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Il partigiano, l’economista e il messaggio virale


La foto del novantenne partigiano greco, Manolis Glezos, strattonato dalla polizia greca e trattenuto da un signore con la mascherina sul viso, in piazza Syndagma ad Atene il 5 febbraio del 2010, durante la grande manifestazione democratica contro le misure economiche varate dal governo Papandreou, aiuta a riflettere sullo stato della democrazia nel nostro Continente.

Manolis Glezos è un partigiano e scrittore greco oltre che un uomo politico. Il 30 maggio del 1941 si rese protagonista insieme al suo compagno Apostolos Santas di uno dei primi episodi europei di resistenza al nazismo. Si arrampicarono sull’Acropoli e riuscirono a strappare la bandiera con la svastica tedesca che sventolava dal 24 aprile del 1941 e ad issare la bandiera greca. Quel gesto, così eclatante, ha segnato per sempre la vita si Glezos che è diventato con gli anni un punto di riferimento per la democrazia e la libertà nel suo Paese.

Quella foto, che oggi vive una nuova vita e naviga sulla rete associata in maniera capziosa agli incidenti che si sono verificati ieri sera nella stessa piazza di Atene, c’induce a riflettere su una verità lapalissiana: la libertà e la democrazia non sono per sempre. Se un uomo di novant’anni è costretto a scendere in piazza per manifestare il suo disappunto, e soprattutto viene trattato in quel modo, vuol dire che c’è molto che non funziona nella nostra democrazia e nel concetto di libertà che abbiamo costruito.

Il malessere per cui due anni fa manifestava Glezos è lo stesso malessere per il quale oggi manifesta il popolo greco negli stessi luoghi. Ma cosa è successo in Grecia di così grave da indurre un “monumento” vivente come il partigiano Glezos a manifestare in piazza con tanta veemenza?

Lo spiega molto bene Marcello de Cecco, economista abruzzese, in un’intervista a radio Capital.

De Cecco sostiene che le misure economiche messe in campo dall’attuale governo greco e sostenute dalla Comunità Europea non siano utili e che la situazione è destinata a precipitare. Non solo per la Grecia ma anche per altri paesi europei come l’Italia e la Spagna se l’Europa, e la Germania in particolare, non si fanno carico di un problema che deve diventare europeo. Senza svalutazione e senza l’emissione di eurobond, continua De Cecco, la situazione peggiorerà ancora. Sempre secondo l’economista De Cecco, sarebbero la Merkel e Sarkozy i principali artefici di questo fallimento. Occorre, in altre parole, una visione coordinata della crisi e non una posizione vessatoria come quella attualmente in atto. Ecco perché il partigiano greco era ed è preoccupato. Vede sgretolarsi un mondo che ha contribuito a costruire. Il suo “immolarsi” è insieme una bella cosa e una brutta cosa. Una cosa bella perché è uno stimolo per tutti a non essere distratti in relazione alle questioni importanti della vita e della sopravvivenza di una comunità. Una brutta cosa perché se una persona di novant’anni scende in piazza vuol dire che la misura è colma e la situazione è oltre ogni ragionevole livello di guardia.

Un’ultima riflessione sul messaggio virale che la foto di Manolis Glezos ha veicolato nella giornata di oggi. Ciò che sta succedendo in Grecia in queste ore riempie i giornali di tutto il mondo e ovviamente anche il mondo del web. La situazione è preoccupante. Sono riapparsi, come puntualmente avviene in questi casi, i famigerati “black block” a creare disordini e confusione. C’è bisogno invece di nervi saldi e sangue freddo per non far degenerare le manifestazioni democratiche di dissenso. Per farlo occorre chiarezza. Dal mio punto di vista veicolare l’informazione dei disordini di questi in giorni in Grecia con un'immagine di due anni fa perché vi è ritratta un’icona della libertà e dell’indipendenza è fuorviante e non serve alla causa di chi sta giustamente manifestando.

Pubblicato il 13/2/2012 alle 13.30 nella rubrica Politica.

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