Blog: http://culturemetropolitane.ilcannocchiale.it

Blowin’ in the Wind, Il vento del sud arriva a Londra



No cuts, niente tagli, è stato lo slogan più presente e gettonato nella grande manifestazione contro il governo Cameron che si è svolta a Londra lo scorso sabato. Oltre 300.000 persone hanno sfilato lungo le strade più conosciute della capitale inglese per ascoltare il leader laburista Ed Miliband. Una grande manifestazione contro i tagli indiscriminati del governo che pesano come macigni sul welfare e sulla scuola pubblica, No cuts urlava il popolo. E ancora Cut war not welfare, Taglia la guerra non il welfare. Una manifestazione così numerosa contro un governo in carica non si vedeva a Londra da circa venti anni. Contemporaneamente il cancelliere tedesco Angela Merkel subisce una pesante sconfitta nelle elezioni del land di Baden-Wuerttemberg a vantaggio dei Gruenen. Non accadeva da sessant’anni, dalla fondazione della Repubblica federale, come se in Italia il partito di Berlusconi vincesse le elezioni regionali in Toscana o in Emilia Romagna. In Francia Sarkozy abbraccia senza se e senza ma la guerra contro la Libia e se ne fa promotore per cercare di ribaltare il clamoroso calo di consensi nell’opinione pubblica in vista delle prossime elezioni presidenziali. In Italia Berlusconi paga, secondo le notizie riportate dai principali quotidiani e non smentite, venti euro più colazione a sacco, per avere una claque davanti al Tribunale di Milano che lo vede ormai assiduo frequentatore. Un quadro esaustivo per poter affermare che i governi delle destre sono in affanno in tutta Europa e non godono più di un forte consenso popolare. Aumenta l’insofferenza dei popoli verso una politica capace di pensare solo ed esclusivamente ad una crescita costante e indiscriminata che travolge in questa folle corsa verso il nulla persone e sentimenti, territori e natura. È una crisi di sistema. È la crisi di una politica incapace di «esplorare i limiti dello sviluppo». «Le teorie tradizionali, quella marxista come quella liberista […] davano per scontato che lo sviluppo economico fosse sempre una cosa positiva. Una crescita del Pil dell’uno o due per cento era considerata modesta, e una crescita demografica dell’un per cento era considerata auspicabile, e tuttavia, proseguì, se si proiettavano quelle percentuali su un arco di cento anni, si ottenevano risultati terribili; una popolazione mondiale di diciotto miliardi di persone e un consumo energetico globale dieci volte superiore a quello attuale. E proseguendo con altri cento di crescita costante, bè, le cifre diventavano impossibili. Così il Club di Roma cercava un modo razionale e umano di porre un freno allo sviluppo, una soluzione che non fosse semplicemente quella di distruggere il pianeta, lasciando che tutti morissero di fame o si ammazzassero a vicenda». Con queste parole si rivolge Walter Berglund alla sua futura suocera e deputato repubblicano, Joyce Emerson nell’ultimo, meraviglioso, romanzo di Jonathan Franzen, Freedom. Joyce Emerson non conosce Il Club di Roma e si trova in palese difficoltà nei confronti di un giovane studente in Legge. La difficoltà di Joyce è la difficoltà della politica di comprendere i cambiamenti che sono in atto. Di cogliere e recepire il grido di libertà che proviene dai popoli del Nord Africa. Di imparare dal disastro di Fukushima.
Nel 1962, l’anno in cui sono nato, Bob Dylan scriveva una delle più belle e amate canzoni di tutti i tempi, Blowin’ in the Wind. « Yes, ’n’ how many times can a man turn his head, Pretending he just doesn’t see? The answer, my friend, is blowin’ in the wind, The answer is blowin’ in the wind». Per quanto tempo un uomo può girare la sua testa fingendo di non vedere? La risposta, amico mio sta soffiando nel vento, la risposta sta soffiando nel vento. Ed è un vento caldo che sale dal Nord Africa e attraversa tutta l’Europa. Un vento diverso da quello che proviene dal Giappone che invece porta con se morte e distruzione. La risposta che soffia nel vento d’Africa sa di buono e di libertà.

Pubblicato il 2/4/2011 alle 10.38 nella rubrica Dal Mondo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web