morirò il sei gennaio 1984”.

Ciao Paz.

Vi chiederete infine perché troppo grande per Pescara?
Oggi un quotidiano locale dedica una pagina intera ad Andrea Pazienza e critica la città di Pescara perché è l’unica, tra quelle dove Andrea ha vissuto, che non gli dedica una mostra, un ricordo a vent’anni dalla sua morte.
Succede questo perché Pescara è troppo piccola per Andrea Pazienza.
Qui, a Pescara intendo, il giovane Pazienza incontrò diverse persone che contribuirono alla sua crescita artistica, mi viene in mente Albano Paolinelli ma soprattutto Sandro Visca e sempre qui, di nuovo a Pescara intendo, cominciò a convivere con la sua arte.
Ma la città dove ha vissuto Andrea Pazienza non c’è più. Quella città che tante speranze suscitava in chi ci viveva e in chi ci verrà a vivere qualche anno più tardi non c’è più. E non c’è più perché non ha saputo darsi un progetto. Non c’è più perché non c’è stata e non c’è una classe dirigente adeguata e la politica, forse, non c’è mai stata. Oggi meno che mai. Lo si vede nella gestione delle risorse pubbliche destinate alla cultura dove la mancanza di visione e, appunto di progetto, ha portato, progressivamente, questa città ad essere totalmente marginale, assente o meglio inesistente, dal dibattito culturale nazionale. Pescara poteva essere e non è stata. Non è. Una città di sole case e di centri commerciali. E dove il mare non c’è più.



Mostre ed iniziative in corso su Andrea Pazienza

Montepulciano (Siena)
1 giugno_30 giugno 2008
Museo Civico, Logge della Mercanzia, Cripta della Curia Vescovile.

Roma, Galleria AA.M., via dei Banchi Vecchi, 61
26 maggio_31 luglio 2008

Napoli, libreria evaluna, piazza Bellini
Domenica 15 giugno a partire dalle 21.00
Video e documenti audio rari con protagonista Paz
Partecipano: Mario Punzo, direttore di Comix, Guido Piccoli, giornalista, Daniele Bigliardo, Alessandro Rak, Andrea Scoppetta, Dario Sansone, Ivan Vitolo, Simona Bassano di Tufillo, Paco Desiato, Marcello De Martino, Marco Castiello, Fabrizio Fiorentino, Vincenzo Cucca, Gianluca Maconi, Mariano Fiocco e tanti altri giovani autori napoletani di fumetti saranno impegnati in una session di instant comics in suo omaggio.

Ce ne sono molte altre in giro. Fatevi un giro in rete e le troverete.
Buon Paz a tutti.



grazie gian marco per la segnalazione del video.

Pubblicato il 13/6/2008 alle 9.28 nella rubrica Paz.

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