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La torrida passione dei tifosi pescaresi


In questi primi giorni d’estate, a Pescara, la temperatura é altissima. Quella esterna, in verità, é alta anche in tante altre città e non solo abruzzesi, quella interna invece é da bollino rosso piú a Pescara che altrove. Dal 20 maggio, il giorno di Sampdoria-Pescara che ha segnato il ritorno della squadra adriatica in serie A, la temperatura della passione dei tifosi biancazzurri é infatti altissima, e lo é in modo costante e permanente. Non accenna a diminuire nonostante molte cose siano cambiate da quell’indimenticabile pomeriggio di fine maggio. Il Pescara di Zeman, capace di segnare 90 gol e di vincere il campionato, non esiste piú e non potrà più esistere perché non c’é più il suo condottiero, e, non c’é più il suo formidabile tridente d’attacco, Sansovini-Immobile-Insigne. Eppure, nonostante questo, la passione dei tifosi non conosce flessioni. Le lunghe code per acquistare l’abbonamento per il prossimo campionato di serie A lo dimostrano solo parzialmente. Una passione che non é dunque figlia di un innamoramento fine a se stesso ma ha, certamente, radici molto più profonde. La passione per il calcio, infatti, tocca sfere intime e personali che tendono al sublime quando divengono anche rito collettivo, ne parlava Pier Paolo Pasolini quando definiva il calcio come una rappresentazione sacra del nostro tempo capace a suo dire, di sostituire il teatro. Il poeta de “Le ceneri di Gramsci” non é stato, ovviamente, l’unico intellettuale ad interessarsi e a scrivere della passione per il calcio, tanti altri suoi colleghi se ne sono occupati, il francese Jean Paul Sartre per esempio sosteneva, addirittura, che «il gioco del calcio è la metafora della vita».
Se dunque il calcio é una metafora della vita come dobbiamo interpretare la passione e l’amore che non sembra conoscere ostacoli da parte dei tifosi del Pescara? Quale significato attribuire alle migliaia di cittadini che, dopo la partita Pescara-Nocerina ultima di campionato, si sono riversate in strada trasformando la città adriatica in un piccolo carnevale brasiliano in Italia?
Certo non si può liquidare la faccenda con un’alzata di spalle, commenti sarcastici o sostenere che sono questioni marginali e che non ci riguardano. Ci riguardano, riguardano tutti noi. É una grande energia positiva che sta attraversando la città e che non va dispersa. Non va dispersa soprattutto perché non riguarda solo una sparuta minoranza della nostra comunità, ma al contrario coinvolge molte persone, intere famiglie e soprattutto moltissimi giovani, alcuni dei quali hanno assistito a una partita di calcio per la prima volta nella loro vita. Giovani e giovanissimi come Marco Verratti che oltre ad essere un tifoso del Pescara é stato ed è tuttora uno dei protagonisti principali del successo sportivo della squadra adriatica. Il piccolo Rivera ieri ha dato un’ulteriore prova e testimonianza della sua bravura e tempestività, qualità che lo hanno reso noto a tutta l’Italia. In perfetta sintonia con il tempo che vive e anticipando anche il comunicato ufficiale della società ha reso noto il suo pensiero attraverso la sua pagina facebook. «Rimango a Pescara e rispetto il contratto con la società. Non ho firmato e preso impegni con nessuno. Ora pensiamo alla serie A!!!!». Dopo circa un’ora la Pescara calcio, e contestualmente tutti i siti internet italiani d’informazione sportiva e non, annuncia formalmente di aver ritirato Marco Verrati dal mercato, mettendo così fine a una telenovela che cominciava a stancare tante persone. La stucchevole e ripetitiva pantomima del calcio mercato può avere infatti come protagonisti principali molti calciatori ma non tutti. I più forti non possono partecipare a questo “circo Barnum”. L’acquisto di un calciatore “importante”. qual è oggi certamente Verratti, non può essere discusso così a lungo senza che si dimostri l’effettiva volontà di rimuovere gli ostacoli. Non é stato bello leggere il nome di uno dei pochi fuoriclasse del calcio italiano accostato allo scambio con calciatori improbabili. Che fossero vere o meno quelle voci bene ha fatto Verratti a porre fine a questa situazione. La sua presa di posizione testimonia la maturità e il grande equilibrio raggiunti dopo un anno indimenticabile di vittorie e di sacrifici. Il giovane campione ha detto dunque basta. Il tempo delle parole é terminato, adesso si pensa a noi. Si pensa a costruire e rendere concreto il sogno della serie A per il nuovo Pescara. Le ambizioni personali passano in secondo piano, é questo il tempo di supportare e dare spazio a un desiderio collettivo che si é concretizzato dopo venti, lunghi, anni. Il prossimo anno serviranno molti soldi in più per acquistare il piccolo Rivera, nel frattempo Marco Verratti continuerà a studiare e a deliziare il pubblico di casa.
«O capitano! Mio capitano! il nostro viaggio tremendo è finito, La nave ha superato ogni tempesta, l’ambito premio è vinto, Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante...». I versi immortali di Walt Whitman salutavano il presidente degli Stati Uniti d’America, li prendiamo a prestito per ringraziare e salutare il capitano che é partito per una nuova avventura, Marco Sansovini, e auguriamo un futuro bello al Pescara, ai suoi tifosi e a Marco Verratti, il piccolo Rivera. In questi giorni ha dimostrato, anche fuori dal rettangolo verde, di meritare la fascia che contraddistingue il numero uno, la fascia di capitano del Pescara.


Pubblicato il 25/6/2012 alle 13.47 nella rubrica Diario.

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