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Veronesi, Capossela e il magico John Fante


Il festival letterario “Il Dio di mio padre”, con il “reading”musicale in omaggio a John Fante, che si è svolto nella pineta di Torricella Peligna, ha scritto così una delle pagine più belle di questa estate abruzzese.
Poco prima dell’inizio dello spettacolo Sandro Veronesi ha tenuto una lectio magistralis sullo scrittore di “Chiedi alla polvere” che è stata seguita da alcune centinaia di persone in rigoroso silenzio. Veronesi è un fan di John Fante, come i suoi compagni di viaggio di questa magica serata d’Abruzzo, e questo è ciò che si percepisce fin dalle prime battute sul palco. Regna una grande armonia e un sentimento che accomuna e rende tutti più vicini gli uni agli altri. Si alternano alla lettura lo stesso Veronesi e Vinicio Capossela, entrambi capaci d’innamorare e creare un’atmosfera di dolce malinconia e nello stesso tempo gioiosa e di riflessione. Momenti di emozione alta sono quelli che è capace di creare attorno a se Dan Fante, il figlio di John, quando legge in lingua originale le sue liriche, superbamente interpretate in italiano dal bravo Domenico Galasso. Così com’è magnetico Ray Abruzzo quando in perfetto “american english” fa sentire a tutti i presenti la voce autentica di John Fante, in quel linguaggio che fu costretto a inventarsi perché, semplicemente, non esisteva. Collante tra le parole e le emozioni che queste suscitano, la musica di Vinicio Capossela. Un ritmo lento e che accompagna, che reitera pensieri, quasi un prolungamento dei paesaggi e della condizione dell’anima descritti da Fante. Sempre discreto, mai invadente, Capossela ha i tempi giusti per assecondare e accompagnare la lettura. E poi c’è il regalo finale. Siamo nella notte tra sabato e domenica, nelle prime ore della domenica, e la notte è sufficientemente alta quando si è testimoni di un piccolo evento nell’evento. Capossela ha appena raccontato una sua visita negli States e di una serata di struggente malinconia vissuta da “Musso & Frank” ultima traccia fantiana in Los Angeles. La richiesta di un ultimo brano diviene così la sua dedica a Renzo Fantini, senza del quale, sono parole sue, «forse non avrei il mio lavoro in questo modo». Vinicio si siede per l’ultima volta dietro al pianoforte a coda, e partono le note. «Che farò lontan da te pena de dell’anima…», e tutti, dal primo all’ultimo dei presenti non possono far altro che cantare e piangere e ringraziare John Fante per questa serata indimenticabile.

Pubblicato il 28/8/2012 alle 20.32 nella rubrica Cultura.

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