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La neve copre e non pulisce, non cancella



Ho seguito il discorso di commiato di Walter Veltroni ieri sera prima di tornare a casa. Ero solo.
Fin dalle prime battute si capiva che sarebbe stato un discorso franco e lo si capiva anche dall’espressione serena e riposata che il segretario del Partito Democratico ha sfoggiato fin dal suo arrivo in quella Piazza di Pietra, questa la scritta che campeggiava come didascalia, che pre-annunciava l’importanza delle parole che sarebbero di lì a poco state proferite.
E quando nel bel mezzo del discorso arriva l’outing per certi versi inatteso: “Scusate, non ce l’ho fatta”, la consapevolezza che quelle parole fossero pietre si è materializzata nella sala e, attraverso i media, nel Paese.
Un discorso alla Veltroni, ma meglio, molto meglio di tutti quelli che lo hanno preceduto. Meglio perché più vero, autentico. Ha sottolineato tutti i punti di difficoltà del nuovo progetto politico e ha rivendicato, non senza una punta, legittima, di orgoglio, che il progetto del pd è partito con dieci anni di ritardo. Quei dieci anni che intercorrono dall’esperienza dell’Ulivo e di vicinanza con Romano Prodi. Il professore è stato con Piero Fassino tra i pochissimi ad essere pubblicamente ringraziato. Il primo per la sua capacità di governo e di visione, il secondo per la sua lealtà. L’autocritica continua, senza sconti, così come continua l’outing: “Forse sono più portato ad altri incarichi che non alla vita di partito”.
Questa sua ultima apparizione che non avrà repliche, perché questo si capisce dalle parole ultimative che l’ormai ex segretario del Partito Democratico pronuncia, ci mostra un uomo sereno e solo. E questo della solitudine è un concetto che non riguarda la persona, ma diviene in questo suo pronunciamento una denuncia politica. Serve più coesione per fare un partito. Non basta un uomo solo al comando. Per certi versi è questa l’accusa più pesante che Veltroni rivolge a tutto il gruppo dirigente del Pd. Gruppo dirigente che non sarà mai nominato, non concedendo così neanche lo spazio ad una possibile replica. E si capisce che la lontananza, politica e personale, di tanti dirigenti storici è "il cruccio" di Veltroni che espone questo concetto con calma ma con fermezza, lasciando intendere che nulla sarà più come prima. Proprio come la neve di questi giorni che copre ma non pulisce, e non cancella. E anche quando, avviandosi alla conclusione, dice: “Non farò agli altri quello che è stato fatto a me”, sembra quasi che Veltroni voglia dire che lavorerà, con discrezione, alla costruzione di un nuovo gruppo dirigente, evitando così, ancora una volta di nominare i suoi avversari interni. Avversari di vecchia data, e avversari di nuovo conio.
Ho già detto che non ho condiviso e non condivido il progetto politico del Partito Democratico così come ho già detto che quando si trattò di scegliere, nel Pds, tra Veltroni e D’Alema, votai per D’Alema.
Dopo aver ascoltato Veltroni penso però sia giusto rendergli l’onore della armi.
Perché quelle parole pronunciate ieri contengono futuro. Sono la base per cominciare a porre al centro dell’agenda politica oltre ai problemi reali del Paese, valori che al pari delle soluzioni ai problemi costituiscono i presupposti per una ripartenza non solo del Partito Democratico, ma dell’intero centro sinistra. Perché da oggi i giochi di potere e le tattiche, come la sola salvaguardia del proprio status, qualunque esso sia, non dovranno avere più cittadinanza. Soprattutto su questo versante Veltroni ieri ha dato un contributo importante. Così come sono certo, che passata la nottata, tornerà a essere una delle belle persone, che noi del centro sinistra, e l’Italia può vantarsi di annoverare tra le sue fila. Per queste ragioni penso che le parole di ieri contengano futuro.
E per tutto questo mi sento di ringraziarlo anche se non ho condiviso la sua scelta politica e continuo a non condividerla. Lo ringrazio perché ha saputo, in un momento molto difficile, sia da un punto di vista personale sia da un punto di vista politico, guardare avanti e contestualmente fare un passo indietro e soprattutto perché ha saputo parlare al futuro.

Pubblicato il 19/2/2009 alle 12.45 nella rubrica Politica.

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