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Andrea Pazienza, il poliziano



Che gli abitanti di Montepulciano si chiamassero poliziani, l’ho scoperto quando ho avuto per le mani il catalogo della mostra dedicata a Paz.
Andrea Pazienza ha vissuto a Montepulciano, in terra di Siena, dal 1984 al 1988, l’anno della sua morte. Aveva scelto di vivere qui. Un posto molto diverso dalla Bologna che aveva lasciato alle sue spalle.
È una bella mostra quella allestita a Montepulciano perché si percepisce che non è una mostra fatta per assolvere ad un obbligo. È una mostra costruita con passione e pur nella limitatezza di risorse economiche utilizzate rappresenta un pezzo di conoscenza in più sulla vita e le opere di Pazienza. La vita e le opere che in questa straordinario artista si sono incrociate, sovrapposte, giustapposte, molte volte.
Mentre guardavo alcune foto che ritraggono Pazienza chino su un foglio a disegnare, non so per quale strana associazione mi è venuto in mente Pier Vittorio Tondelli.



Pazienza e Tondelli erano coetanei. Il primo nato nel 1956 il secondo nel 1955. Moriranno a distanza di pochi anni l’uno dall’altro.
In weekend postmoderno, un affresco lucido e che rappresenta una sorta di trattato di sociologia degli anni ottanta, Tondelli scrive pagine molto belle su Andrea Pazienza ricordandoci la cifra artistica di Paz. “Narcisismo e autobiografia, giochi di parole e slang giovanile, tecnica rivoluzionaria nel disegno e nella composizione della tavola, talento inverosimile nella coniugazione degli stili opposti, ma sempre riconducibili a un tratto personalissimo, politica e Movimento, droga e sballi, donne e amici e branchi e gruppuscoli, deliri e paranoie…Anche adesso, risfogliando quelle pagine, si capisce al volo, come Pazienza sia stato definito, in Italia e all’estero, il James Joyce del fumetto.”
E per rafforzare il concetto cita la prefazione di Oreste del Buono, primo scopritore e cantore dell’artista. Scrive Del Buono, “La Bologna che fa da sfondo alle Straordinarie avventure di Pentothal non è una Bologna fantastica, ma una Bologna storica fantasticamente immaginata da Andrea Pazienza prima che la storia accadesse, mentre la storia si avviava a essere”.
Tondelli e Pazienza, Pazienza e Tondelli. Di Tondelli ho letto tutto quello che ha scritto. Tutto, ma proprio tutto, e lo considero uno dei più grandi scrittori del secondo Novecento italiano. Morto troppo giovane anche se Camere separate, il suo ultimo romanzo è già una prova matura. Così come ho quasi tutto quello che Andrea Pazienza ha pubblicato. Riparleremo di entrambi.



Ma torniamo alla mostra.
Pazienza poliziano, vita e opere di Andrea Pazienza a Montepulciano, è stata organizzata dall’associazione culturale Mattatoio 5 e ha visto, credo, la partecipazione del Comune di Montepulciano. La mostra ripercorre le tappe del passaggio di Paz a Montepulciano e si articola in tre itinerari allestiti in tre luoghi diversi. Il primo nel Museo Civico di Montepulciano è, Inverno 1983-Luglio 1985: Collazzi. Il secondo è ospitato nelle Logge della Mercanzia e s’intitola, Luglio 1985-Settembre 1986: Mano Nera ed infine l’ultimo è situato nella cripta della Curia vescovile e il titolo è, Novembre 1986-Giugno 1986: San Bartolomeo.
I nomi dei tre itinerari, Collazzi, Mano Nera e San Bartolomeo, sono i nomi dei luoghi dove Paz ha vissuto a Montepulciano.



Nella prima sezione c’è l’arrivo di Andrea a Montepulciano, il rapporto che si stava costruendo con gli editori del Grifo e le collaborazioni editoriali di quel periodo. Nella seconda tra le tante cose da vedere c’è una teca che contiene materiale assolutamente inedito come alcune foto del matrimonio e gli schizzi e poi l’invito di matrimonio definitivo, nella terza infine tra i lavori di quel periodo anche un video molto bello con interviste ai poliziani che lo hanno conosciuto.



Ciao Paz.



Per chi vuole conoscere un po’ meglio Andrea Pazienza, vi consiglio di guardare questi video.

Pubblicato il 1/7/2008 alle 23.36 nella rubrica Paz.

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