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niente di personale



Chi ha colpito Tartaglia?
Il volto insanguinato di Berlusconi ha fatto il giro del mondo. Un giro del mondo non in ottanta giorni come scriveva Giulio Verne ma in poche, pochissime, ore. E insieme alle immagini, ovviamente, commenti e ancora commenti e parole.

Ma la statuetta del Duomo di Milano lanciata da Tartaglia chi ha colpito? Ha colpito il Presidente del Consiglio o Silvio Berlusconi?

In un bell’articolo pubblicato su La Stampa, Perché mi odiano?, Massimo Gramellini riflette su questo tema e scrive: «Invece Berlusconi viene colpito proprio in quanto Berlusconi. Non un politico, ma un’icona, una rockstar. Uno che suscita sentimenti estremi: nei fan (l’inno della Dc tedesca non si intitola «meno male che Angela c’è») come nei detrattori. Lui parla alle viscere prima che ai cervelli: e le viscere sono incontrollabili, da esse può scaturire tutto il bene e tutto il male del mondo. Questo, ovviamente, non significa giustificare il gesto di uno squilibrato e la violenza verbale di chi lo esalta sul web.»

Dopo aver ascoltato in questi due giorni tante banalità e soprattutto tanta ipocrisia, in pochissimi infatti si sono distinti per indipendenza di giudizio, il pensiero di Gramellini riconcilia con la ragione. Sono d’accordo con la sua analisi e aggiungerei che la corte del capo farebbe bene a non essere più realista del re così come ci ha abituati in questi ultimi anni, e le opposizioni tutte, nel palazzo e fuori del palazzo, farebbero bene a distinguere fin da subito la violenza subita dall’uomo, che è da condannare senza neanche discutere, dalla pericolosità e violenza verbale che lo stesso veicola in ogni suo discorso pubblico. Come non ricordare infatti le parole pronunciate a Bonn in una riunione europea del Ppe da Berlusconi: «Ormai la sovranità è passata al partito dei giudici e la Corte Costituzionale non è un organo di garanzia ma politico. Dobbiamo fermare questo meccanismo con una riforma costituzionale.»

Parole che hanno scatenato un vero e proprio terremoto politico, che ha visto prendere le distanze perfino del Presidente della Camera e cofondatore del Pdl, e alle quali ha risposto anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando di «attacco violento alle istituzioni.»

Perciò, e per concludere, l’aggressione e la violenza subita da Berlusconi sono da condannare senza se e senza ma, ma la contrapposizione politica resta perché il disprezzo che ha mostrato il Presidente del Consiglio verso tutte le Istituzioni repubblicane è una ferita grave per la nostra democrazia.


A proposito di Totti e Spalletti

Totti dichiara che Ranieri ha saputo dare un carattere vincente alla Roma. Un carattere che prima di Ranieri non aveva e che adesso l’obiettivo della qualificazione in Champions è possibile e vicina.

Trovo questa affermazione ingenerosa nei confronti di Luciano Spalletti, l’allenatore che Ranieri ha sostituito sulla panchina della Roma. In questi ultimi anni, gli anni di Spalletti appunto, la Roma ha espresso un buon calcio, a detta di molti il miglior calcio italiano, e ha raggiunto risultati importanti. Due anni fa alla fine del primo tempo dell’ultima partita di campionato, era la vincitrice del torneo. Quella squadra era la stessa di oggi. E in quanto a carattere, Totti dovrebbe ricordare che quando subì l’infortunio, prima dei mondiali, la Roma ebbe una reazione talmente forte che stabilì il nuovo record di vittorie consecutive per il campionato italiano. Se c’era una qualità nella Roma di Spalleti era proprio il carattere che suppliva a diverse lacune tecniche.

In questo senso le parole di Totti sono prive di significato e di valore. Forse il capitano della Roma ha voluto così giustificare il suo assenso al cambio di allenatore, quando nei giorni convulsi dell’allontanamento di Spalletti, che è bene ricordarlo ha rinunciato al suo stipendio per non pesare sui conti della Roma, fu chiamato assieme a De Rossi, a sancire l’operazione in corso.

Penso che un calciatore per quanto importante nell’economia di una squadra non debba decidere sulla sorte di un allenatore. Sono ruoli diversi. Il calciatore gioca, il dirigente dirige.

Così come un calciatore non dovrebbe decidere sulle sorti di un suo compagno di squadra e in questo senso penso alla cessione di Antonio Cassano.

Totti ha sbagliato in entrambe le situazioni. Ed è un peccato perché questi comportamenti, a mio giudizio, inficiano anche la sua bravura calcistica. Così come sbaglia la società della Roma a permettere che alcuni calciatori s’intromettano in questioni che non attengono al campo.

P.s.: Nel caso dell’allontanamento di Spalletti un ruolo attivo lo ha avuto anche De Rossi, che viene indicato come Capitan futuro. Non avendolo avuto nella cessione di Cassano ha pensato di rimediare sposando le ragioni di Marcello Lippi contro il fuoriclasse barese. Mezzucci.

Pubblicato il 15/12/2009 alle 11.1 nella rubrica Niente di personale.

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